Poesia gallese

John Barnie, Trouble in Heaven/Tumulto in cielo

Trouble_in_Heaven



Come tutti i libri potenti e necessari, questa raccolta di John Barnie non porta scompiglio soltanto in cielo, bensì anche nelle nostre coscienze, spesso assopite per difesa, o per eccesso di stimoli. Ci troviamo qui di fronte a un mix esplosivo di grande sapienza ritmica e maestria formale, profonda conoscenza delle Sacre Scritture, delle teorie darwiniane e delle tappe geologiche segnate dal nostro pianeta nella sua evoluzione. Il tutto rafforzato da un amore sconfinato per il mondo naturale in ogni suo minimo dettaglio, osservato, colto e restituito al lettore. E agli occhi del lettore che, come chi scrive, sia abituato a scenari urbani – dove la potenza creatrice della natura è domata, tenuta a freno, recintata, dove gli unici uccelli superstiti sono passeri e colombi –  la moltitudine e varietà di farfalle, volatili, insetti (attuali e preistorici) descritta, ascoltata, compresa dal poeta, schiude, o meglio, riapre un intero universo soltanto intuito.

Ma Tumulto in cielo è anche altissimo e coraggioso grido di protesta contro  le guerre, gli orrori, le ingiustizie dell’Umano, contro le dinamiche perverse del potere e le spaventose atrocità che costellano la nostra Storia e le nostre storie, adombrate, alluse o messe esplicitamente a nudo.

Ed è un dubbio che s’insinua, rimestando le carte, ridistribuendole, scardinando con ironia intelligente o acuto scetticismo i principi fondanti del cristianesimo. Il “Vecchio Furbone” di Barnie è un Dio fragile, che ricorda  le divinità pagane così simili a noi, per difetti, debolezze, fragilità e invidie, così fallibili e vulnerabili. È un Dio assente, per nulla onnipotente, che sbaglia a priori, nel disegnare l’abbozzo della prima cellula. È un Dio che alza le mani, mentre il Figlio invoca un’aspirina e lo Spirito Santo singhiozza. Un Dio che non può salvarci dal Male, perché non è in grado neppure di salvare se stesso. E anche i suoi angeli sono creature fragili, dalle ali sporche e spezzate, minacciati, offesi, caduti, non per  colpa né disobbedienza, bensì perché terreni, come agnelli sulla paglia di un fienile.

Ma quel che emerge dal tumulto è la fede del poeta in una, seppur remota e nascosta, possibilità che il “partito della bellezza” vinca alle elezioni  della nostra anima. La poesia diviene qui  la principale artefice della “campagna elettorale”, con una voce priva di promesse e mistificazioni, di retorica e commiserazioni, bensì votata – in ogni sua vibrazione, in ogni suo sussulto, slancio o cedimento – alla ricerca della verità che possiamo carpire, alla celebrazione della realtà che ci è concesso afferrare. Nella mistica del possibile e dell’Umano.

 

Chiara De Luca

THE QUESTION

 

Will nature never be ascendant again?

 

In between strata where you couldn’t draw a breath

deep time is ticking, in pools that are poisoned and

forgotten,

in deserts where nomads drive trucks shimmering like a

woman’s dress across salt pans,

the long seconds, the hazy hours, the mysterious years,

neither fast nor slow;

a human shakes his Mickey-Mouse watch,

Goofy wags his tail and Minnie scolds,

everything is normal and speeded up,

traffic across the city bridge a bracelet of energy,

skyscrapers hyperventilating in sunlight and rain;

the human runs then stops, runs again;

Mickey is thrown into a skip, his dippy head ‘ticks?

‘tocks’

with innocent, mischievous eyes;

where was I; nature’s return; some mutation is

already breeding in the oceans’ green reactors, some

generalist about to make good out of a bad situation;

speed the repellant we put on

to fend off extinction in the waste places

where the tap is dry above the empty bucket.

 

 

 

LA DOMANDA

 

La natura sarà mai di nuovo nascente?

