
Robi Fine Art. Tristezza di una bambola …
In nome di un’assenza
metti un giorno senza l’ombra
tutto afa e genziana
senza i lasciti a mani di sera
e una macchia poi alla mattina
di quante scatole ferme a marcire
e i sorrisi aspettano ancora di sapere
se i mari hanno bisbigliato promesse
e se tu hai preferito scambiare le carte
bello stringere assi e sentirsi invincibile
poi ritirarsi come statua a piangere
aver più di vent’anni e scordarsi
di srotolare le maniche
Tutto quello che ti resta di un uomo
un paio di scarpe seppellite al letto
cenere nel piatto e quella buccia servita
al braccio, una mela mai mangiata.
Il profumo si dissolse con la voglia
di lenzuola, già al settimo giorno
Nickname
e se non ci fosse l’ennesimo sospiro della roulette?
se ogni grotta ritirasse l’assedio
e noi liberi d’acqua, zolfo e coffee hour
senza spot o canone rai
muovessimo quella voglia irresistibile
di spararci allo stomaco
abbattere la torre delle sirene
riscoprendo Agharti alle viscere
la dolcezza di chi gioca l’amore per caso
respirare indipendenza
nell’arroventarsi di odori
Non togliermi il vestito
Avrei voluto solo vivere un po’ di più
ieri in giardino, dietro una formica stesa al sole
godermi la terra delle isole vergini
e non girare splendidi asfalti lastricati di code chiuse in venti
Avrei scelto l’inquadratura migliore
se solo avessi potuto evitare il faro in stand by
Scoprire i monti e per una volta non ostacolarli
capire le altitudini per le diverse generazioni
e non scrivere l’imbarazzo, pentirsi del risveglio
Il folle vira sempre ad est
l’ I-phone come identità speculare
il grazie in tutta fretta
e non mi guardare, ti prego
Hitler non è morto
ventisei o ventidue quel dubbio
che trascina, goccia nel vaso
e tutto il resto in orbita
chi era davvero il male?
se dietro il cappio poteva starci l’olio
e non vivere di frasi fatte, cercare in altri
i segni di una personalità latente
a tu per tu col naso sui falsi miti
siamo come plasmati dalle circostanze
generazione tarata che cambia lo sguardo
solo per non vedere
scrivere l’imbarazzo del non dato
pentirsi di quel libro smarrito
quando mai Hitler è morto
Sfumature
tutti abbiamo un cuore
anche mio padre
è stato il tempo, quel tonfo
unico sentire di un incontro combinato.
Otto anni, diversi amici dal manto uguale
e lettere con farfalle incise
- notti ad aprire ventagli -
ecco la malattia dei risvegli.
Attila, per te
riposarsi un attimo
appena il tempo di fingere e non sentire
quel missile che parte dalla schiena
e attraversa l’inverosimile
le mie lacrime oggi non valgono niente
se a definire la morte è giusto
il volo da un ponte
Io ho clikkato oltre, chiusa più di te
nella gabbia dell’impotenza
ho girato canale, messo la cuffia
e una benda per evitare le occhiaie
il fai per te oggi stravince
se in una casa di riposo, in un ospedale
in un canile
Angelo atterrato in un portone
ci sono cose che non sai nascondere
e così preferisci mettere in mattoni
un tempio restando a contemplare l’atrio
quasi ti vedo nei giri concentrici
di parole fritte che non perdono quota,
neanche se a cadere poi sei tu
e perdi il vizio di uscire la sera
lasci agli altri la virtù del vivere
secondo le regole
chi fa i soldi con un fiore sulla maglia
e tu prepari la camicia come l’ultimo caffè
appendi scarpe e ragione, ritirando le trame
senza distinzioni, senza sesso
respirare il faggio, qualche passo
che dietro un nome c’è la parafrasi del non detto
sono il male in linea alla cicatrice
nell’ordine perfetto di una chiesa
Lontano dalle folle
non appartengo a queste cose
quelle che ti sconfinano in gelosie
da 4 intrecci e poi prendi il sorriso
lo stiri al rovescio e dici “non mi pento”
non mescolo tante me a link paradossali
autosufficienze a quintali e lodi improponibili
Io che non credo, ma presto la forza senza vanto
è tripudio in un diaretto da ragazza
Nelle memorie l’acciaio scompare
aria pettegola nelle scarpe
a mo’ di convinzione, camminare a testa alta
e tremare, tremare
Lei sola
lei sola apre le bocche per non riuscire mai
a riempirle, lei che spia gli ingressi
conta gli aghi riposti male nel cassetto
mi prende in contropiede anche quando
non ho voglia di uscire
lei non indossa l’abito lucido e rifugge
lo scorrere implacabile, si aggira nuda
in una stanza vuota e dietro l’armadio
l’ennesima speranza non accetta il muro
solo lei mi disprezza ma ritorna
non si convince e straripa in rabbia
mi ragiona sul comò – senza propositi -
insolita storia di rulli ed emozioni,
lei che non esiste se non in un manto di dolori
E perché nella parola odio, compare dio nel finale?
