Italian Poetry

Cassandra. Un monologo di massimo sannelli

Questo monologo, come gli altri, non cerca, non insegue e non rinnega il nuovo. La ricerca del nuovo – che non esiste ancora – è inutile, se è slegata dall’intensità, che viene da corpi già esistenti. Sviluppare l’intensità, prima, potrebbe evocare il nuovo, dopo. Ma il nuovo non importa più, dove il problema è aumentare la temperatura, non essere più né «uno» né «uomo», allargare il campo per ospitare la Presenza e la Leggerezza. I corpi vivono ora. [Genova, 28 luglio 2009]

 

 

 

 

1.

Cassandra. tu sei o non sei un’attrice?

mi hai domandato. io sono già un’attrice.

Cordelia parla a Lear e Lear ascolta.

sono un’attrice e Lear non ha capìto

più niente.

Ama. Silenzio. Ama! Ama!

Non sono povera. No. Ho l’amore

in me, ed è più grande della lingua.

 

Cordelia parla a Lear. Lear ascolta.

sono un’attrice. posso farlo meglio

di prima. senti adesso, con le pause

lunghe:

Silenzio. E che dirà Cordelia?

Silenzio! Ama.Povera Cordelia!

Non sono povera! No. Ho l’amore

in me, ed è più grande della lingua!

 

hai sentito Cordelia e niente è meglio

di lei! ascolta ancora il suo talento:

 

Io Vi obbedisco, Vi amo e Vi onoro.

Perché le mie sorelle hanno mariti,

se ognuna dice “amo solo mio padre”?

Quando sarò sposata, quel signore

che con la mano accetterà il mio pegno

dividerà con Voi amore, stima, e cura.

Il cuore parla a Voi. Non «tanto giovane

e tanto poco tenera»: ma giovane,

signore, giovane! – e tanto sincera.

 

ricordi cosa ha detto alle sorelle?

 

Vi auguro ogni bene. Addio, sorelle.

Addio alle due gemme!

Gemme, addio.

ora mi credi? il nostro addio è stato

sentito bene. io non lo studio più.

Cordelia parla e so di cosa parla.

 

*

 

lo studio che facevo è terminato

da molto tempo. posso dirti: ero

Lady Macbeth! allora ci credevi –

credevi tanto a me, quando facevo

la O chiusa di AMORE e tutto il resto,

amóre amóre amóre amóre amóre!

Io ho allattato. E so che dolce amore

è il bambino che succhia – ma io avrei

negato il seno alle gengive morbide,

e morte al suo cervello! L’avrei fatto

io: se avessi giurato, come te.

 

e tu? hai mai giurato nella vita?

essere attore o niente, artista o niente

e grande o niente – e come Macbeth hai

il latte nella mente, il latte nella

vita – moltissimo latte è nel tuo

piccolo sesso – hai mai giurato che

sarai adulto o nulla, artista o nulla,

materia buona o nulla? ora saresti

qualcosa. oppure nulla.

quando ero

più giovane – studiavo molto (oggi

poco) il silenzio: ero brava e ero chiusa

tra altre e altri, e trasparente; e non

vista. perché? è forse la dolcezza

che manca – forse; o si nasce in un posto

selvatico che uccide, sei una donna

e cosa vali che mi dici sta’

tranquilla che mi dai, e dove vuoi

arrivare. così si parla. arrivo.

i molti incontri immondi sono chiesti

a molte donne, e anche i maschi, molti,

si piegano – e una donna dice: accetto,

ricòrdati di me! – ma io non ho

fatto così. ero una luce. e non basta

la luce forte? è grande e forte. ascolta.

avevo te! non mi bastava averti?

 

a volte entravo in questi versi: era

già Bill, lo Scuoti-Lancia – ti faceva

ridere il senso di Shake-Speare – PERFETTA

POTENZA di Cordelia! dicevi:

tu sei grande e mi piaci! questo credo

che sia mio: Vi auguro ogni bene.

Ama. Silenzio. E che dirà Cordelia?

Silenzio! Ama. Povera Cordelia!

Non sono povera. No. Ho l’amore

in me, ed è più grande della lingua!

 

e:

Addio, sorelle. Addio alle due gemme!

 

 

2.

ho pensato che Amleto fosse come

me. davvero. pensavo ad un Amleto

che è donna – bello e libero dall’enfasi

che all’uomo piace. un uomo non ha altro

che le parole e il sesso agile, forse:

ma Amleto non è un uomo. Amleto ha solo

il fiume di parole e un sesso poco

teso. non hai creduto a me: dicevo:

Amleto era un attore! anche Polonio

dice: ben recitato, altezza. e Amleto

era un poeta di certo. già. Amleto

non ama gli altri: ama le parole:

a quelle non hai dato peso, a me

neanche, e ancora meno al caro

Amleto:

 

Essere. O non essere. O l’uno. O l’altro.

Che cosa è meglio? Patire gli strali

e i colpi di balestra di una sorte

oltraggiosa? Aggredire con le armi

l’abisso degli affanni e contrastarli

fino in fondo? La morte. Solo il sonno,

nient’altro. Poi, convincersi che il sonno

sarà la fine delle fitte al cuore

e delle malattie che per natura

colpiscono la carne degli uomini.