 

Tra gli strati in cui non puoi tirare un solo respiro

tempo profondo sta battendo, in pozze avvelenate e

dimenticate,

in deserti dove i nomadi guidano carri scintillanti come

un abito da donna nelle saline,

lunghi secondi, ore caliginose, anni misteriosi,

né veloci né lenti;

un umano scuote il suo orologio di Topolino,

Pippo scodinzola e Minnie brontola,

tutto è nella norma e accelerato,

il traffico sul ponte cittadino un bracciale d’energia,

grattacieli iperventilanti sotto pioggia e sole;

l’umano corre poi si ferma, ancora corre;

Topolino è gettato in un bidone, la sua testa pazza fa

tic tac

ha occhi birichini, e puri;

dov’ero; il ritorno della natura; già una qualche

mutazione si sta

scatenando nei grandi reattori oceanici verdi, qualche

generalista si sforza di trarre il buono dal male;

velocità il repellente che indossiamo

per far fronte all’estinzione in luoghi desolati

dove il rubinetto è secco sopra il secchio vuoto.

 

 

 

 

OCEANOGRAPHER

 

Across the sea wall

the grey lumpen sea; it could

never master language,

mouthfuls of pebbles and sand

tossed on the beach, weed

and crab claws; in the sea-

gardens too, words never dart

in a shoal, are never snapped up

by a grouper or shark; deep

in the garden of perpetual darkness

words don’t fall in a drizzle,

like husks of plankton, blurred

in the fizz of a hunting fish’s

lamp; only we, it seems,

are at a loss without them,

eyes blinded by glitter

on the water’s surface.

 

 

 

OCEANOGRAFO

 

Oltre la diga foranea

lo straccio grigio del mare; non potrebbe

mai padroneggiare il linguaggio,

bocconi di ciottoli e sabbia

scagliati sulla spiaggia, alghe

e chele di granchio; anche nei giardini

del mare le parole non guizzano

mai in banco, mai sono azzannate

da cernie o squali; nel folto

del giardino del buio perpetuo

le parole non cadono in pioggia leggera,

come strati di plancton, velati di spuma

nei guizzi di una lampada

di pesce predatore; solo noi, sembra,

siamo smarriti senza di loro,

con gli occhi accecati dallo scintillìo

sulla superficie dell’acqua.

 

 

THE COMING WAR

 

Who was the ghost

whistling on the parapet

as the goatherd passed by; the sky

 

was a blind of blue as always

drawn across the stars;

Allah must be a good book-keeper,

 

with so many heroes

there could be a short-fall of

houris in the twenty-first century;

 

unthinkable, but the advancing tanks

are a visor against the prayers

of the just

 

that patter like knuckledusters

on steel; nobody’s

impatient any more;

 

Death puts on the cloak

of the inevitable and

trudges out.

 

 

LA GUERRA IMMINENTE

 

Chi era il fantasma

che fischiava sul parapetto

quando il capraio passò; il cielo

 

era una tapparella di blu come sempre

tirata sulle stelle;

Allah deve essere un buon contabile,

 

con così tanti eroi

potrebbe esserci penuria di

donne affascinanti nel ventunesimo secolo;

 

impensabile, ma i panzer in avanzata

sono uno scudo contro le preghiere

del giusto

 

quel tic toc di tirapugni

sull’acciaio; nessuno è

più impaziente ormai;

 

la Morte indossa il mantello

dell’inevitabile e

si trascina fuori.

 

 

THE SUN IS SHINING

 

Get the old men up,

no sleeping in chairs, out

to the bluebell wood

and the thin shimmer of its

scent; get them up, no

shuffling in slippers to the

kitchen to glance at the clock;

get them up, the buzzard

in a deft swoop grapples

the rabbit; life never is past

tense (the photograph

album is memory’s arthrit-

is); get them up.

 

 

IL SOLE SPLENDE

 

Svegliate i vecchi,

vietato dormire sulle sedie, fuori

verso il bosco delle campanule

e il riverbero lieve del loro

profumo; svegliateli, vietato

strascicare in pantofole verso

la cucina a guardar l’orologio;

svegliateli, la poiana

in picchiata abilmente

afferra il coniglio; la vita non si declina

mai al passato (le foto

nell’album sono un’artrite

della memoria); svegliateli.

 

 

 

GOSPEL

 

They found God’s tomb

carved out of granite

in a cave in the desert hills;

when rubble and dust had

been removed they saw a hawk

painted in gold, its foot

on the neck of a sparrow;

scientists said Stand back,

and bombarded it with X-

rays, developing a photo

of emptiness; Holy, holy, holy,

chanted the priests, He is

risen again; it was breaking news

supplanting wars and riots,

but what to do with an

empty tomb; Move on, move on there,

the sergeant said,

wafting a lazy hand; Move

on, there’s nothing to see here.

