Guillemot

Edwin Morgan – Five Paintings/Cinque dipinti

sesto

 

 

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     Salvador Dali: Christ of St John of the Cross

 It is not of this world, and yet it is,

And that is how it should be.

Strong light hits back and the arms

Coming from where we cannot see,

Ought not to see, another dimension

For another time. At this time, we

Share the life of bay and boat

With simply painted fishermen

Who would give no Amen

Even if clouds both apocalyptic and real

Made them look up and feel

What they had to feel

Of shattering amazement, fear,

Protection, and a wash of glory.

Was it an end coming near?

Was it a beginning coming near?

What happened to the thorns and blood and sweat?

What happened to the hands like claws the whipcord muscles?

Has the artist never seen Grunewald?

‘I have to tell you John of the Cross called,

Said to remind you light and death once met.’

  

      Salvador Dali: Cristo di San Giovanni della Croce

 Non è di questo mondo, eppure lo è,

ed è come dovrebbe essere.

Luce forte colpisce schiena e braccia

viene da dove non possiamo vedere,

non dovremmo vedere, un’altra dimensione

per un altro tempo. In questo tempo

condividiamo la vita di baia e barca

con pescatori semplicemente dipinti

che non direbbero un Amen

neppure se nubi apocalittiche e reali

facessero alzar loro lo sguardo e sentire

quel che devono sentire

di stupore sconvolgente paura,

protezione, e un bagno di gloria.

Era una fine in arrivo?

Era un inizio in arrivo?

Che ne fu di spine e sangue e sudore?

Che ne fu di mani come artigli muscoli code di frusta?

Non ha mai visto Grunewald l’artista?

“Devo dirvi che Giovanni della Croce chiamò,

disse di ricordarvi che luce e morte s’incontrarono un tempo.”

   

 

 

 


raeburn8


     Sir Henry Raeburn: Portrait of Rev. Robert Walker Skating on Duddingston Loch

 The skating minister is well balanced

And knows it. Something distinctly smug

Keeps those arms in place. Wouldn’t it be good 

If the god of thaws pulled that icy rug

From under him, to remind his next sermon

What it is that goeth before a fall.

He shivers before the fire

Hunched in his wife’s mocking shawl –

Not the thing at all!

 

     Sir Henry Raeburn: Ritratto del Rev. Robert Walker che pattina sul Duddingston Loch

Il ministro pattinatore sta ben in equilibrio

e lo sa. Qualcosa di evidentemente compiaciuto

tiene queste braccia a posto. Non sarebbe bene

se il dio del disgelo gli tirasse via il tappeto di ghiaccio

da sotto i piedi, per ricordargli il prossimo sermone

cos’è che avviene prima della caduta.

Trema davanti al fuoco

avvolto nello scialle beffardo della moglie –

non c’entra niente!




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     Rembrandt: Man in Armour

 No warrior here.

This is a man who has put on some armour

In the cause of art. No enemy is near, 

The helmet is well burnished and no doubt, 

If tapped, gives off a musical note. 

It would certainly not

Smudge hand or glove with caked or dusty blood. 

If the man is faintly smiling, that would fit. 

Rembrandt, man, everyone will love it.

 

Bring back your son, yourself, the woman at her bath,

And we’ll use words like masterpiece again,

A cupboard is the best place for jingle-jangle.

Oh it’s well done: the head looms out of darkness

With all the accoutrements bar pain.

You are great; even a loss from you’s a gain.

But do not trivialise the death of men.

 

    Rembrandt: Uomo con armatura

 Niente guerrieri qui.

Questo è un uomo che indossò un’armatura

per la causa dell’arte. Niente nemici nei pressi,

l’elmo è ben lucidato e senz’altro,

se con le dita fai tap tap, emette una nota musicale.

Certo non ti macchierebbe

mano o guanto con sangue incrostato o polveroso.

Se l’uomo sorridesse appena, andrebbe bene.

Rembrandt, uomo, tutti lo ameranno.

 

Riporta tuo figlio, te, la donna al bagno,

e useremo parole come capolavori ancora,

un armadio è il posto migliore per il tintinnìo.

Oh, è ben fatto: la testa in rilievo sul buio

con tutto l’equipaggiamento di pena da bar.

Sei grande; anche una tua sconfitta è vittoria.

Ma non banalizzare la morte degli uomini.




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     Joan Eardley: Flood-Tide

 Lonely people are drawn to the sea.

