Italian Poetry

Simone Cattaneo 1974-2009

A fine agosto il tuono morde i lampi prima che piova e

il cielo sembra sempre avere bisogno di un’autopsia,

cammino sulla strada crivellata di buche come fosse

un costoso tappeto cinese, la neve gialla è ancora lontana,

la luce pare un caleidoscopio difettoso ed io vado

dove i ragazzi hanno denti d’oro larghi come gonne a fiori

e nessuno mi potrà più servire da bere vino tagliato con il solfato di rame.

Ormai è un furto ogni prospettiva di fuga.

 

 

Me ne stavo sdraiato sul pavimento del bagno

a cantare l’unica canzone in inglese

che conosco e a sputare cercando di colpire

un piccolo ragno sul muro,

quando la forma indecisa del mio braccio mi è parsa

simile alla bacchetta di un rabdomante che si piega

in prossimità di una qualsiasi sorgente d’acqua ormai prosciugata,

e allora ho deciso che non sarei morto soffocato dalle parole

che incendiano la giornata e ci frustano il viso senza motivo

avrei bene o male tirato a campare ancora per un po’,

il tempo necessario per non regalare

tutti i fiori di legno che offuscano la mia casa

a donne amate da anni e non incontrate mai

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