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	<title>Edizioni Kolibris</title>
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	<description>Poetry Press</description>
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		<title>Edizioni Kolibris</title>
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		<title>Adam Vaccaro su &#8220;Il cielo aperto del corpo&#8221; di Fabia Ghenzovich</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Dec 2011 17:00:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Fabia Ghenzovich]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo aperto del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Le Voci della Luna]]></category>

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		<description><![CDATA[Un altro piccolo intenso libro di Fabia Ghenzovich che, come già scrissi per Giro di Boa del 2007, “ci offre una poesia onesta, nel senso che parla esattamente e solo di ciò che sa, perché inscritto nel proprio corpo e nella propria esperienza”. Qui il testo ci restituisce il corpo a corpo fenomenologico, vivo e [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1845&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=67"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1846" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Adam_Vaccaro" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/12/adam_vaccaro.jpg?w=500&#038;h=513" alt="" width="500" height="513" /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Un altro piccolo intenso libro di Fabia Ghenzovich che, come già scrissi per Giro di Boa del 2007, “ci offre una poesia onesta, nel senso che parla esattamente e solo di ciò che sa, perché inscritto nel proprio corpo e nella propria esperienza”.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Qui il testo ci restituisce il corpo a corpo fenomenologico, vivo e biologico a caccia incessante della parola-cosa. È la disperata e felice corsa o restituzione del momento, che la civiltà ha pian piano distrutto, della comunicazione come comunione, in cui si genera il momento della presa piena di sé, prodromo indispensabile dell’adiacenza all’altro, al tutto che sembra di toccare, grazie alla fortuna dell’incontro con un tu: “io e te / siamo in definitiva / l’incontro / o la deriva” – perché nulla è scontato nel “flusso” (termine ripetuto) incessante della vita.</span><br />
<span style="color:#3366ff;"> La scommessa poetica di riuscire a dare “scacco matto” alla vita che sfugge nel “buio assoluto” cui tende la nostra attuale condizione umana, di ritrovare squarci e fruscii di “quel giardino luminoso e quel dio semplice” che ha costruito e animato la poesia agli inizi, è un’ambizione perseguita e di cui questi versi sono amoroso corpo aperto.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ma per spiegare il fascino e la bellezza che emanano questi versi di Fabia non è sufficiente richiamare la pur evidente tensione all’autenticità. Questa è necessaria ma non è sufficiente a fare una poesia di qualità, di cui abbiamo bisogno, che cerchiamo ma troviamo poco in tanti scriventi poesia contemporanea. Occorre la complessa operatività che alla fine traduce in segni il corpo vivente di chi tende a volersi fare poeta. Corrispondenza e adiacenza tra la molteplicità di lingue di tale corpo e il corpo di tale testo.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Scommessa vinta da pochi perché vengono tradotti magari, solo o prevalentemente, il livello raziocinante, o quello dell’ombelico ruotante sui propri infimi umori, o quello dei lucori dolciastri del cuore. La Ghenzovich è conscia di tutto ciò e opera ormai con sapienza artigianale e creativa nella scelta dei suoni, delle immagini e dei ritmi, come degli snodi proposizionali, per trasmettere il più possibile al lettore la ma(ta)ssa delle proprie emozioni, dei propri pensieri e visioni del mondo interiore e di quello esterno – rispetto alla quale, come alla materia e alla forma del testo, la nota di Chiara De Luca è senz’altro calzante.</span><br />
<span style="color:#3366ff;"> È il senso d’apertura declinato sin nel titolo. Che fa di questa poesia un esempio di intensità di sensi e di limpidezza, di concentrazione e transitività civile (parola poco digerita da molti poeti), di tensione cioè a una condizione più umana innervata non in un declamato ideologico, ma nel profondo di chi scrive.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Edizioni Kolibris, Bologna 2011, pp. 44,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="right"><span style="color:#3366ff;"><em>Adam Vaccaro</em></span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kolibris.wordpress.com/1845/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kolibris.wordpress.com/1845/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1845&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Werner Lambersy, Maestri e case da tè, Kolibris, Novembre 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Nov 2011 09:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Lokenath Bhattacharya]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri e case da tè]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Engel]]></category>
		<category><![CDATA[Werner Lambersy]]></category>

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		<description><![CDATA[Collana Orly &#8211; Poesia belga contemporanea WENER LAMBERSY, Maestri e case da tè Traduzione di Chiara De Luca Prefazione di Lokenath Bhattacharya Postfazione di Vincent Engel ISBN 978-88-96263-58-7 pp. 290, € 15,00 LETTURA ELEMENTI DI ANALISI di Vincent Engel La poesia non è concepita come la prosa, neppure quando, come in questo caso, si traveste [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1842&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=71"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1843" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Lambersy_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/11/lambersy_cover1.jpg?w=500&#038;h=678" alt="" width="500" height="678" /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Collana Orly &#8211; Poesia belga contemporanea</span><br />
<span style="color:#3366ff;">WENER LAMBERSY, <em>Maestri e case da tè</em></span><br />
<span style="color:#3366ff;">Traduzione di Chiara De Luca</span><br />
<span style="color:#3366ff;">Prefazione di Lokenath Bhattacharya</span><br />
<span style="color:#3366ff;">Postfazione di Vincent Engel</span><br />
<span style="color:#3366ff;">ISBN 978-88-96263-58-7</span><br />
<span style="color:#3366ff;">pp. 290, € 15,00</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">LETTURA</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">ELEMENTI DI ANALISI</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;"><em>di Vincent Engel</em></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">La poesia non è concepita come la prosa, neppure quando, come in questo caso, si traveste da prosa. La sua struttura è più volatile, più aerea, e le sonorità vi occupano un posto preponderante, a tal punto che si può quasi, per il tempo della lettura, non lasciarsi guidare da questo canto, incuranti del messaggio che veicola.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">Nel complesso dell’opera di Lambersy, Maestri e case da tè rappresenta certamente una tappa fondamentale, e ha ottenuto un successo considerevole.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">L’idea di questo libro è scaturita dalla lettura di un testo giapponese sulla cerimonia del tè, che suggerì al poeta la struttura ideale per una raccolta. Lambersy non si nasconde: l’importante è l’atmosfera, il lato ideale del rituale. La cerimonia diviene perciò occasione di un incontro in condizioni perfette, attorno a qualcosa di accessibile a tutti. Nella scrittura questo sfocia nella costruzione di uno spazio immaginario: il portico, soglia di trasgressione – apertura di un libro o incontro con una persona –; il viale, penetrazione, che si può intendere a più livelli; la casa, o l’anticamera è il luogo dove si sogna quel che succederà nella stanza. In essa avverrà l’incontro con l’assoluto, qualunque sia il nome che ciascuno gli dà.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">L’invitato, l’iniziato è una persona dotata di cinque sensi (le bambole) stando alla visione occidentale, o di sette sensi se si aggiungono l’immaginario e la memoria. Il maestro è quel che l’invitato sceglie che sia, e finisce per sostituirsi a quest’ultimo. Ciascuna casa – della fantasia, del vuoto e dell’asimmetria – ha il suo maestro: il linguaggio e il silenzio, la solitudine, l’amore. Il tè a suo modo simboleggia i quattro elementi fondamentali; la terra, da cui è scaturito, l’acqua, il fuoco per scaldare l’acqua, e infine l’aria, in cui si propaga l’essenza del tè, il suo profumo.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">La raccolta si apre e si chiude con strofe in verso libero, mentre il resto del testo è costituito essenzialmente da prosa poetica (o da poesia in prosa) in cui la punteggiatura è pressoché assente – in questa edizione, i punti e virgola sono stati soppressi, e non restano che alcuni rari due punti. All’inizio di ciascuna delle due parti il poeta lascia la parola ai propri rappresentanti, che sceglie con grande cura; ora citazioni brevi, ora un testo (Lokenath Bhattacharya). Il passaggio dal quasi vuoto delle prime e delle ultime pagine al pieno del corpo del racconto corrisponde, tipograficamente, al luogo dell’iniziazione: un viale tracciato con rigore, una casa delimitata dalle proprie mura. All’inizio, di contro, regna l’ignoto, e alla fine, la realizzazione, la rivelazione di un linguaggio nuovo e dell’amore fisico. </span><br />
<span style="color:#3366ff;">Il testo termina senza punto finale, così come iniziava senza maiuscola: la forma tipografica della fine corrisponde a quella dell’inizio; le ricerche sono eterne, così come il ritorno alle domande essenziali.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">L’essenziale risiede in questa assenza di punteggiatura, in questi vuoti significanti che spezzano la frase, donandole il ritmo ma anche il senso. Questo ci porta a parlare dei tre dati importanti: il linguaggio opaco, il frammento, e il ritmo.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Nel suo studio delle <em>33 Scarificazioni rituali dell’aria</em>, Colette Decabooter valorizza bene le nozioni di frammento e di linguaggio opaco, così come le impiega Werner Lambersy. Il linguaggio opaco persegue più di una finalità: per prima cosa, vuole evitare che il lettore dia troppo presto un senso alle parole. Il poeta auspica che il lettore si lasci andare, guidare dalle sonorità delle parole che s’interpellano a vicenda. Non bisogna cercare di «comprendere quel che l’autore ha voluto dire»; bisogna prima di tutto lasciarsi prendere dal canto del testo, dal suo movimento. L’obiettivo di un simile linguaggio è quello di ritardare il più possibile il fissarsi di un significato definitivo, sia della parola che del testo. Così, le prime parole di Maestri e case da tè depistano particolarmente il lettore, perché sembrano negare il titolo stesso della raccolta e quindi ciò che deve seguire: “non ci sono case da tè / i maestri non regnano su nulla / ma è importante che regnino [...] nella casa da tè / i maestri non regnano mai / il regno non ha più importanza”. Casa da tè, letture, eterne riscritture che fanno i maestri, l’autore e i suoi lettori. Quel che si credeva esistesse non esiste forse più, e soprattutto il senso che si potrebbe, troppo frettolosamente, attribuire alle parole, per superare l’angoscia che proviamo di fronte a quel che non comprendiamo. I primi passi nel viale, nella lettura, inciampano così regolarmente su apparenti contraddizioni: “percorrendo immobili / un cammino partire quando si è partiti / già da molto tempo per arrivare dove da sempre si era arrivati”.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">A suo modo il linguaggio opaco si unisce al vuoto mistico per aprire la porta a ogni potenzialità: “passare purissimi / la soglia verso una inconcepibile purezza / danzare gravemente con l’albero senza / interrompere i segni visibili della marcia / danzare con questi venti di vuoto dove / nascono stelle che si scostano”. Il dovere è quello di costruire: costruire una casa immaginaria, costruire una lettura, un amore: un edificio d’aria e di ritmi affidati alle forze dell’oblio.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Per scoprire la molteplicità di possibili letture di questa raccolta (come d’altronde di qualsiasi altro testo), il lettore deve sottomettersi non soltanto alle sonorità, al canto del testo, ma anche, e soprattutto, al suo movimento, al suo ritmo. Frammento e ritmo sono, ciascuno al suo livello, elementi costitutivi del linguaggio opaco.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">Il frammento, questo pezzo di frase isolato dagli spazi che lo circondano, sembra fisso, immobile, autosufficiente: serenità del vuoto. Testo in attesa o attesa del testo, che contribuisce anch’esso a «ritardare la coincidenza della parola e della realtà concreta» . Perciò, attraverso il vuoto stesso che la circonda, essa chiama il movimento, la lettura, l’avanzamento, proprio come nella musica le note hanno bisogno dei silenzi per staccarsi le une dalle altre e costituire la melodia. Così appariva la contraddizione: il testo, fisso, immobile, chiama il movimento della lettura. Il lettore ha dunque un ruolo di ri-creatore (con la parola ri-creatore si può intendere sia ri-creazione, nuova creazione, sia ricordare che la lettura è sempre un gioco: gioco, anche come quello di una tavola da disegno malferma). La musica non nasce dalla partitura, bensì dall’interpretazione. Opacità, frammento, ritmo, tutto si mescola in questo concerto in cui il lettore si lascia trascinare. Gli spazi stessi cessano di essere un non-luogo dove non si dice nulla: divengono lo stupore di tutto il possibile, di tutto quel che non è detto esplicitamente, ma si lascia desumere, creare: sono lo spazio su cui il lettore pone i suoi passi.</span><br />
