Posted by: kolibris | December 20, 2010

“D’inverno quando la neve” – Inediti di Guido Mattia Gallerani

 

 

Questo è un deposito di sé,

un paesello spintoci a pigione

che non ama gli stranieri.

D’inverno quando la neve

eguaglia le cose

qui una talpa sbuca a tradimento.

Una traccia di fantasma forse

camuffata in mezzo al bianco.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IL LAVAVETRI

 

 

 

Per un colpo di fortuna

le tesi, quelle, non le gettammo.

Le bruciammo a Como per il freddo.

Allora facevamo i lavavetri per le strade.

 

Tutti i nostri visi si corrispondevano

in un’immagine comune:

per voi non c’era differenza di persone.

 

Uno di noi mille, invece, per dispetto

conquistò famiglia, villa, rispetto

e una singolare distinzione.

 

Gli era accaduto all’ospedale dopo anni:

qualcuno non l’aveva visto al semaforo

e lui era stato investito sull’asfalto.

 

E ne aveva avuto irriconoscibile il volto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

KEBAB

 

 

 

Vent’anni fa arrivammo alla stazione

da una cittadina piccola della Bretagna

decidendo di spostare qui la creperia

che appena sposati aprimmo su in campagna

cambiando l’insegna in:

Les meilleurs crêpes de Paris

promettendo il sapore e l’ambiente tipico di un locale

in un francobollo di paese – trapiantato in città, su un viale.

 

La clientela lasciava detto che solo da noi

le migliori si potevano trovare e servite in terrazza

all’ombra della torre che cresceva a Montparnasse.

Dopo giunsero le banche tra la crisi ed il risparmio –

che consentono mezz’ora soltanto per la pausa pranzo

e i tempi giusti di cottura da lassù uno non aspetta

ma impara a consumare sul posto il pasto o qui a fianco

dove sono sorti due take-away indiani, più veloci e meno cari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il TAGLIAERBE

 

La luce è diversa qui

e l’erba non trascolora più verde

del verde di quel tempo antico

in cui nacque sulle gote di Scozia

dove il vento schiaffeggia e sotto i baveri

le orecchie mangia come le cattedrali

medioevali. Ora il raffreddamento del globo

rovina noi che abbiamo consumato il tempo

a vivere d’indotto attorno al gioco del golf:

riordinare le posate, stirare le tovaglie

la mattina presto prima d’andare a lezione

o rifare i letti a chi qui si ferma per poco.

Per i figli di quegl’altri io la falcio l’erba

(e mi ci pago la retta) ed essi ci scommettono

gli affari e scavano ancora nuove buche

solo per prendere in fretta voli più lontani

verso paesi che non hanno ancora un nome

ma chi s’intende d’agraria dice trovarsi campi

con il monitoraggio termico dell’aria e sempreverdi,

noncuranti della nostra sempre più lunga stagione invernale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARIGI

 

 

 

Dagli scatti dei fotografi spuntano donne con bei vestiti

che sfilano in mezzo a passaggi e dentro grandi magazzini

attraversando ponti che spruzzano gente da una riva all’altra –

dalla torre su cui si sale in pochi a centrotavola

nemmeno si distingue la nube sottile dei paesi laggiù –

i falò notturni si spengono come candele sottovento –

poi da quassù si perdono lungo una remota prospettiva.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MAGDALENENSTRAßE

Anche se m’hanno convinto a fare il postino

confondo ancora i distretti e i nomi delle vie

della nuova toponomastica aggiornata

perché sia uguale all’altra una parte di Berlino.

Io mi rivedo sulla strada che finiva e che invece

ora passa a un’altra via e lungo la fila

ininterrotta dei lampioni

quell’edificio ancora in piedi

tra tanti altri. Sotto il rumore delle risate

di gente che si diverte si sente quello dei suoi lavandini

che sgocciolano con fastidio dei suoi fantasmi

e rimasto dentro le pareti il grido

di qualcuno che cigola rinchiuso ancora nell’archivio.

Io vi passo oltre e continuo il mio giro

e mai rispondo per ordine d’ufficio

a costui che mi chiede notizie fresche

da dietro a un foglio e dei parenti di uno

il recapito dimenticato nell’aldiquà

insieme al mittente e al destinatario.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BERLINO II

 

 