mi sorprese più d’una mano che sfiora l’oblio
un tuffo nei viadotti più ripidi
la sensazione di scuotere la marmaglia
e costringere le redini al mio cospetto
perché l’odio conosce prima l’amore?
poi si accuccia stretto fra i seni
odio che non è amore, ma compare dio nel finale
come attore non protagonista e pare
un’invocazione a non lasciarsi trasportare
da un fiume che ha il sapore di una madre
allatta questo rancore
Francesca Coppola Se fosse nata in altri tempi, sarebbe stata fra i primi fenici a notare il succo porpora che sprigionavano i molluschi, strega ancor prima del cristianesimo o amanuense dalla gonna troppo corta, di sicuro cortigiana nel Rinascimento. A Francesca invece è toccato vivere ora, quando i tempi sono più oscuri che mai e il disegno divino è tramontato da secoli. Adolescente dalla calma solo apparente, ben presto si sente solleticata dalle piume di una penna e dai contorni di un cielo che tenta di sfumare. È il filo illogico di internet ad aprire mondi inimmaginabili di condivisione, di crescita, di stupore soprattutto nel gridare quella voglia spasmodica di scrivere che trova nell’amore e nelle sue affascinanti sfaccettature il tema predominante. La forma dei versi attraversa fasi decisamente opposte da quella più semplice e armoniosa a quella più sintetica e a scatti, da quella passionale a quella definita più volte surreale. I fogli madidi si aprono in delta inimmaginabili specie a chi ha troppa fantasia e scarsa adattabilità, a chi sente il “diverso” dentro e la realtà appare come strada univoca; l’inchiostro crea barriere calde e accoglienti, i muri seppur di gomma proteggono la sensibilità e Francesca proprio come in puzzle cerca di mettere insieme i pezzi di una vita, scorie e brandelli non sempre pienamente visibili o percepibili, colorando l’insoddisfazione e la curiosità ogni giorno, solo per lasciare un segno e resistere.
Ha pubblicato Perle di Piombo con il sito Scrivere, anno 2007. È presente nei libri: Foto di gruppo con poesia (Autori vari), 2009, Ladre di desiderio, In tema d’amore, 2008.
Ha partecipato a varie pubblicazioni: San Valentino 2010, Addio Alda, Salutiamo Eluana, Earth Day, Tibet, Festa del papà, Festa delle Donne, Ladre di desiderio. È citata sul web,http://networkedblogs.com/3Zoo9, La stanza di Nightingale, E-zine di Poesia e scrittura contemporanea. Gestisce un forum di scrittura creativa:http://versinvena.freeforumzone.leonardo.it/default.aspx?t=634057517439694252

bella poesia!
By: Ivo Frbežar on October 14, 2010
at 9:59 pm
Grazie mille per il passaggio!
Francesca Coppola
By: francytown on October 22, 2010
at 1:02 pm
[...] Francesca Coppola [...]
By: Italian Contemporary Poets « Italian Contemporary Poets on October 27, 2010
at 12:44 pm