<span style="color:#3366ff;">Il ritmo segue da molto vicino l’iniziazione, che descriverò più avanti. Esso è irregolare, cambia a seconda dell’argomento di cui si tratta, facendosi più affannoso quando si evoca l’amore dei corpi, più calmo quando si parla della cerimonia. Attraverso queste rotture, questi cambiamenti, esso raggiunge l’andatura dell’iniziazione che dà l’impressione, nel suo descriversi, che tutto sia già stato vissuto, che si tratti di un costume rituale, anche se ogni volta unico: ma era ieri eppure resta indefinitamente da rifare. Dunque i due progetti, quello dell’iniziazione e quello della lettura eternamente differita, si uniscono. Allo stesso modo, la raccolta, nella sua struttura, forma un anello: si chiude così come comincia, con l’interpellanza del maestro, e richiama il gioco necessario sulle parole: “maestro / bisognerebbe proprio / ti chiamassi così // non sapevo donare / neppure appartenere // ora noi ridiamo / quando ci va / di usare parole”.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">attendere senza sapere se entrare è ancora</span><br />
<span style="color:#3366ff;">attendere o no percorrendo immobili</span><br />
<span style="color:#3366ff;">un cammino partire quando si è partiti</span><br />
<span style="color:#3366ff;">già da molto tempo per arrivare dove da</span><br />
<span style="color:#3366ff;">sempre si era arrivati passare purissimi</span><br />
<span style="color:#3366ff;">la soglia verso una inconcepibile purezza</span><br />
<span style="color:#3366ff;">danzare gravemente con l’albero senza</span><br />
<span style="color:#3366ff;">interrompere i segni visibili della marcia</span><br />
<span style="color:#3366ff;">danzare con questi venti di vuoto dove </span><br />
<span style="color:#3366ff;">nascono stelle che si scostano</span><br />
<span style="color:#3366ff;">andare per attendere senza sapere se entrare</span><br />
<span style="color:#3366ff;">era la sola cosa da fare o non fare</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">attendre sans savoir si entrer est encore</span><br />
<span style="color:#3366ff;">attendre ou non avec à parcourir immobile</span><br />
<span style="color:#3366ff;">un chemin partir alors qu’on est parti</span><br />
<span style="color:#3366ff;">depuis longtemps pour arriver où depuis</span><br />
<span style="color:#3366ff;">toujours on était arrivé passer très pur</span><br />
<span style="color:#3366ff;">le seuil vers plus de pureté qu’on n’imagine</span><br />
<span style="color:#3366ff;">pas danser gravement avec l’arbre sans</span><br />
<span style="color:#3366ff;">interrompre les signes visibles de la marche</span><br />
<span style="color:#3366ff;">danser avec ces vents du vide où naissent</span><br />
<span style="color:#3366ff;">des étoiles qui s’écartent</span><br />
<span style="color:#3366ff;">aller pour attendre sans savoir si entrer</span><br />
<span style="color:#3366ff;">était la seule chose à faire ou pas</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">oltre nella calma del giardino di un corpo su un sentiero di poche pietre nella passione serena di un’erba fitta avvicinamento delle effigi che non chiedono nulla divinità sorde della pietra del legno&#8230; e del viso fuggiasco filigrane sfatte e indecifrate quando molto in alto nei venti arde una nuvola per passaggi impossibili oltre la pioggia totem e simulacri sacri le cui imitazioni di maschere si chiudono senza riconoscere nessuno e si allontanano rigide con gli occhi rivolti all’interno figure e cifre del respiro che culla la fecondità spaccata degli amuleti e dei segni tra la bocca e l’abisso</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">au-delà dans le calme d’un jardin d’un corps par un sentier de quelques dalles dans la passion sereine d’une herbe drue approche des effigies qui ne demandent rien dieux sourds de la pierre du bois et du visage enfoui filigranes indéchiffrés et défaits quand très haut dans les vents brûle un nuage pour des passages impossibles au-delà de la pluie totems et simulacres sacrés dont les masques imités se ferment sans reconnaître personne et s’éloignent figés les yeux tournés vers l’intérieur figures et chiffres du souffle que berce la fécondité fendue des amulettes et des signes entre la bouche et l’abîme</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">(tetti a livelli differenti perché la pioggia rimbalzi muri leggeri che si spostano senza fondamenta durature tracce d’usura permanenza né niente) un testo un corpo un tempo una tenda nomade una casa da té serenità del vuoto dalle fessure dei giunchi la penombra e lo sfregamento dei pini neri sull’assito appena una stoppia di stelle una china di tegole fragili sotto il gelo un recipiente di pioggia per i cornicioni un pozzo nello spazio dove grava l’aria dove poggia la colonna della voce un luogo di pace provvisoria di squilibrio domato di disciplina priva d’impazienza e di tensione più forte un margine centrale un tronco bianco da cui i rami della frase irraggiano un luogo apposito dopo l’attesa e i preparativi un luogo riservato da sé stesso confinato per l’incontro il raccoglimento e il pericolo il fallimento e la fortuna di vivere dove quelli s’incontrano saranno i maestri immortali dell’effimero così le labbra saldate sul loro silenzio precedente per dire di separarsi e unirsi ancora </span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">(des toits à différents niveaux pour que rebondisse la </span><br />
<span style="color:#3366ff;">pluie des murs légers qu’on déplace sans fondations durables traces d’usure permanence ni rien) un texte un corps un temps une tente nomade une maison de thé sérénité du vide par la fente des joncs le demi-jour et le frottement des pins noirs sur la cloison à peine un chaume d’étoiles une pente de tuiles fragiles sous le gel un récipient de pluie par les corniches un puits dans l’espace où pèse l’air où prend appui la colonne de la voix un lieu de paix provisoire de déséquilibre apprivoisé de discipline sans impatience et de tension plus forte une marge centrale un tronc blanc d’où rayonnent les branches de la phrase un lieu exprès après l’attente et les préparatifs un lieu réservé enclos par lui-même pour la rencontre le recueillement et le danger l’échec et la chance de vivre où ceux-là qui se rencontrent seront les maîtres immortels de l’éphémère ainsi les lèvres soudées sur leur silence avant pour dire de se disjoindre et de s’unir encore</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">dove allora la poesia l’ospite quello che riceve mostrandosi nell’abito senza pieghe dritto un poco teso bianco per le impressioni ripetute (volo d’anatre in un cielo senza cucitura né cintura) dove si vedono ancora soltanto le mani e il viso offerti l’immobile che accoglie perché chi precede ha ceduto prima non ha più spazio è libero vive come un deserto tra le linee pure le forme colme che nulla determina e che la sola vuota distanza dissolve dove la poesia allora se il suo solo stupore è il nome che porta per un altro branditi per designare e perdere le insegne gettate bruciano senza violenza nella memoria del maestro (il tè comincerà con l’antico uso dei bracieri) ne converranno dopo l’invito e le formule d’accoglienza che la distesa infinita l’appagamento l’attesa senza oggetto il benvenuto senza offerta né promessa un po’ di spazio che gira a modo suo senza fuggire ai contrappesi che muovono astri né agli equilibri incerti del respiro </span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">où alors le poème l’hôte celui qui reçoit paraissant </span><br />
<span style="color:#3366ff;">dans la robe sans plis droite un peu raide blanche aux impressions répétées (vol de canards dans un ciel sans couture ni ceinture) où ne restent visibles que les mains et le visage offerts l’immobile qui accueille parce qu’il précède a cédé avant n’a plus de place est libre vit comme un désert parmi les lignes pures les formes pleines que rien ne détermine et que la seule distance vide dissout où le poème alors s’il n’a de heu qu’avec le nom qu’il porte pour un autre brandies pour désigner et perdre les enseignes jetées brûlent sans violence dans la mémoire du maître (le thé commencera par le long usage des braseros) ne conviendront après l’invitation et les formules d’accueil que l’étendue infinie l’apaisement l’attente sans objet la bienvenue sans offre ni promesse un peu d’espace qui tourne à sa façon sans échapper au contrepoids mouvant des astres ni aux balances hésitantes du soufflé</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">allora per ogni casa ritta davanti l’entrata (questo spazio dell’occhio nel cerchio delle braccia in questo territorio d’aria prima della paura) serve un segno un capolettera all’inizio il dedalo verticale di una maiuscola decorata un portico di trasgressione un’opera per passare un luogo di linee d’ombre e frontiere (e la scrittura è questa superficie nera dietro l’inchiostro decorata in pieno: il segno dell’eclissato) una porta dove cambiano si scambiano e s’appoggiano come alla bocca dei ritmi dei battiti venuti da profondità differenti un portico con uno svolazzo di uccelli un volo di vocali in un bianco puro privo di consonanti una cadenza di pose e scarti incavi e curve e ferma su questo simbolo vuoto: l’attesa il raddoppiamento della lentezza di fronte alla privazione e il cordone tagliato di un limite che c’è senza sapere né perché né come davanti a questa scadenza a questo libro fuori dal libro dove ogni immagine fugge e corre lungo prospettive confuse parallele del silenzio</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">alors pour chaque maison debout devant l’entrée (dans cet espace de l’œil dans le cercle des bras dans ce territoire d’air avant la peur) il faut un signe une lettrine au début le dédale vertical d’une majuscule enluminée un portique de transgression un ouvrage pour passer un lieu de lignes d’ombres et de frontières (et l’écriture est cette surface noire derrière l’encre éclairée de plein fouet: le signe de l’éclipsé) une porte où changent s’échangent et s’appuient comme à la bouche des rythmes des battements venus de différentes profondeurs un portique en paraphe d’oiseaux un envol de voyelles dans un blanc pur découpé de consonnes une cadence de poses et d’écarts de courbes et de creux et à l’arrêt sous ce symbole vide: l’attente l’adoubement de la lenteur devant la privation et le cordon coupé d’une limite là sans savoir ni pourquoi ni comment devant cette échéance ce livre hors du livre où toute image fuit et court le long des perspectives confondues des parallèles du silence</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">è questo avvicinare donna che sottrae il punto fisso tu fatta d’assenza ritiri erosione di attrattive oscure aspirazioni di richiami improvvisi quanto quelli dello zucchero e della sete di lampi dolci d’orgasmi condivisi che ruotano schiacciati contro un niente la cui bocca assorbe ogni cosa e nutre la vertigine degli astri donne d’erba calpestata d’abbondanza e odori il cui destino è quello del boccolo di lana tornata su se stessa nel boccolo del nodo è quest’avvicinarsi al punto dove noi non potremo niente per noi dove saremo seduti amanti inseparabili in questa notte senza uscita di fronte agli spazi incendiati alle esplosioni dell’origine dove non avremo nomi per cercarci a parte quelli dei primi materiali del mondo le parole iniziali iniziatiche le grida elementari che ci tenevano stretti attorno alle braci paurosamente mantenute le sere in cui gronda il temporale una volta in più resteremo senza difesa nudi come un insulto e belli in un modo strano di cui non saremo altro che l’evidenza una volta in più guarderemo senza soccorso quelli che soffrono solitari più indifesi della settima acqua sulle foglie di tè e la cui agonia dopo la spoliazione e l’abbandono ci perviene attraverso una difficile respirazione sotto il silenzio e il gemito delle onde</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">est-ce approcher femme qui dérobe le point fixe toi faite</span><br />