Ti ho conosciuta un giorno a lezione ed eri abituata

fin dall’inizio a certi libri da noi non ancora tradotti

scoperti ai seminari nelle tue università americane

e così è spesso successo che certe idee fuori moda

mi abbiano buttato in discussioni così appassionate

che quasi mai ne cavavo fuori una qualche ragione –

 

ma lo sai tu che mai ho dubitato del nostro tasso

progressivo o del libero proliferare dei fruttuosi

cantieri e sai che ne ho ancora molta di fiducia

su questa seconda città, così nuova e ruggente –

 

se non che non proprio a tutti va alla grande:

ce ne sono molte di industrie ex-sovietiche

che han chiuso i cancelli e stavolta i sindacati

lo preparano davvero lo sciopero generale

ma quello ad oltranza dopo quello successo

al povero Skolthoz – le pillole sul letto le han trovate

la moglie e la figlia, ora eredi di un debito di sangue:

allora mi rovello in un dubbio perché non so

se sia la vecchiaia a tradirmi così o la nostra vita

da coppia così stagionata che tu mi potresti pure

convincere con le statistiche di produttività

o con quel fatto della crescita non sempre prevedibile –

 

eppure agli incontri coi finanzieri vedi che ormai

quasi non parlo anche quando te ne esci che non c’entra

il caso argentino – che poi da soli nel nostro attico in centro

mi consigli un fondo di povertà e anche queste poche cene

consumate insieme passano, senza che tu te n’accorga:

con nostalgia, rimpiango di quando chiacchieravamo di tutto

del mio futuro politico o del tuo dottorato in Finlandia,

di quando prolungavamo un po’ troppo le nostre passeggiate

per le piazze delle coppiette, degli svelti scambi d’amore

 

o per dove volevamo, senza dividere Berlino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Protetto dall’acero della bara

il tuo viso sta zitto e addormentato

come quello di un tasso o di un castoro.

 

Che non ti prepari, dice il prete

a sbucare altrove quando hai finito

quello che devi fare e dal letargo

tornare infine a noi, allo scoperto

più fresco, riposato, necessario a questo tempo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La casa azzurra nel bosco

preda dell’emorragia del muschio

dopo aver avuto molti possessori

e le unghie scarnificate dalle mura

è ormai fuori dal mucchio

incline allo scivolo sul monte,

un po’ come te lontana da tutto

ma non diversa dal battito vivo del verde

che copre sotto gli occhi di tutti

chi tra di noi s’è ammalato e pur resta

anche se qui più non si vede.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Serve entrare in silenzio nel grande cimitero di Père Lachaise,

la sua meraviglia è d’ospitare cornacchie ed altri viventi:

nella giostra impetuosa degli uccelli si scandisce questo circo naturale,

in un ritmo regolare di sonno e di notti, di giorni e di insonnie.

Soltanto una lancetta resta ferma dell’animato orologio,

dentro i corpi pietrificati di artisti, sapienti e celebri scrittori

balbetta un meccanismo tormentato da un’interferenza clandestina,

uno scatto da sempre bloccato nei clamorosi e chiassosi ingranaggi celesti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“ Si un homme naît sans être mort,

il peut devenir une chose immortelle „

 

G.

 

 

Io non vivo per non aver avuto un principio;

non ho avuto principio perché non riesco a ricordarlo;

non posso ricordarlo per non aver potuto volerlo;

non potendo riaverlo, vedo di non avere più niente;

non riuscendo a volerlo, sento che sono niente;

ma sapendo d’esser niente, mi scopro mai nato;

e non essendo già nato, allora inizio a potere;

potendo l’inizio, sento che svegliando divengo;

e diventando, io vivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Collaudata azienda di modelle

recluta aspiranti poetesse

minimo Nuovi Argomenti

per ruolo badanti ad autori

in festival, rassegne ed eventi

aprendo possibilità di carriera

con comparsa, foto e nota critica

su noto settimanale del settore

richiesta bella presenza e abito da sera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SCUOLA DI SCRITTURA

 

Millenovecento euro il costo

trecentodieci ore a corso

di scrittura e sceneggiatura su a Milano:

il direttore sa già quanto sia

uno scrittore affermato e prossimo

all’uscita di un suo proprio Meridiano

e come che brillante promessa

abbia qui incominciato, quello

che hanno avvicinato per stile e presenza

allo stesso Giordano. Al Viareggio

da Reggio Calabria si arriva grazie a editor

personali che la sappiano consigliare

e pensi che sei, ben sei

dei nostri docenti sono stati preti

e ora membri laici dell’Opus Dei,

uno brigatista via skype insegna dalla Francia

e il camorrista fattosi scrittore contro Saviano

da quest’anno sarà il nostro nuovo invitato.

Alla fine, ma solo i peggiori, finiscono a Roma

alla succursale delle serie in onda al doposera.

Ma io so che lei così giovane, attraente

sarà più furba e finirà a giocarsi in finale lo Strega.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SUIS-JE?

 

 

 

 

 

 

 

 

Signore. Signori. Sono spiacente di disturbarvi nel metrò.

Solo ieri non avrei immaginato di doverlo fare.

Ero assistente in Cattolica e scrivevo libri per gli studenti.

Oggi sono senza lavoro ed ho una famiglia da mantenere.

Ho quarant’anni e due bimbi di otto e dieci anni.

Che devono mangiare e andare a scuola.

Vi chiedo di aiutarmi come potete.