Not for this artist the surge and glitter of salons,

Clutch of a sherry or making polite conversation

See her when she is free:

Standing into the salty bluster of a cliff-top

In her paint-splashed corduroys,

Humming as she recalls the wild shy boys

She sketched in the city, allowing nature’s nations

Of grasses and wild shy flowers to stick

To the canvas they were blown against

By the mighty Catterline wind –

All becomes art, and as if it was incensed

By the painter’s brush the sea growls up

In a white flood.

The artist’s cup

Is overflowing with what she dares

To think is joy, caught unawares

As if on the wing. A solitary clover, 

Unable to read WET PAINT, rolls over 

Once, twice, and then it’s fixed,

Part of a field more human than the one 

That took the gale and is now 

As she is, beyond the sun.

 

     Joan Eardley: Marea montante

Gente sola è trascinata verso il mare.

Non per quest’artista scintillìo e ondata dei saloni, 

strigere lo sherry e conversare amabilmente

guarda lei quando è libera:

in piedi nel salmastro infuriare della cima di una roccia

velluto a coste e dipinto a spruzzo,

canticchiando nel ricordare i timidi ragazzi selvaggi

che dipingeva in città, consentendo a intere nazioni naturali

di erbe e timidi fiori selvatici di aderire

alle tele contro cui li soffiava

il forte vento di Catterline –

Tutto diviene arte, come fosse stato esasperato

dal pennello del pittore il mare si alza ruggendo

in una bianca alluvione.

La coppa dell’artista

trabocca di quel che lei osa

pensare sia gioia, colta a sorpresa

come fosse in volo. Un trifoglio solitario, 

incapace di leggere VERNICE FRESCA, si rigira 

una volta, due volte, e poi è fissato,

parte di un campo più umano di quello

che prese la bufera ed è ora

come lei, al di là del sole.




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     Avril Paton: Windows on the West

 Turn the kaleidoscope and the seventy-eyed creature

Stretches, yawns, shakes the roof snow

Off its back in clumsy dollops, gets a glow

Going, cries of’It’s freezing!’ (not really, just a feature

Of tenement winter), puts some coffee on, come on –

How can a single one be a multiple seventy –

I don’t know, but I know I like the mystery –

Breathe out, breathe in, never in unison –

‘When did you get in last night?’ – ‘Where the hell

Did you put my razor?’ – ‘Dog has started

To chew things up again’ – ‘Well well,

You were going to give it a bone, that’s your department’

‘That was never what art meant,

Pictures falling off the wall, everyone has a –’

‘Don’t throw it away. I might need it’ –

‘You’ll never write a line if you don’t heed it

When I tell you there’s enough life,

Enough strife

In this old sandstone block

To turn Anna Karenina and The Great Gatsby

Into one noble undefeated cry

Which is the single tenement sigh

Any time, anywhere.

Turn up the heat,

A new day’s always sweet.’

‘Coffee up.’

‘My god another cracked cup.’

  

     Avril Paton: Finestre a Occidente

 Gira il caleidoscopio e la creatura dai settanta occhi

si stira, sbadiglia, si scuote la neve del tetto

dalla schiena in rozzi mucchietti, assume un bagliore

in movimento, grida “Si gela!” (non proprio, solo un assaggio

dell’inverno in affitto), metti su il caffè, forza –

come può uno solo essere settanta –

non lo so, ma so che mi piace il mistero –

espira, respira, mai all’unisono –

“A che ora sei tornato l’altra notte?” – “Dove diavolo

hai messo il mio rasoio?” – Il cane ha ricominciato

a rosicchiare tutto” – “Bene bene,

stavi per andargli a dare un osso, è compito tuo”.

“L’arte non ha mai significato questo,

quadri che cadono dalle pareti, tutti hanno un –“

“Non buttarlo via. Potrei averne bisogno” –

“Non scriverai mai un verso se non ascolti

quando ti dico che c’è abbastanza vita,

abbastanza conflitto

in questo vecchio blocco di sabbia

per trasformare Anna Karenina e Il grande Gatsby

in un nobile grido vittorioso

che è il singolo sospiro in affitto

in ogni tempo, in ogni luogo.

Alza il riscaldamento,

ogni nuovo giorno è dolce.”

“Caffè pronto.”

“Mio dio un’altra tazza rotta.”

 

 

 

Edwin Morgan, da Book of Lives, Carcanet, Manchester 2007

 

in uscita a ottobre per Kolibris

      



 

 

 

 

 

 

 

 

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