<span style="color:#3366ff;">d’absence d’arrachements d’érosion d’attirances obscures de succions d’appels soudains autant que ceux du sucre et de la soif d’éclairs doux d’orgasmes partagés roulant écrasés contre un néant dont la bouche absorbe tout et nourrit le vertige des astres femmes d’herbe foulée d’abondance et d’odeurs dont le destin est de boucle de laine revenue sur elle-même dans la boucle du nœud est-ce approcher du point où nous ne pourrons rien pour nous où nous serons assis amants inséparables dans cette nuit sans issue face aux espaces enflammés aux déchaînements de l’origine où nous n’aurons de noms pour nous chercher que ceux des premières matières du monde les mots initiaux initiatiques les cris élémentaires qui nous tenaient serrés autour des braises peureusement entretenues les soirs où l’orage gronde une fois de plus nous resterons sans défense nus comme une insulte et beaux d’une manière étrange dont nous ne saurons rien que l’évidence une fois de plus nous regarderons sans secours ceux qui souffrent solitaires plus démunis que la septième eau sur les feuilles du thé et dont l’agonie depuis le dénuement et l’abandon nous parvient par une respiration difficile sous le silence et le gémissement des vacue</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">nello sguardo</span><br />
<span style="color:#3366ff;">la coda chiusa del pavone</span><br />
<span style="color:#3366ff;">a spazzare la distesa</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la nudità comincia</span><br />
<span style="color:#3366ff;">con lo sguardo</span><br />
<span style="color:#3366ff;">puro</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">e il corpo</span><br />
<span style="color:#3366ff;">è subito prima quello</span><br />
<span style="color:#3366ff;">che si abbandona e non sa più</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">l’aria</span><br />
<span style="color:#3366ff;">a un tratto più greve</span><br />
<span style="color:#3366ff;">come attorno a un amante</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">dans le regard</span><br />
<span style="color:#3366ff;">la queue fermée du paon</span><br />
<span style="color:#3366ff;">balayant l’étendue</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la nudité commence</span><br />
<span style="color:#3366ff;">avec le regard</span><br />
<span style="color:#3366ff;">pur</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">et le corps</span><br />
<span style="color:#3366ff;">est juste avant cela</span><br />
<span style="color:#3366ff;">qui s’abandonne et ne sait plus</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">l’air</span><br />
<span style="color:#3366ff;">soudain plus lourd</span><br />
<span style="color:#3366ff;">comme autour d’un aimant</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kolibris.wordpress.com/1842/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kolibris.wordpress.com/1842/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1842&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
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		<title>Guy Goffette, Verlaine d&#8217;ardesia e di pioggia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 08:24:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Mattia Gallerani]]></category>
		<category><![CDATA[Guy Goffette]]></category>
		<category><![CDATA[Verlaine d'ardesia e di pioggia]]></category>

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		<description><![CDATA[COLLANA SGUARDI &#8211; Saggistica GUY GOFFETTE, Verlaine d’ardesia e di pioggia ISBN 978-88-96263-57-0 pp. 148, € 12,00 &#160; Qualsiasi cosa Verlaine faccia, ha le Ardenne nel sangue. Gli colano nelle vene come latte, non biancastro, né bluMaria, come voleva la madre, ma verde e scuro come lo scisto sotto la pioggia. Per questo, egli preferirà [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1838&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=69"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1839" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Goffette_Verlaine_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/11/goffette_verlaine_cover.jpg?w=500" alt=""   /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">COLLANA SGUARDI &#8211; Saggistica</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">GUY GOFFETTE, Verlaine d’ardesia e di pioggia</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">ISBN 978-88-96263-57-0</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">pp. 148, € 12,00</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Qualsiasi cosa Verlaine faccia, ha le Ardenne nel sangue. Gli colano nelle vene come latte, non biancastro, né bluMaria, come voleva la madre, ma verde e scuro come lo scisto sotto la pioggia.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Per questo, egli preferirà sempre il Nord al Sud e le sue erranze non lo porteranno al di là della Loira.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Per questo, i suoi grandi amori verranno dalle Ardenne: Rimbaud, Lucien Létinois, e gli ultimi rivali, Philomène Boudin e Eugénie Krantz che ne hanno l’accento. <em>Che volete</em>, diceva lui parlando della prima, <em>mentre l’amo, mi sembra di sentire le campane del mio paese.</em></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ancora per questo nasce in lui l’ammirazione per Marceline Desbordes-Valmore, la piccola teatrante di Douai di cui parlerà nei <em>Poètes maudits</em>: <em>Innanzitutto </em>(ella) <em>era del Nord e non del Sud, sfumatura più sottile di quel che si pensa. Dal crudo Nord, dal bel Nord (&#8230;), – ed è piaciuto anche a noi il crudo Nord, – alla fine!</em> E pianta il chiodo, con una sorta di gioia subdola, come se avesse voluto prendersi una rivincita su questo <em>Sud sempre cotto</em>: in lei, dice ancora,<em> niente enfasi, niente di «superfluo», niente della cattiva fede che bisogna deplorare nelle opere più incontestabili al di sotto della Loira</em>.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Le Ardenne, è ancora e sempre là che, fuggendo la <em>galera parigina</em>, tornerà a rimettersi in salute, a consolarsi di un dolore, a ritrovare il gusto dell’amore e dell’amicizia.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Le Ardenne infuse: il buon senso paesano da vendere, e vivido vigore; è la fronte ombrosa del taciturno, l’occhio del fantino, la sorda violenza del toro. È anche la placida indifferenza della vacca, l’ondeggiamento delle colline sotto il vento, la lunga spianata degli altopiani che la pioggia modula, l’oscillazione dei neri abeti e<em> l’interminabile noia della pianura.</em></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ed è da lì, certamente, dai movimenti contrastati e dalle onde alla volta di questa terra che l’abita come in esilio, da questo congiungimento in loro del femmineo e del virile, della fragilità e della rozzezza, dello scisto e della pioggia, che Verlaine prenderà la nativa e sensuale musicalità del suo verso,  senza eguali nella poesia francese.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Le Ardenne sono ancora, quando egli è in vena o in collera, questo bisogno quasi istintivo di parlarne il dialetto, pur massacrandolo allegramente, mescolando l’accento belga al Piccardo, con lo scherno un poco mascalzone della zona. È così che gli capitava di storpiare <em>silinzio</em> dopo il terzo <em>assinzio</em>, di lanciarsi in una vera e propria difesa della propria lingua; dio santo, poiché  <em>il belga non sarebbe semplicemente un francese provinciale, non senza i suoi sapori particolari e i suoi frequenti modi di dire, a dir poco gentilmente ingenui o graziosamente beffardi?</em> Allora era soddisfatto di sé, i suoi occhi grigio-blu s’illuminavano, e lui batteva sulla tavola il pugno o il bastone, assicurando, scaltro come una vecchia volpe: <em>Ci è qualche cosa là di dentro. </em>E come mai «c’è qualcosa là dentro!». Qualcosa di così sfuggente, di così imponderabile che solamente la poesia può far passare.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Suvvia, bistrot, servi ancora un assenzio, poiché tu non hai dell’acquavite come laggiù!</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Oh bicchiere verdeggiante degli stagni</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">dove, calmi, i grigi lupi se ne andavano</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">a bere la notte, i loro grandi occhi bianchi</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">segnavano l’ombra come in un balletto.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Verlaine, e che importa l’apparenza,</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">è sempre il piccolo fragile e sognatore</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">che non può arginare col corpo</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">ciò che sale in lui, e che piange.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">È il vento del Nord che lo strazia</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">o lo scisto aperto come un coltello,</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">o è il lamento ancora, il delirio</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">del grande cervo ferito, che gli mette a nudo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">l’animo birichino e che s’ignora</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">come tutti quelli che un paese attraversa</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">hanno ben da camminare, il loro sforzo</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">resta vano, e la natura riversa</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">in essi il sangue verde di un lento veleno,</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">più pesante della memoria intera</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">e poi più lento a morire della musica</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">nuda del grano sotto le dita della pioggia.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Oh fata verde di qui, non sei tu</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la bella che riporta, ingenua,</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">l’amata dolcezza a questo vecchio testone,</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">disteso sulla tavola, che va alla deriva?</span></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kolibris.wordpress.com/1838/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kolibris.wordpress.com/1838/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1838&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Werner Lambersy, Maestri e case da tè</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 07:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Diario di un ateo provvisorio]]></category>
		<category><![CDATA[L'orologio di Linneo]]></category>
		<category><![CDATA[Lokenath Bhattacharya]]></category>
		<category><![CDATA[Maestri e case da tè]]></category>
		<category><![CDATA[Vincent Engel]]></category>
