Italian Poetry

Chiara De Luca, La corolla del ricordo

corolla

 qui per acquistare

 

 

ancora vengo ad annusare l’abisso

riaprirmi le vene per immergere

la penna e sanguinare versi sul silenzio





Credo

nel sacro d’ogni incontro

nell’irripetibile stagione di un momento

di Eterno presente che redime il tempo

e si possa entrare infine un cuore aperto

custodire il grido teso d’ogni sguardo

tenere parole come canto che nel vento

soffia intensamente ponti tra le storie

sul mare di un silenzio enorme che non cede

quando più non frangono le onde dell’attesa

nel piegarsi a un fondo invano di memorie





Venuto dal buio si stringe

a me forte sulla panchina

la notte ha il mio cuore

i suoi occhi d’onice fuoco dal fondo,

per un attimo quasi mi scordo

il terrore che ho dell’umano

esito nella memoria lontana

di un abbraccio avvampato

nel giorno più breve dell’anno

oscurato – improvviso ti penso

guardare dallo spioncino

svenderti a testa china il futuro

da mite e paziente precario

intimare a qualcuno di dirmi

di lasciar perdere anch’io.

Quasi spero non giunga a salvarmi

nell’ultima corsa notturna

il bus che a quest’ora non porta

nessuno nel grembo cullando

da chi come me forse ancora

disa(r)mato si aggira cercando






Ogni giorno come questo è Natale

quando la luce tersa si scava

profondo un tunnel tra le colonne

a colpire freddissima e bella

la mano stretta attorno alla penna.

La prima pagina bianca è di nuovo

aperta in attesa di un gesto d’inizio

Cambio agenda ogni volta che muoio

per questo a febbraio in saldo ne acquisto

una mezza dozzina almeno.


21/11/2008





Nostalgia di treni e di stazioni

di chi si siede e senza domandare

inizia a raccontarti la sua storia,

di gradini sporchi e inumiditi

di neve calpestata e di rifiuti,

dell’orologio grande sul binario

incastonato al buio dentro al gelo

che pare neghi al tempo di passare,

della bimba slava appesa alla mia gonna

mentre usurpo e tremo il nome mamma,

di chi ti guarda dentro gli occhi e tiene

e non ti chiede neanche il nome nell’andare.





È strano vedi come possa il vento

liberare il cielo e alleggerire in volo

le braccia degli alberi di nuovo inginocchiati.

Prigioniera in casa manca ancora tanta luce

bevuta dal palazzo a pochi metri desertato,

mentre sul terrazzo i panni giocano coi fili

appesantiti danzano sgraziati e come ignari

del tempo segreto che battuto dal silenzio

da mesi nel quartiere non fa che replicare

la bellezza dura dei tuoi occhi nell’andare

la tragica saggezza che traveste le paure

le grida dei bambini in quel cortile

così pure






Novembre si ribella all’assalto dell’inverno

grandi crepe dilatate nelle nuvole dal vento,

un passo si appoggia lentamente dopo l’altro

tentando di alterare il volgere del tempo,

abitiamo un anno intero la distanza di una sera

vorrei essere di strada ma la strada non è chiara,

saperti dietro i vetri è la nuova vocazione

rigiro in bocca il fiato come una preghiera

ma il battito ha il ritmo di un’altissima canzone.

Il buio è disegnato in cerchi brevi dai lampioni,

auto in fila indiana sono stanche di arrancare

aprendosi per terra un varco lucido d’asfalto,

loro sono giovani e spogliate di tormento

insanabile sui viali a tarda notte il gelo.





Sono questa casa diroccata

di finestre cieche e fumo

contro il cielo, spaccata

dall’aver troppo difeso.

Non chiamare torna solo

se per ricostruire.

Tutto trema vedi nell’entrare

scoppia le crepe del silenzio,

scardina le porte verso il buio.

Non si ridispongono le pietre

perché non ha più eredi il sogno

non ha dimenticato nulla da rubare.

Solo le pareti fuori sanno stare

bianche incontro al vento.





Forse capirai un poco il giorno

che scivolerai tra i banchi del mercato

quando in fretta tirano le tende all’ora

di chiusura. Quando varcherai in silenzio

il portone in legno austero di una chiesa

mentre il coro intona l’ultima preghiera

e il prete sta benedicendo già chi c’era

Quando ti ritroverai la sera a rimandare

l’ora dell’uscita in giro nel quartiere

per poter sentire sempre quel fragore

di saracinesche esplodere le strade

Quando attenderai ogni notte per dormire

che sia spenta in alto l’ultima finestra,

lo saprai anche tu il sentore del finire

spendere la vita senza tregua ad iniziare

perché alla sorgente l’acqua non ricorda

come in uno schianto termini la corsa


Chiara De Luca

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