Di comprare uno di questi libri che ho con me.

O con una moneta o una sigaretta anche.

Quello che potete. Vi ringrazio. Buona giornata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non è paese per Frecce Rosse

ma come scambio a due velocità

Rifredi è un po’ troppo piccolo,

è più pendolare snodo ferroviario

che si protende dall’alba al tramonto

verso Santa Maria Novella

sua lontana stella.

Noi abbiamo atteso troppo a lungo

quei treni che portano le masse

che hanno messo su un binario morto

e ora non sappiamo cogliere più l’attimo

perfetto, il vagone su cui salta in corsa

quello delle province italiane – seconda classe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Guido Mattia Gallerani nato a Modena (1984), si è laureato nelle Università di Parma e Bologna e svolge attualmente un dottorato di ricerca in Letterature Comparate all’Università di Firenze. Fra le sue pubblicazioni scientifiche, il libro Roland Barthes e la tentazione del romanzo. Lavora nell’editoria. Parallelamente, si è sempre interessato di poesia contemporanea, con saggi e recensioni su riviste militanti e in qualità di redattore di FarePoesia – Rivista di Poesia e Arte Sociale e Mosaici – St. Andrews Journal of Italian Poetry. Per la casa editrice Kolibris ha tradotto e curato, insieme a Roberto Capuano, Soif de Soleil / Sete del Sole (2009) di Pierre Bonnasse e la traduzione di Verlaine d’ardesia e di pioggia di Guy Goffette (in uscita). Ha inoltre collaborato alla curatela del volume Accademico di nessuna accademia. Conversazioni con Gianni Scalia di G. Monti e V. Fossati, Marietti, Genova 2010. Fa parte del comitato direttivo dei festival Suoni e Parola di Poeta. Sue poesie sono state segnalate in premi letterari (Guido Gozzano, Il lago verde, finalista al premio Turoldo, finalista al BazzanoPoesia 2010, vincitore sezione giovani Renato Giorgi 2004, vincitore XII Concorso Biennale di Poesia di Alessandria 2010) e pubblicate su rivista (tra cui “Le voci della luna” e “Il Monte Analogo”) e antologia (Il silenzio della poesia, Fara 2008).

 

 


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Responses

  1. Complimenti Guido, davvero un bel corpus. Mi fa piacere rileggere più attentamente alcune poesie che avevo solo sentito in letture. Tu sai quali sono le mie preferite. Sono convinto che la tua prossima raccolta verrà un bel lavoro. Noto una maturazione rispetto alle tue prime che lessi 3-4 anni fa. E’ naturale…

    Un caro saluto

  2. Grazie per la lettura Luca. Ho chiesto a Guido questa selezione proprio per poter rileggere con calma anche su carta poesie che mi erano sempre rimaste ascoltandolo leggere – cosa che mi capita di rado… penso anch’io cheGuido stia lavorando molto bene e con la giusta pazienza, sulla sua poesia e non solo sulla sua

    a presto!
    Chiara

  3. Infatti… Più peso, ma ancora molta grazia… Immensi alcuni passaggi. E anche un’intuizione molto felice sulla poesia civile che da tempo ormai ha preso corpo.

  4. La tua scrittura ha molte forme, Guido, si diversifica nei toni.
    Le mie preferite: “Questo è un deposito di sè” e “Serve entrare in silenzio nel grande cimitero…”.

    Complimenti, un saluto!

    Rossella

  5. Ragazzi vi ringrazio, troppo buoni. Come tutti sanno, esordirò con l’opera prima a quarant’anni (intanto si è ancora giovani poeti a quell’età). Ma il mio lavoro può aspettare, e sono contento che si noti un percorso di serietà (che al di là dei risultati è il mio ultiimo scopo morale). Ciò che non può aspettare è il lavoro di tutti sulla poesia di tutti. Cosa che, bisogna dirlo, solo poche persone come Chiara portano avanti quotidianamente qui e altrove…grazie in generale per questo.
    Guido

  6. ti rinnovo i miei complimenti, Guido. Sei un’ottima penna e spero di leggere presto una tua raccolta. Testi come ‘questo è un deposito di sé’, ‘protetto dall’acero della bara’ o ‘la casa azzurra nel bosco’ sono testi che sento profondamente vicini per ragioni che non faticherai a intuire. Altri, più lunghi e prosastici, si adattano abilmente al corso narrativo che sta prendendo la poesia degli ultimi anni. Altri ancora, come SUIS-JE?, sono più sperimentali. Emerge la voglia, insomma, di non lasciare nulla al non-detto, di raccogliere tutte le sfide che il linguaggio moderno propone senza però troncare i rapporti con la tradizione che ci ha preceduto. Ti seguirò con molta attenzione.

  7. Grazie Marco, sei un lettore e un poeta attento, come non tardai ad intuire. A prestissimo. Un abbraccio


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