		<category><![CDATA[Werner Lambersy]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; Collana Orly &#8211; Poesia belga contemporanea WENER LAMBERSY, Maestri e case da tè Traduzione di Chiara De Luca Prefazione di Lokenath Bhattacharya Postfazione di Vincent Engel ISBN 978-88-96263-58-7 pp. 290, € 15,00 &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; LETTURA &#160; ELEMENTI DI ANALISI &#160; di Vincent Engel &#160; La poesia non è concepita come [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1835&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=71"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1836" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Lambersy_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/11/lambersy_cover.jpg?w=500&#038;h=678" alt="" width="500" height="678" /></span></a></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Collana Orly &#8211; Poesia belga contemporanea</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">WENER LAMBERSY, Maestri e case da tè</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Traduzione di Chiara De Luca</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Prefazione di Lokenath Bhattacharya</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Postfazione di Vincent Engel</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">ISBN 978-88-96263-58-7</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">pp. 290, € 15,00</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">LETTURA</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">ELEMENTI DI ANALISI</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"><em>di Vincent Engel</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">La poesia non è concepita come la prosa, neppure quando, come in questo caso, si traveste da prosa. La sua struttura è più volatile, più aerea, e le sonorità vi occupano un posto preponderante, a tal punto che si può quasi, per il tempo della lettura, non lasciarsi guidare da questo canto, incuranti del messaggio che veicola.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Nel complesso dell’opera di Lambersy, <em>Maestri e case da tè</em> rappresenta certamente una tappa fondamentale, e ha ottenuto un successo considerevole.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">L’idea di questo libro è scaturita dalla lettura di un testo giapponese sulla cerimonia del tè, che suggerì al poeta la struttura ideale per una raccolta. Lambersy non si nasconde: l’importante è l’atmosfera, il lato <em>ideale</em> del rituale. La cerimonia diviene perciò occasione di un incontro in condizioni perfette, attorno a qualcosa di accessibile a tutti. Nella scrittura questo sfocia nella costruzione di uno spazio immaginario: il portico, soglia di trasgressione – apertura di un libro o incontro con una persona –; il viale, penetrazione, che si può intendere a più livelli; la casa, o l’anticamera è il luogo dove si sogna quel che succederà nella stanza. In essa avverrà l’incontro con l’assoluto, qualunque sia il nome che ciascuno gli dà.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">L’invitato, l’iniziato è una persona dotata di cinque sensi (le bambole) stando alla visione occidentale, o di sette sensi se si aggiungono l’immaginario e la memoria. Il maestro è quel che l’invitato sceglie che sia, e finisce per sostituirsi a quest’ultimo. Ciascuna casa – della fantasia, del vuoto e dell’asimmetria – ha il suo maestro: il linguaggio e il silenzio, la solitudine, l’amore. Il tè a suo modo simboleggia i quattro elementi fondamentali; la terra, da cui è scaturito, l’acqua, il fuoco per scaldare l’acqua, e infine l’aria, in cui si propaga l’essenza del tè, il suo profumo.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">La raccolta si apre e si chiude con strofe in verso libero, mentre il resto del testo è costituito essenzialmente da prosa poetica (o da poesia in prosa) in cui la punteggiatura è pressoché assente – in questa edizione, i punti e virgola sono stati soppressi, e non restano che alcuni rari due punti. All’inizio di ciascuna delle due parti il poeta lascia la parola ai propri rappresentanti, che sceglie con grande cura; ora citazioni brevi, ora un testo (Lokenath Bhattacharya). Il passaggio dal quasi vuoto delle prime e delle ultime pagine al pieno del corpo del racconto corrisponde, tipograficamente, al luogo dell’iniziazione: un viale tracciato con rigore, una casa delimitata dalle proprie mura. All’inizio, di contro, regna l’ignoto, e alla fine, la realizzazione, la rivelazione di un linguaggio nuovo e dell’amore fisico.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Il testo termina senza punto finale, così come iniziava senza maiuscola: la forma tipografica della fine corrisponde a quella dell’inizio; le ricerche sono eterne, così come il ritorno alle domande essenziali.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">L’essenziale risiede in questa assenza di punteggiatura, in questi vuoti significanti che spezzano la frase, donandole il ritmo ma anche il senso. Questo ci porta a parlare dei tre dati importanti: il linguaggio opaco, il frammento, e il ritmo.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Nel suo studio delle <em>33 Scarificazioni rituali dell’aria</em><a title="" href="#_ftn1"><span style="color:#3366ff;"><sup>[1]</sup></span></a>, Colette Decabooter valorizza bene le nozioni di frammento e di linguaggio opaco, così come le impiega Werner Lambersy. Il linguaggio opaco persegue più di una finalità: per prima cosa, vuole evitare che il lettore dia troppo presto un senso alle parole. Il poeta auspica che il lettore si lasci andare, guidare dalle sonorità delle parole che s’interpellano a vicenda. Non bisogna cercare di «comprendere quel che l’autore ha voluto dire»; bisogna prima di tutto lasciarsi prendere dal canto del testo, dal suo movimento. L’obiettivo di un simile linguaggio è quello di ritardare il più possibile il fissarsi di un significato definitivo,<strong> </strong>sia della parola che del testo. Così, le prime parole di <em>Maestri e case da tè</em> depistano particolarmente il lettore, perché sembrano negare il titolo stesso della raccolta e quindi ciò che deve seguire: “non ci sono case da tè / i maestri non regnano su nulla / ma è importante che regnino [...] nella casa da tè / i maestri non regnano mai / il regno non ha più importanza”. Casa da tè, letture, eterne riscritture che fanno i maestri, l’autore e i suoi lettori. Quel che si credeva esistesse non esiste forse più, e soprattutto il senso che si potrebbe, troppo frettolosamente, attribuire alle parole, per superare l’angoscia che proviamo di fronte a quel che non comprendiamo. I primi passi nel viale, nella lettura, inciampano così regolarmente su apparenti contraddizioni: “percorrendo immobili / un cammino   partire   quando si è partiti / già da molto tempo   per arrivare dove da   sempre si era arrivati”.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">A suo modo il linguaggio opaco si unisce al vuoto mistico per aprire la porta a ogni potenzialità: “passare purissimi / la soglia   verso una inconcepibile purezza / danzare gravemente con l’albero   senza / interrompere i segni visibili della marcia / danzare   con questi venti di vuoto   dove / nascono stelle che si scostano”. <em>Il dovere è quello di costruire</em>: costruire una casa immaginaria, costruire una lettura, un amore: un edificio d’aria e di ritmi affidati alle forze dell’oblio.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Per scoprire la molteplicità di possibili letture di questa raccolta (come d’altronde di qualsiasi altro testo), il lettore deve sottomettersi non soltanto alle sonorità, al canto del testo, ma anche, e soprattutto, al suo movimento, al suo ritmo. Frammento e ritmo sono, ciascuno al suo livello, elementi costitutivi del linguaggio opaco.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Il frammento, questo pezzo di frase isolato dagli spazi che lo circondano, sembra fisso, immobile, autosufficiente: <em>serenità del vuoto</em>. Testo in attesa o attesa del testo, che contribuisce anch’esso a «ritardare la coincidenza della parola e della realtà concreta»<a title="" href="#_ftn2"><span style="color:#3366ff;"><sup>[2]</sup></span></a>. Perciò, attraverso il vuoto stesso che la circonda, essa chiama il movimento, la lettura, l’avanzamento, proprio come nella musica le note hanno bisogno dei silenzi per staccarsi le une dalle altre e costituire la melodia. Così appariva la contraddizione: il testo, fisso, immobile, chiama il movimento della lettura. Il lettore ha dunque un ruolo di ri-creatore (con la parola ri-creatore si può intendere sia ri-creazione, nuova creazione, sia ricordare che la lettura è sempre un gioco: gioco, anche come quello di una tavola da disegno malferma). La musica non nasce dalla partitura, bensì dall’interpretazione. Opacità, frammento, ritmo, tutto si mescola in questo concerto in cui il lettore si lascia trascinare. Gli spazi stessi cessano di essere un non-luogo dove non si dice nulla: divengono lo stupore di tutto il possibile, di tutto quel che non è detto esplicitamente, ma si lascia desumere, creare: sono lo spazio su cui il lettore pone i suoi passi.</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Il ritmo segue da molto vicino l’iniziazione, che descriverò più avanti. Esso è irregolare, cambia a seconda dell’argomento di cui si tratta, facendosi più affannoso quando si evoca l’amore dei corpi, più calmo quando si parla della cerimonia. Attraverso queste rotture, questi cambiamenti, esso raggiunge l’andatura dell’iniziazione che dà l’impressione, nel suo descriversi, che tutto sia già stato vissuto, che si tratti di un costume rituale, anche se ogni volta unico: <em>ma era ieri eppure resta indefinitamente da rifare</em>. Dunque i due progetti, quello dell’iniziazione e quello della lettura eternamente differita, si uniscono. Allo stesso modo, la raccolta, nella sua struttura, forma un anello: si chiude così come comincia, con l’interpellanza del maestro, e richiama il gioco necessario sulle parole: “maestro / bisognerebbe proprio / ti chiamassi così // non sapevo donare / neppure appartenere // ora noi ridiamo / quando ci va / di usare parole”.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">attendere   senza sapere se entrare è ancora</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">attendere   o no   percorrendo immobili</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">un cammino   partire   quando si è partiti</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">già da molto tempo   per arrivare dove da</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">sempre si era arrivati   passare purissimi</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la soglia   verso una inconcepibile purezza</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">danzare gravemente con l’albero   senza</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">interrompere i segni visibili della marcia</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">danzare   con questi venti di vuoto   dove</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">nascono stelle che si scostano</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">andare   per attendere   senza sapere se entrare</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">era la sola cosa da fare   o non fare</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">attendre   sans savoir si entrer est encore</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">attendre   ou non   avec à parcourir immobile</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">un chemin   partir   alors qu’on est parti</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">depuis longtemps   pour arriver où depuis</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">toujours on était arrivé   passer très pur</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">le seuil   vers plus de pureté qu’on n’imagine</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">pas   danser gravement avec l’arbre   sans</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">interrompre les signes visibles de la marche</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">danser   avec ces vents du vide   où naissent</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">des étoiles qui s’écartent</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">aller   pour attendre   sans savoir si entrer</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">était la seule chose à faire   ou pas</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">oltre    nella calma del giardino di un corpo    su un sentiero di poche pietre   nella passione serena di un’erba fitta   avvicinamento delle effigi che non chiedono nulla   divinità sorde   della pietra   del legno&#8230; e del viso fuggiasco   filigrane   sfatte e indecifrate  quando   molto in alto nei venti arde una nuvola   per passaggi impossibili oltre la pioggia totem e simulacri sacri   le cui imitazioni di maschere si chiudono senza riconoscere nessuno   e si allontanano rigide   con gli occhi rivolti all’interno   figure e cifre del respiro che culla la fecondità spaccata degli amuleti e dei segni tra la bocca e