 

Devotamente, sì, devotamente,

dobbiamo implorare questa grazia.

Morte. Sonno. Sonno? Forse sognare.

Il nodo è questo: quali sogni

arriveranno a noi, dopo l’uscita

da tutti i suoni del mondo mortale –

ecco un’idea che deve trattenerci.

Ed ecco il dubbio che mantiene in vita

ogni infelice. Chi sopporterebbe

lo sputo e lo scudiscio di ogni tempo,

il muso del tiranno, e le facezie

dell’orgoglio, e la pena dell’amore

non amato, e le léggi trascurate,

l’arroganza dall’alto e poi gli oltraggi

degli indegni sul degno, che è paziente –

chi li sopporterebbe, se il pugnale

ti concede la quiete, con un colpo?

Chi accetterebbe il peso della vita,

tra sudore e bestemmie? E la stanchezza.

 

È solo la paura della cosa

che seguirà la morte, quella terra

da cui nessuno torna – è la paura

che preme sulla nostra volontà

e ci fa radicare nel presente

deforme e non volare all’altro tempo

ignoto? La coscienza, la coscienza

ci rende tutti vili: tutti. Ecco

come il colore della volontà

si stempera e rovina contro il buio,

e come può arenarsi un gesto audace,

perdendo il primo nome, che fu «azione».

Vedo la bella Ofelia. Quando preghi,

Ninfa, intercedi per i miei peccati.

 

è faticoso. mi stanco – ma posso.

la traduzione è mia. non sopportavo

la prosa balbettante dei poeti

italiani e la noia di chi recita

senza la fame in corpo e Cristo in cuore e

la grazia.

 

e non credevi più che Amleto

è uomo e donna: è un uomo che una donna

può essere. ma essere è difficile

e morire spaventa e fare è un peso

e chi non fa si adagia. la tua vita

si scioglie in questo modo.

 

ed io avevo

tanta fretta, così – perché avevo

questa luce non calma – quella che

non resta chiusa. mi sgridavi: piangi

sempre, mi urli in faccia «io sono brava!

io sono brava!, io, io!», non senti

mai il tuo maestro? – il mio maestro? il mio

maestro non sa più quello che dice

ed è smarrito. anch’io. ma io – vedi –

che grido sempre e mi lamento sempre

(è una cosa da donna – mi dicevi)

faccio Cordelia bene, e sono Amleto

(Amleto è donna e uomo) – non sei niente –

non sai niente – non credi a niente – non

cadi mai in tentazione e non sei buono:

tu non sei caldo o freddo! ma io devo

(fingi di non capirlo) lavorare.

 

che cosa mi vuoi dire? tu hai parlato

solo di te. è vero. perché no?

Amleto parla sempre. e io non penso

che Amleto loda Amleto. è un’altra cosa.

 

la mia lode è finita e tu NON CREDI

che ho parlato d’altro? non ci credi.

sbaglia Cassandra, oh sì. Cassandra è troppo

eccitata per essere un’attrice

affidabile. bene. quando entra

Cassandra – sei distratto con me – non

mi credi? e perché? impara a ricordare.

 

3.

c’è la vita selvaggia, non ricordi?

non ti ho mai detto questo: c’è una volta

che la bambina Cassandra si stese

tra ramo e ramo e cadde e cadde e poi

volò da ramo a ramo, e più non cadde

la bambina Cassandra. e tu ci credi

a una donna che vola? e Maura disse,

ricordi? disse: la stronzetta è brava,

senti come traduce. ma io recito

ancora meglio, senti? non ricordi

che sono brava. io sì, me lo ricordo

ancora molto bene. e la stronzetta

è brava, perché no? perché no? questa

è una lode, sì. qui nessuna frase

contiene meno di undici sillabe,

capìto?

 

Cassandra, calma.

 

ti chiamo.

 

e dico tutto: io devo lavorare,

e ho fame, e questa casa in cui non sei

si paga, e ho fame, e devo lavorare.

chiedo lavoro, non felicità.

enfasi. no. chiedo lavoro – e basta.

 

farò di tutto, farò tutto, tutti

i ruoli. e adesso chiamo e te lo dico

con calma: il mio maestro sei tu solo,

sei il mio regista e il mio autore sei tu

e il mio amore – e lo sarai sempre.

dirò che devo lavorare. adesso

ti chiamo – e ciao. disturbo? sono io.

io chi? Cassandra. quale? la tua attrice,

ti ricordi? sì, sono – no, io ero

Cordelia. e sì, vorrei rifarla ora,

se vuoi. sì – ho studiato molto. meno

di un tempo, ma ho studiato molto, certo.

volevo dirti che devo… che…

come?

 

no, non volevo dirti che ho bisogno

di lavoro. tranquillo. ti volevo dire

addio, lo sai? l’ho detto ora. e dico

 

ancora: addio. ti ho chiamato e ti ho detto:

addio. soltanto questo. mi hai creduto?

o sì o no. se mi hai creduto, applaudi!

 

 

 

 

 

[gennaio-febbraio; luglio 2009]

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2 replies »

  1. ciao Stella… e grazie a Chiara, prima di tutto. come sto? confuso vagante e – dicono – sfuggente… prima pensavo all’India al deserto all’aereo – Dio sa come e dove sarei *sfuggente*… ciao sempre!
    massimo

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