 

 

GOSPEL

 

Trovarono la tomba di Dio

scavata nel granito

in una cava delle colline deserte;

quando polvere e pietrisco furono

stati rimossi videro un falco

dipinto in oro, le zampe

sul collo di un passero;

gli scienziati dissero Indietro,

per bombardarlo di raggi

X, e sviluppare una foto

del vuoto; Santo, santo, santo

salmodiarono i preti, Lui è

risorto; fu una notizia tanto esplosiva

da soppiantare guerre e rivolte,

ma che farsene di una

tomba vuota; Andate, andate via,

disse il sergente,

sollevando una mano indolente; Andate

qui non c’è nulla da vedere.

 

 

WE LOOKED EVERYWHERE

 

Where’s Old

Tricky; behind the Moon?

but no, there was

nothing in the dark impact

craters; perhaps on Mars;

there were no spiritual

footprints in the desert of

stones; the Sun? just a

furnace of physics; what about

those fingers of light walking across

the bay? the Sun again,

its blind hands feeling

for the Earth’s green

face; Old Tricky, come out!

is he in the clouds; but

the clouds bring only rain,

and again tomorrow, rain;

what should we do; faith,

says the preacher, and

perhaps good deeds;

in the afternoon he goes for a

swim, delighting in the buoyancy

of flesh.

 

 

GUARDAMMO OVUNQUE

 

Dov’è il Vecchio

Furbone; dietro la Luna?

ma no, non c’era

nulla nel buio cratere

d’impatto; forse su Marte;

non c’erano impronte

spirituali nel deserto delle

pietre; il Sole? Solo una

fornace di fisica; che dire

di queste dita di luce in cammino

attraverso la baia? Il Sole di nuovo,

le sue mani cieche esplorano

al tatto il viso verde

della Terra; Vecchio Furbone, vieni fuori!

è forse nelle nubi; ma

le nubi portano pioggia soltanto,

e di nuovo domani, pioggia;

che dovremmo fare; fede,

dice il predicatore, e

buone azioni forse;

nel pomeriggio va a farsi

una nuotata, godendo della galleggiabilità

della carne.

 

 

 

THE STORY SO FAR

 

I’m not sure anything

could be said when God’s

coffin was winched from the Marianas

Trench, streaming water, panelled

with gold where gazelles

pricked their ears and a sabre-

tooth padded; there were humans

too, in gold, holding hands;

These are my works, omnia

animalia sunt, it said on the

lid; the captain gave a signal and the

winch let slip the coffin

that splashed then sank

as in a watery mirror through the

blue, until it disappeared

with the last threads of light

into the trench’s depths.

 

 

LA STORIA FINORA

 

Non sono sicuro che ci fosse

qualcosa da dire quando l’argano

estrasse la tomba di Dio dalla Fossa

delle Marianne, grondante, placcata

d’oro dove gazzelle

rizzarono le orecchie e una tigre

dai denti a sciabola andava

a passo felpato; c’erano anche

umani, in oro, a stringere mani;

Queste sono le mie opere, omnia

animalia sunt, era scritto sul

coperchio; il capitano diede un segnale e

l’argano lasciò scivolare la bara

che cadde nell’acqua e affondò

come in un liquido specchio

nell’azzurro, finché scomparve

con le ultime scie di luce

negli abissi della fossa.

 

 

UNCONDITIONAL

 

Heaven and Earth shall pass away,

but my words shall not pass away.

 

After humans

what happened to the words,

did birds make nests with them,

did ants carry them off

mistaking them for leaves;

 

after the Earth

did they float with debris

in space, twisting and turning

in the light of distant stars;

 

after the universe

did they come home to God

who sat deaf-mute,

astounded at all the things

they had said.

 

 

INCONDIZIONATO

 

Cielo e terra spariranno,

ma le mie parole non spariranno.

 

Dopo gli esseri umani

che accadde alle parole,

forse gli uccelli ne fecero nidi,

le formiche le trasportarono via

scambiandole per foglie;

 

dopo la Terra

fluttuarono coi detriti

nello spazio, volteggiando e girando

nella luce di stelle distanti;

 

dopo l’universo

rincasarono presso Dio

che sedeva sordomuto,

sbalordito da tutto ciò

che avevano detto.

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