l’abisso</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">au-delà    dans le calme d’un jardin d’un corps   par un sentier de quelques dalles   dans la passion sereine d’une herbe drue   approche des effigies qui ne demandent rien   dieux sourds   de la pierre   du bois   et du visage enfoui filigranes   indéchiffrés et défaits   quand   très haut dans les vents brûle un nuage   pour des passages impossibles au-delà de la pluie totems et simulacres sacrés   dont les masques imités se ferment   sans reconnaître personne   et s’éloignent figés   les yeux tournés vers l’intérieur   figures et chiffres du souffle que berce la fécondité fendue des amulettes et des signes entre la bouche et l’abîme</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">(tetti   a livelli differenti   perché la pioggia rimbalzi   muri leggeri che si   spostano   senza fondamenta durature   tracce   d’usura   permanenza né niente) un   testo un   corpo   un tempo   una tenda nomade   una casa da té serenità del vuoto   dalle fessure dei giunchi   la penombra e lo sfregamento dei pini neri sull’assito   appena una stoppia di stelle   una china di tegole fragili sotto il gelo   un recipiente di pioggia per i cornicioni   un pozzo nello spazio dove grava l’aria   dove poggia la colonna della voce   un luogo di pace provvisoria   di squilibrio domato di disciplina priva d’impazienza e di tensione più forte   un margine centrale   un tronco bianco da cui i rami della frase irraggiano un luogo apposito   dopo l’attesa e i preparativi un luogo riservato   da sé stesso confinato   per l’incontro   il raccoglimento e il pericolo il fallimento e la fortuna di vivere dove quelli s’incontrano   saranno i maestri immortali dell’effimero così le labbra   saldate sul loro silenzio precedente per dire di separarsi   e unirsi ancora</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">(des toits   à différents niveaux   pour que rebondisse la</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">pluie    des murs légers qu’on   déplace   sans fondations durables   traces   d’usure   permanence ni rien) un   texte un   corps   un temps   une tente nomade   une maison de thé   sérénité du vide   par la fente des joncs   le demi-jour et le frottement des pins noirs sur la cloison   à peine un chaume d’étoiles   une pente de tuiles fragiles sous le gel   un récipient de pluie par les corniches   un puits dans l’espace où pèse l’air   où prend appui la colonne de la voix   un lieu de paix provisoire   de déséquilibre apprivoisé   de discipline sans impatience et de tension plus forte   une marge centrale   un tronc blanc   d’où rayonnent les branches de la phrase un lieu exprès   après l’attente et les préparatifs un lieu réservé   enclos par lui-même   pour la rencontre   le recueillement et le danger l’échec et la chance de vivre où ceux-là qui se rencontrent    seront les maîtres immortels de l’éphémère ainsi les lèvres     soudées sur leur silence avant pour dire de se disjoindre    et de s’unir encore</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">dove allora la poesia   l’ospite   quello che riceve   mostrandosi nell’abito senza pieghe   dritto   un poco teso bianco per le impressioni ripetute (volo d’anatre in un cielo senza cucitura né cintura) dove si vedono ancora soltanto le mani e il viso offerti   l’immobile che accoglie   perché chi precede ha ceduto prima   non ha più spazio   è libero vive   come un deserto   tra le linee pure le forme colme   che nulla determina e che la sola vuota distanza dissolve   dove la poesia allora   se il suo solo stupore è il nome che porta per un altro   branditi per designare e perdere   le insegne gettate bruciano senza violenza   nella memoria del maestro (il tè comincerà   con l’antico uso dei bracieri) ne converranno   dopo l’invito e le formule d’accoglienza che la distesa infinita   l’appagamento l’attesa senza oggetto   il benvenuto senza offerta né promessa   un po’ di spazio che gira a modo suo senza fuggire ai contrappesi che muovono astri né agli equilibri incerti del respiro</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">où alors le poème   l’hôte   celui qui reçoit   paraissant</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">dans la robe sans plis   droite   un peu raide blanche aux impressions répétées (vol de canards dans un ciel sans couture ni ceinture) où ne restent visibles que les mains et le visage offerts   l’immobile qui accueille   parce qu’il précède a cédé avant   n’a plus de place   est libre vit   comme un désert   parmi les lignes pures les formes pleines  que rien ne détermine et que la seule distance vide dissout   où le poème alors   s’il n’a de heu qu’avec le nom qu’il porte pour un autre   brandies pour désigner et perdre   les enseignes jetées brûlent sans violence   dans la mémoire du maître (le thé commencera   par le long usage des braseros) ne conviendront   après l’invitation et les formules d’accueil que l’étendue infinie   l’apaisement l’attente sans objet    la bienvenue sans offre ni promesse   un peu d’espace qui tourne à sa façon sans échapper au contrepoids mouvant des astres ni aux balances hésitantes du soufflé</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">allora   per ogni casa   ritta davanti   l’entrata (questo spazio dell’occhio   nel cerchio delle braccia in questo territorio d’aria prima della paura) serve un segno un capolettera all’inizio   il dedalo verticale di una maiuscola decorata un portico di trasgressione un’opera per passare   un luogo di linee   d’ombre e frontiere (e la scrittura è questa superficie nera dietro l’inchiostro decorata in pieno: il segno dell’eclissato) una porta dove cambiano si scambiano e s’appoggiano come alla bocca dei ritmi dei battiti venuti da profondità differenti   un portico con uno svolazzo di uccelli   un volo di vocali in un bianco puro privo di consonanti   una cadenza di pose e scarti incavi e curve   e ferma su questo simbolo vuoto:   l’attesa   il raddoppiamento della lentezza di fronte alla privazione   e il cordone tagliato di un limite che c’è senza sapere né perché   né come   davanti a questa scadenza a questo libro fuori dal libro   dove ogni immagine fugge e corre lungo prospettive confuse   parallele del silenzio</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">alors   pour chaque maison   debout devant   l’entrée (dans cet espace de l’œil   dans le cercle des bras dans ce territoire d’air avant la peur)   il faut un signe une lettrine au début   le dédale vertical d’une majuscule enluminée    un portique de transgression un ouvrage pour passer   un lieu de lignes   d’ombres et de frontières (et l’écriture est cette surface noire derrière l’encre éclairée de plein fouet: le signe de l’éclipsé) une porte où changent s’échangent et s’appuient comme à la bouche des rythmes des battements venus de différentes profondeurs   un portique en paraphe d’oiseaux   un envol de voyelles dans un blanc pur découpé de consonnes   une cadence de poses et d’écarts de courbes et de creux   et à l’arrêt sous ce symbole vide:   l’attente   l’adoubement de la lenteur devant la privation    et le cordon coupé d’une limite là sans savoir ni pourquoi    ni comment    devant cette échéance ce livre hors du livre    où toute image fuit et court le long des perspectives confondues   des parallèles du silence</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">è questo avvicinare   donna che sottrae il punto fisso   tu fatta d’assenza   ritiri   erosione   di attrattive   oscure   aspirazioni   di richiami improvvisi quanto quelli dello zucchero e della sete   di lampi dolci d’orgasmi condivisi che ruotano schiacciati contro un niente la cui bocca assorbe ogni cosa e nutre la vertigine degli astri donne d’erba calpestata d’abbondanza e odori il cui destino è quello del boccolo di lana tornata su se stessa nel boccolo del nodo   è quest’avvicinarsi al punto   dove noi non potremo niente per noi dove saremo seduti   amanti inseparabili   in questa notte senza uscita   di fronte agli spazi incendiati   alle esplosioni dell’origine   dove non avremo nomi per cercarci a parte quelli dei primi materiali del mondo   le parole iniziali   iniziatiche   le grida elementari   che ci tenevano stretti   attorno alle braci paurosamente mantenute   le sere   in cui gronda il temporale   una volta in più   resteremo senza difesa   nudi come un insulto e belli    in un modo strano   di cui non saremo altro che l’evidenza una volta in più guarderemo senza soccorso quelli che soffrono solitari più indifesi della settima acqua sulle foglie di tè   e la cui agonia dopo la spoliazione e l’abbandono   ci perviene attraverso una difficile respirazione   sotto il silenzio e il gemito delle onde</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">est-ce approcher   femme qui dérobe le point fixe   toi faite</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">d’absence   d’arrachements   d’érosion   d’attirances   obscures   de succions   d’appels soudains autant que ceux du sucre et de la soif   d’éclairs doux d’orgasmes partagés roulant écrasés contre un néant dont la bouche absorbe tout et nourrit le vertige des astres   femmes d’herbe foulée d’abondance et d’odeurs dont le destin est de boucle de laine revenue sur elle-même dans la boucle du nœud   est-ce approcher du point   où nous ne pourrons rien pour nous où nous serons assis   amants inséparables   dans cette nuit sans issue   face aux espaces enflammés   aux déchaînements de l’origine   où nous n’aurons de noms pour nous chercher que ceux des premières matières du monde  les mots initiaux   initiatiques   les cris élémentaires    qui nous tenaient serrés   autour des braises peureusement entretenues   les soirs   où l’orage gronde   une fois de plus   nous resterons sans défense   nus comme une insulte et beaux   d’une manière étrange   dont nous ne saurons rien que l’évidence   une fois de plus nous regarderons sans secours ceux qui souffrent solitaires   plus démunis que la septième eau sur les feuilles du thé   et dont l’agonie depuis le dénuement et l’abandon   nous parvient par une respiration difficile   sous le silence et le gémissement des vacue</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">nello sguardo</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la coda chiusa del pavone</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">a spazzare la distesa</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">la nudità comincia</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">con lo sguardo</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">puro</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">e il corpo</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">è subito prima quello</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">che si abbandona e non sa più</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">l’aria</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">a un tratto più greve</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">come attorno a un amante</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">dans le regard</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">la queue fermée du paon</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">balayant l’étendue</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">la nudité commence</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">avec le regard</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">pur</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">et le corps</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">est juste avant cela</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">qui s’abandonne et ne sait plus</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">l’air</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">soudain plus lourd</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">comme autour d’un aimant</span></p>
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<hr align="left" size="1" width="33%" />
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<p><span style="color:#3366ff;"><a title="" href="#_ftnref"><span style="color:#3366ff;"><sup>[1]</sup></span></a> DECABOOTER Colette, <em>La poétique de Werner Lambersy</em>, dans <em>33 Scarifications rituelles de l’air</em>, Mémoire U.C.L., Louvain-la-Neuve 1982.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><a title="" href="#_ftnref"><span style="color:#3366ff;"><sup>[2]</sup></span></a> <em>Ibidem</em>, p. 67.</span></p>
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		<title>Tiziano Fratus, Poesie luterane, Kolibris, novembre 2011</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 14:43:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Poesia italiana contemporanea]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Poesie luterane]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziano Fratus]]></category>

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		<description><![CDATA[COLLANA CHIARA Poesia italiana contemporanea TIZIANO FRATUS, Poesie luterane Con una nota di Chiara De Luca ISBN 978-88-96263-56-3 pp. 96, € 12,00 &#160; “Una crescente / curiosità per Lutero, la sua figura storica, e lui, proprio, / come uomo che respirava e s’inventava disombrando”, scrive Tiziano Fratus, “disombrando” il singolare titolo di questo libro, in [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1831&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=70"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1832" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Tiziano_Fratus_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/11/tiziano_fratus_cover.jpg?w=500" alt=""   /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">COLLANA CHIARA</span><br />
<span style="color:#3366ff;"><span class="Apple-style-span">Poesia italiana contemporanea<br />
</span><span class="Apple-style-span">TIZIANO FRATUS, <em>Poesie luterane<br />
</em></span><span class="Apple-style-span">Con una nota di Chiara De Luca<br />
</span><span class="Apple-style-span">ISBN 978-88-96263-56-3<br />
</span><span class="Apple-style-span">pp. 96, € 12,00</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#3366ff;">“Una crescente / curiosità per Lutero, la sua figura storica, e lui, proprio, / come uomo che respirava e s’inventava disombrando”, scrive Tiziano Fratus, “disombrando” il singolare titolo di questo libro, in cui la lingua che cerca se stessa si fa preghiera universale di chi ha trascorso “Trent’anni guardando le radici delle ombre” e che ha fatto del proprio stesso cuore “una radice / di tassodio che fuoriesce dalle acque per respirare”, che nell’oscurità e nel silenzio della terra si è fatto uomo radice, proteso verso la luce a germogliare l’albero del dire, mettendo tutto in comunione, offrendo se stesso e la propria esperienza, autentica, onesta, vera, nella linfa di una parola nutrita d’acqua e di luce, priva di orpelli e citazionismi come terra sterile e rami secchi a ostacolare la salita. Qui la parola poetica sboccia dalla consapevolezza dell’impossibilità della lingua letteraria a incarnare la gigante molteplicità del reale, “Questo alfabeto che ascoltiamo senza capire”, questa infinità impossibile da nominare. Eppure il poeta s’impone il difficile compito di “riprodurre la libertà / della natura d’essere qualsiasi / cosa si possa diventare”, lasciando da parte la presunzione e l’arroganza che contraddistinguono la specie umana, incline a dimenticare la propria reale, misera dimensione di fronte alla sperduta apertura della natura. Questo libro di “preghiere” non si rivolge tanto a un Dio sempre troppo indaffarato per ascoltare, sempre troppo ovunque e altrove, bensì al pellegrino disposto ad affiancare il cercatore d’alberi, il rabdomante della luce, la radice che sugge nella lingua l’essenza stessa del reale che la trascende. Il poeta prende le distanze dal “canto fluorescente” e dalle “geremiadi dei giovani”, spinto dall’ossessione per il tempo, abbraccia il movimento per colmarlo; ci affida la stesura del suo “romanzo di uomo solo e senza lingua”, ovvero provvisto di una “lingua fuori mercato”, e dunque non vendibile, non barattabile, una lingua nuda, scabra come la corteccia del proprio cuore, una lingua piegata come le radici nodose della propria anima, affondate nella terra per produrre ossigeno, respiro.</span></p>
<p style="text-align:right;" align="right"><span style="color:#3366ff;"><em>Chiara De Luca</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Autoritratto di paesaggio con gelso</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Ho incominciato a respirare</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">nel tronco cavo d’un gelso,</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">avevo varcato la soglia dell’età adulta</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">per tornare a scardinare il paesaggio</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">con occhi da bambino, e dentro il fuoco</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">vibrante di un rugoso monaco zen</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Un altro mondo</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Ho tentato di mettere tutto in comunione, ciò che era</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">mio sarà vostro. Qui nelle mie mani come nelle vostre.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Non hanno capito e sono volati fuori dalla gabbia.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Quel paese oltre le onde dove il cielo è un dono,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">e la natura non ti appartiene, il cuore una radice</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">di tassodio che fuoriesce dalle acque per respirare</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Il cibo che richiede tempo</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Ci vuole tempo per consumare un piatto di pesce,</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">un trancio di spada in un piatto luminoso, semplice,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">alla griglia con una nota d’olio. Il tempo per osservarlo,</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">il tempo per annusarlo, il tempo per imparare a toccarlo,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">il tempo di gustarlo sulla lingua, il tempo che ho anche</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">per guardarti negli occhi e capire che faremo all’amore</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Germinazioni </em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Dormire lontani dalla propria terra</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">in una casa piena di rumori,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">come iniettarsi del cemento a presa</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">rapida nel sangue e sentirlo prendere</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">posto sotto la pelle: a occhi chiusi,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">il sudore che scava le tempie</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Alcuni istanti prima delle prove di volo</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Ascolto la distanza che cresce fra questa vita</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">da uomo radice, il canto fluorescente e le geremiadi</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">dei giovani. Quanti punti di sospensione nelle mani</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">da falegname che guardo e massaggio, una vita agreste</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">che amo e non so vivere, la fede in un Dio che non so</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">pregare. La mia lingua corre fuori mercato</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><em>Studi di letteratura sulle Orche volanti</em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">I riflessi delle nuvole che camminavano sul lago erano splendidi.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Non ricordava quanti anni erano terminati da quando s’era trovato</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">innanzi a così tanta acqua, tutta insieme. Era una magia a cui</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">s’era inabituato. Gli veniva da piangere. E si mise a piangere,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">lì, i piedi un passo prima dell’acqua, ad assaggiare l’amarezza</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">della proprie lacrime invece che affondare le mani in quella</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">meraviglia e dissetarsi, e annegarsi, e sciogliere il grasso, il sudore,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">la pietà dei giorni di viaggio passati nella polvere. Piangeva</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">come quel bambino che s’era incarnato dentro di lui, ben nascosto.</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ci volle del tempo prima che le lacrime finissero di sgorgare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Di scivolare sulle sue guance e di venire a contatto con il braccio,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">le toglieva via, o con la lingua che saettava a raccattarle.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Improvvisamente un pesce saltò fuori dallo specchio d’acqua.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Una trota arcobaleno, con tutti i suoi colori lucenti, i suoi verdi,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">i suoi arancioni, in mezzo all’aria sopra il lago. E davanti</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="color:#3366ff;">ai suoi occhi. E sotto quel cielo che si avviava verso sera.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">A quest’ora gli attacchi delle armate erano terminati. C’era</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">chi ancora viveva. C’era chi raccoglieva i morti. C’era chi</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">disegnava nuova guerra per i giorni a venire. Lui era lì,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">lontano da tutto, dopo un pianto, a inseguire con gli occhi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">il tuffo al contrario di una trota arcobaleno di almeno quattro</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">chili che volava fuori dall’acqua e faceva il suo saluto al cielo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Non aveva mai mangiato un pesce ma il nonno gli aveva raccontato</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">del suo mondo, di quando ancora gli uomini cacciavano e pescavano,</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">di quando ancora coltivavano la terra, dei campi di frumento, delle</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">vigne che i figli del suo tempo non avevano visto che in uno schermo.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Come era possibile poi uccidere un esemplare del genere, e poi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">nutrirsi senza sentirsi in colpa. Ma la guerra aveva il potere di</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">annullare le scale di valore, di innescarle altre, di far fare salti</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">molto lunghi indietro nella Preistoria. A quel punto mise un piede</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">nell’acqua, e non poteva crederlo a quello che stava ora provando,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">all’emozione radicale che lo stava scuotendo, senza attendere</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">che il suo corpo si abituasse alla temperatura fredda dell’acqua</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">immerse anche l’altro piede, gettava le mani come ancora sotto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">la superficie e si gettò, interamente, dentro. Riprese a nuotare.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">I muscoli del nuotatore ovviamente indolenziti, ma ancora memori</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">del movimento utile a farsi. Le alghe erano fitte soprattutto dalla</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">parte opposta a quella in cui era penetrato nel mondo acquatico.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">La diversa consistenza dell’acqua di lago, dell’acqua dolce,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">rispetto a quella salata dei mari. La trota arcobaleno gli andò</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">a sbattere addosso, infuriata per la contaminazione batteriologica</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">che l’uomo stava involontariamente immettendo nel suo habitat.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ma l’uomo era felice, viveva uno stato d’animo raro, ignoto al</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">pensiero acquatico della trota. I pesci non ci arrivano a certe</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">conclusioni. Alla fine l’uomo riprese i suoi piedi e uscì fuori.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Riconquistò la terra e il respiro a ossigeno. La trota sbollentava</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">al centro del lago. Aspettava che la temperatura asciugasse</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">i suoi vestiti umidi, senza pensare a niente. Un’ombra iniziava</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">a scivolare sulla sua figura umana. Un intreccio di linee tratteggiate.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Inarcando il collo e puntando il mento verso le montagne vide</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">lo stormo di orche volanti circuitare a pochi metri sopra,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">le pance argentate, e le pinne alari blu. Una di loro scese e si posò</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">in acqua. Non pensava che ne fossero capaci. Una frase si compose</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">nella sua mente. La fronte dell’uomo si corrugava e una serie di</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">punti interrogativi ed esclamativi si coloravano intorno alla sua testa</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">per precipitare a terra e sfiammare come anelli di fumo. La stessa</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">frase ritornava a comporsi nella sua mente. Ce ne volle prima di</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">capire che era l’orca volante che comunicava con lui. Le orche</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">volanti sapevano quindi comunicare per telepatia. Cosa avrebbe</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">potuto dirgli un’orca nel suo linguaggio da orca vissuto da orca?</span></p>
<p><span style="color:#3366ff;"><em><br />
</em></span></p>
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	</item>
		<item>
		<title>Paola Casulli, Di là dagli alberi e per stagioni ombrose</title>
		<link>http://kolibris.wordpress.com/2011/11/10/paola-casulli-di-la-dagli-alberi-e-per-stagioni-ombrose/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2011 16:13:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Di là dagli alberi e per stagioni ombrose]]></category>
		<category><![CDATA[Paola Casulli]]></category>
		<category><![CDATA[Rossella Renzi]]></category>

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		<description><![CDATA[COLLANA CHIARA &#160; Poesia italiana contemporanea &#160; PAOLA CASULLI, Di là dagli alberi e per stagioni ombrose &#160; Con una nota di Rossella Renzi &#160; ISBN 978-88-96263-55-6 &#160; pp. 58, € 12,00 &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; Con la pazienza della veglia, di un fiume che scorre lento, si procede in questo libro per sondare [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1828&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#3366ff;"><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=68"><span style="color:#3366ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1829" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Paola_Casulli_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/11/paola_casulli_cover.jpg?w=500" alt=""   /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#3366ff;">COLLANA CHIARA</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Poesia italiana contemporanea</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">PAOLA CASULLI, <em>Di là dagli alberi e per stagioni ombrose</em></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Con una nota di Rossella Renzi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">ISBN 978-88-96263-55-6</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">pp. 58, € 12,00</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Con la pazienza della veglia, di un fiume che scorre lento, si procede in questo libro per sondare il tempo e lo spazio, dando fiato alla voce femminile che emerge senza indugio. Si procede attraverso la Tradizione, passando per Montale, Sereni e altri grandi del Novecento. La poesia di Paola Casulli trafigge la pagina, l’occhio, l’orecchio, il respiro, sa farlo con grazia, con agilità, ponendo molta cura nel passaggio tra luce e buio, tra terra e acqua, tra una stagione dell’anno e la successiva.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">La parola si fa sinfonia, e proprio alla maniera di Vivaldi, interpreta nei quattro movimenti del libro il carattere stagionale, mettendo in versi un reale viaggio sensoriale e riflessivo, che avviene dentro e fuori dal corpo. Il verbo germoglia sulla variazione del tempo – tra il profumo di mele e la stanchezza della quercia –, assorbendone la temperatura, il suono, il volo d’uccelli variegati, la meraviglia di piante appartenenti a molte specie. Così, se gli stessi strumenti sembrano alternarsi in tutta l’opera, la varietà di nomi, gesti, riflessi di luce, rinnova il canto a ogni pagina, fino a renderlo sorpresa e mai scontato: nello scambio di orizzonti, nell’odore delle cose, nel gesto puntuale del contadino.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Tutto è teso a comporre il paesaggio – quello naturale e quello dell’anima – per varcare la soglia o restare, per trattenere ancora un momento il tempo dell’innocenza.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">L’acqua, come fiume segreto, pioggia, grandine… accompagna sempre il canto, perché la voce passa, come “un rivolo sonoro / sugli acquitrini di pensieri.”</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Lo scorrere calmo, del tempo e della meditazione, incontra un frangente nella poesia, uno schizzo rosso (papavero, tramonto, sangue), che lentamente si allarga. Qui sta la muliebrità di questa scrittura, che tutto incarna, che tutto fa vibrare. L’arte della Casulli agisce dolcemente, docilmente, come una “miniatura fluttuante”: si fa piccola, piccolissima cosa, nella grandezza incircoscritta. Sa accarezzare la pagina con la leggerezza della foglia che dolorosamente scolora, con la levità del volo di chi abbandona, con la forza dell’acqua che sopra a tutto passa e bagna, senza sosta o ripensamento.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Questo andare <em>Di là dagli alberi e per stagioni ombrose</em> ha la sua ragione, chiusa in un “pianto segreto”, il suo tempo infinito e ripetuto che si annida nell’”alone sottile dell’inespresso”. E si palesa, ancora una volta, in piacevolissima armonia: “come ambra sull’erba delle ore”.</span></p>
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<p align="right"><span style="color:#3366ff;"><em>Rossella Renzi </em></span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">*</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Scrivo certezze di luce</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">su brughiere in sosta dal vento.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Nel mutismo del mio pensare</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">lustro nuvole di peltro.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">*</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Nel cortile una colomba</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">schiva l’artiglio d’ombra</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">si arresta, ondeggia,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">riparte nel suo volo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">su questa Gerusalemme</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">di nubi.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Ricadono rovesciati</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">i papaveri</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">d’ingenuità si attardano</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">sulle pietre bianche.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Simulano lo scroscio di sangue</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">di spighe, fruscianti</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">prima della mietitura</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">un attimo prima della lotta.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;"><sub>]</sub>*</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Il paese,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">scampanando,</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">acceca valli assestate nella roccia.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Il pascolo lontano</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">corteggia l’erba del ritorno</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">ché tutto è già narrato.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">Si arruffano le case nei campi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">dividendo fremiti bui.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="color:#3366ff;">*</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Per ciò che vale</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">considero bellezza</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">perdersi in spazi</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">concavi di mani.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Ridursi a miniature</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">del fluttuante</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">divenire piccole cose</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">nella grandezza incircoscritta</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">come ambra sull’erba delle ore.</span></p>
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<p><span style="color:#3366ff;">*</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Singolare il movimento del sole.</span></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">Dalla sua trincea di luce</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">compie il salto</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">che mi precipita nel buio</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">senza il mio bouquet</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">di stanze vuote.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kolibris.wordpress.com/1828/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kolibris.wordpress.com/1828/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1828&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Giancarlo Pontiggia su &#8220;Animali prima del diluvio&#8221; (Kolibris 2010)</title>
		<link>http://kolibris.wordpress.com/2011/10/09/giancarlo-pontiggia-su-animali-prima-del-diluvio-kolibris-2010/</link>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 15:32:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[animali prima del diluvio]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara De Luca]]></category>
		<category><![CDATA[Giancarlo Pontiggia]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Chierici]]></category>

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		<description><![CDATA[Chiara De Luca, Animali prima del diluvio, prefazione di Gianluca Chierici, Bolo­gna, Kolibris, 2010, pp. 120. &#160; All’opposto della poesia nuda, dispersa, murata di Stelvio Di Spigno si pone la poesia metaforica, intensa, votata pressoché esclusivamente al discorso amoroso di Chiara De Luca (nata nel 1975 ; una laurea in lingue a Pisa ; un [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1823&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color:#0000ff;"><a href="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/10/testo.jpg"><span style="color:#0000ff;"><img class="alignnone size-full wp-image-1824" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="testo" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/10/testo.jpg?w=500" alt=""   /></span></a></span></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Chiara De Luca, <em>Animali prima del diluvio</em>, prefazione di Gianluca Chierici, Bolo­gna, Kolibris, 2010, pp. 120.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">All’opposto della poesia <em>nuda</em>, dispersa, murata di Stelvio Di Spigno si pone la poesia metaforica, intensa, votata pressoché esclusivamente al discorso amoroso di Chiara De Luca (nata nel 1975 ; una laurea in lingue a Pisa ; un Master in traduzione letteraria per l’editoria presso l’Università di Bologna, dove ha conseguito un Dottorato in letterature europee, con tesi sull’opera giovanile di R. M. Rilke ; già diverse traduzioni all’attivo da inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese). Come ci segnala l’autrice stessa nella notizia introduttiva, « <em>animali prima del diluvio </em>è una raccolta antologica cui ho dato una struttura tematica e stilistica coerente e organica, nata da una selezione effettuata su un <em>corpus </em>molto più ampio di testi » (p. 5). Quattro sono le sezioni del libro, dai titoli che già orientano, con la loro tensione fantastica, il lettore : <em>I grani del buio </em>; <em>confinando l’inverno </em>; <em>del vento la preghiera </em>; <em>La corolla del ricordo</em>. Fulminante la poesia d’esordio, che delimita il peri­metro della prima sezione, immaginandolo come un « campo ferito » ai confini del quale si aprono « sentieri infiniti » : « È un campo ferito la storia di ciascuno / sentieri infiniti si aprono ai confini / selci sono pietre miliari di domande / sabbia morbida ad accogliere le orme, / in un proliferare dissennato di stagioni » (p. 13). In questo campo è invitata a fare il suo ingresso una figura, cui il poeta ha conferito un potere sovrano, assoluto, « di vita, di morte, / o di capire », una figura che non solo si pone al centro di ogni verso, ma lo genera con il suo solo nome : « Il tuo nome è un prisma infinito / riverbera sillabe che ricombino / a chiamarti, e ogni cosa » » (p. 18). La campitura metaforica dell’esordio è giustamente sviluppata anche nelle poesie successive, che insistono sull’ambientazione rurale per dar corpo a sensazioni e stati d’animo : « fascine scomposte di attesa » (p. 14) ; « sul petto sarchio il buio » (p. 15) ; « li vedi i sentieri che abbiamo / lasciato » (p. 18) ; « la farina della resa » (p. 24) ; « Svio verso i colli a seminarmi » (p. 25) ; « Sterili canne sono adesso le parole, / si sporgono dal fango ritentando / di risalire in gola a germogliare » (p. 26) ; « Si apre la grotta d’aria spessa / sul tunnel di silenzio dei giardini, / allineo i passi con cura sul sentiero / centran­do spazi liberi tra i sassi » (p. 34) ; « ombra tra ombre seminata » (p. 38). Solo nella poesia conclusiva della sezione compare il nome di Bologna, luogo reale – s’immagina – della vi­cenda, che nondimeno precipita a ogni giro di verso verso un buio primitivo, ferino (p. 24) animale (seguendo l’indicazione del titolo, che è riproposto nella poesia di p. 21) : « Essere niente e voler essere tutto, / nelle tue caverne brancolo a cercare / se con me nel buio per errore / hai lasciato cadere una traccia del tuo bene » (p. 27). Storia che è raccontata, per brandelli, dentro un inverno sterile, freddo, che è quello – come si intuisce gradatamente – di un abbandono, di un’assenza.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Le sezioni successive, cronologicamente più avanzate, sembrano inasprire il dettato metaforico, con un’accentuazione di elementi crudi, che spesso vanno ad amplificare cam­pi metaforici già individuati nella sezione d’esordio, come nel seguente componimento, uno dei pochissimi ad essere datato : « Le parole corona di candele / ardente la resa a un domani spaventoso. / Chiederanno forse le ragioni impronunciate / di quest’apoplettico tacere, / saranno chiodi a fondo in angoli di labbra / per varcare a forza la soglia del senti­re / per divaricare le radici dell’amore. / Nella terra degli occhi lesti seminiamo / svolgen­do germogli in foglie nelle mani / quando scatteranno le tagliole della luce / scivolerà nel nero la bestia del pudore / carpiranno solo vento tra le piume » (p. 57). Nella persistenza, quasi ossessiva, del tema amoroso, si accentuano i motivi della notte e del buio (così co­me gli elementi ctonii), la riflessione metalinguistica sul valore della parola, la presenza di un lessico corporeo, ma soprattutto la tendenza sia a fare del verso un’unità immaginosa quasi chiusa in se stessa (con esiti che richiamano a volte la poesia di Antonio Porta), sia a chiudere ogni componimento in un unico, compatto periodo.</span></p>
<p style="text-align:justify;">
<p style="text-align:justify;"><span style="color:#0000ff;">Se la metafora è il cuore fedele, costante di questa poesia (« i palmi del tempo », p. 15 ; « i boccaporti del buio », p. 16 ; « gli stipiti degli anni », p. 59 ; « le unghie brevi del pensiero », p. 60 ; « le reti dell’aurora », p. 70 ; ecc.), non manca, nel complesso, un’attitudine a saggiare in profondità, e con esiti vari, la materia linguistica, per caricarla di maggiore espressività : si nota per esempio una predilezione per i gerundi (come si evince anche dal titolo della seconda sezione) e i participi, anche di rara se non inedita fattura (« nudate del senso fino al silenzio », p. 16 ; « cerco un cielo calmo desertato », p. 51), così come la costruzione di una sequenza non omogenea di aggettivi e sostantivi (« Fui fiera, vergogna, distanze », p. 14). Di particolare forza la zona degli esordi e delle chiuse, che recingono la trama interna di questo piccolo (e protetto) canzoniere. I risultati più convincenti, nel complesso, paiono quelli contenuti nella terza sezione (<em>La corolla del ricordo</em>), dov’è un maggiore equilibrio tra tensione metaforica e descrittiva, una sorta di quieta sospensione dello sguardo : « È stata così piccola la pioggia / nel cadere, docile e precisa per spezzare / il flusso silenzioso e uguale della notte vedi / non torna l’asciuttezza calma del terreno / nei viali foglie marce che dissolveranno / grandi pozze dove come un sasso cade / lo sguardo che ha cessato di cercare / passa lentamente a guado il fango / cede e non ritorna » (p. 81).</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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	</item>
		<item>
		<title>Stefano Guglielmin su &#8220;Il cielo aperto del corpo&#8221;, di Fabia Ghenzovich</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 14:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[Fabia Ghenzovich]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo aperto del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Guglielmin]]></category>

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	</item>
		<item>
		<title>Stefano Guglielmin su &#8220;Entrata nel nero&#8221;, di Ranieri Teti</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2011 14:36:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[Entrata nel nero]]></category>
		<category><![CDATA[Ranieri Teti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Guglielmin]]></category>

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<p>&nbsp;</p>
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			<media:title type="html">teti</media:title>
		</media:content>
	</item>
		<item>
		<title>Vincenzo D&#8217;Alessio su &#8220;Il cielo aperto del corpo&#8221; di Fabia Ghenzovich</title>
		<link>http://kolibris.wordpress.com/2011/08/23/vincenzo-dalessio-su-il-cielo-aperto-del-corpo-di-fabia-ghenzovich/</link>
		<comments>http://kolibris.wordpress.com/2011/08/23/vincenzo-dalessio-su-il-cielo-aperto-del-corpo-di-fabia-ghenzovich/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 08:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>kolibris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Collana Chiara]]></category>
		<category><![CDATA[Italian Contemporary Poetry]]></category>
		<category><![CDATA[Reviews]]></category>
		<category><![CDATA[Fabia Ghenzovich]]></category>
		<category><![CDATA[Il cielo aperto del corpo]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo D'Alessio]]></category>

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		<description><![CDATA[Fabia Ghenzovich,  Il cielo aperto del corpo, Kolibris Edizioni,2011 &#160;   Nella collana “Chiara” delle edizioni Kolibris di Bologna, è stata inserita la raccolta poetica di Fabia Ghenzovich, “Il cielo aperto del corpo”. I versi, pregni di una giovane forza vitale, sono la ricerca/scoperta del proprio vivere in mezzo a una umanità non sempre disposta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1814&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.kolibrisbookshop.eu/store/?p=productMore&amp;iProduct=67"><img class="alignnone size-full wp-image-1815" style="border-color:black;border-style:solid;border-width:1px;" title="Fabia_Ghenzovich_cover" src="http://kolibris.files.wordpress.com/2011/08/fabia_ghenzovich_cover1.jpg?w=500&#038;h=698" alt="" width="500" height="698" /></a></p>
<p><span style="color:#3366ff;">Fabia Ghenzovich,  <em>Il cielo aperto del corpo</em>, Kolibris Edizioni,2011</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  Nella collana “Chiara” delle edizioni Kolibris di Bologna, è stata inserita la raccolta poetica di Fabia Ghenzovich, “Il cielo aperto del corpo”. I versi, pregni di una giovane forza vitale, sono la ricerca/scoperta del proprio vivere in mezzo a una umanità non sempre disposta a scrutare “il cielo aperto”. Oggi si vive a testa bassa, piegati sulle esigenze continue del sopravvivere e di alleggerire le pene dell’esistenza. In altri momenti si direbbe un’egoistica necessità di essere presenti.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  La Nostra, invece, è in lotta con il proprio corpo e i suoi confini, alla ricerca di quella “urna d’acqua “ che Giuseppe Ungaretti ritrova, per riposarsi, nelle acque dei fiumi dove riconoscersi: “una docile fibra / dell’universo.” La parola “confine” compare nei versi di Ghenzovich  almeno per tre volte, in tre momenti compositivi della raccolta: nell’ingresso, nel primo atto e dopo l’enunciato de “In principio”.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  I confini dell’Autrice sono in trasparenza, perché lei è “muda sorgiva”, e generano il tumulto nella terra di mezzo rappresentata dal corpo; mentre un respiro più potente e forte vuole levarsi e portarla in acque lontane:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  Nuovo alla luce un sentire</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  d’infanzia sepolta nel corpo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  una nascita possibile</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">   un mare dentro. (pag.36)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> La poetessa è ancora “in cuna”, in sofferta ricerca della “forma nata da me / lo spazio aperto / l’ Io inverso”(pag.37) . Badate l’io è scritto con la maiuscola.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  Una carica di energia attraversa l’intera raccolta: il corpo è solo lo strumento musicale imperfetto che s’inclina alle note della Poesia. Quale Poesia? Quella intimista dell’adolescente o l’acerba forza che respirerà nel magma della continuità? Mi sorprende la bella gestualità dei versi di questa raccolta, la grazia con la quale la penna, incerta, cerca l’abbrivo per le future sofferenze che la strada dei poeti conosce. Una composizione in particolare unisce l’apertura di questo cielo limpido, nascosto ancora nelle nebbie mattutine, al corpo del Mondo (“Mater matrigna matrix” (pag.33) e forma la vocale costante del portare su di sé (il gerundio) di alcune composizioni presenti in questa raccolta:</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">  Dopotutto sembra quasi uno scherzo</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> di natura che gioca col senso comune</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> di ogni cosa che appare però diverso</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> in una luce nuova come non pensavi  (pag.17)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> La eco del Novecento è forte e presente, come per noi,  nei versi insostituibili del nobel Eugenio Montale :</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;"> “ Vedi, in questi silenzi in cui le cose</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    s’abbandonano e sembrano vicine</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    a tradire il loro ultimo segreto,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    talora ci  si aspetta</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    di scoprire uno sbaglio di Natura,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">    nel mezzo di una verità.” ( <em>I Limoni</em>, Mondadori)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color:#3366ff;">   agosto,2011                                              vincenzo d’alessio</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/kolibris.wordpress.com/1814/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/kolibris.wordpress.com/1814/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=kolibris.wordpress.com&amp;blog=5183823&amp;post=1814&amp;subd=kolibris&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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