Italian Poetry

Questa luna che per te sogna…

inedito di Angelo Iannoni Sebastianini


M. De Falla – Danza del fuoco

1. L’altro giorno il Colosseo s’ è frantumato in musica: n’ è nata una soave navicella colorata di suoni acquei. Sprofondata nei più profondi abissi la margherita bianca e dorata cominciò a volare come fosse una libellula: un po’ su ed un po’ giù; cantando a squarciagola insieme a quel violino vecchio e un po’ sciancato che chiedeva sempre informazioni al lustrascarpe della Galleria Colonna. Il Teatro Argentina era più in là: dall’essere un teatro. E più non ritrovava la sua amata essenza: s’ era perduto assieme all’Opera. Noioso evaporare organizzato, della più bieca essenza. Montecitorio, crema avariata d’esseri umani, credeva di approvare un “nonsocché”: legislazione approfondita per una nuova musica o arte in genere o anche una stranissima frittata d’ anime. Cantava dolcemente una canzone mentre bolliva il cane… e il

presidente degli autori.

Moltiplicandosi per sette rinacque il Colosseo: una fiammata scolpita sulla roccia. Cuneiforme aspetto di un linguaggio perduto, la sua voce cominciò a diffondersi nell’aria. Echi lontani riportavano la dolcezza della sua sostanza viva: non per niente s’ era tuffato nel cuore stesso degli eventi come una pietra accesa di sentimento e voglia di vivere. La sua carrozza si fermò ai piedi del castello, scalpitando i cavalli ed il cocchiere. Ne scese una favola con un lungo vestito di seta, mentre i violini preparavano un pasto prelibato di vivande esotiche.

Disgraziatamente avevano chiuso la scuola. Il primo giorno già non sarebbe più stato possibile imparare niente.

Bisognava andare direttamente dal maestro di musica: per cantare agli dei. Bisognava rivolgersi subito al maestro elementare per apprendere l’ alfabeto, ma l’ alfabeto era cresciuto a dismisura e, ormai giovanotto, era fuggito con una splendida luce. L’ orizzonte s’ era imperlato di gioia, quando il maniscalco liberò tutte le puledre e la manna cominciò a piovere lentamente sulle strade ormai solitarie.

E. Granados – Galante

– Orientale

2. Galante

Questa Luna che per te sogna:

ti portasse il mio grido…

ma soffice e tenue.

Questa notte in te dorme:

vuole aprirsi

senza che me n’accorga.

Sei stata tu a sognare:

la primavera ti ha fiorito in sé.

Stelle perdono il suono:

se ci sorride

il cielo cade giù fra noi.

Luci dal buio

spargono noi.

Ai miei occhi, fratello

e amata,

è venuto qui a brillare.

E tu suoni, ma perché suoni?

Canta ogni volta che può: ma canta.

Non corre: lascia il sorriso perdersi,

ma canta.

Ma perché canta?

Odi?

E tu che cosa splendi?

Una farfalla lieve

sei fra la gente: il fiore.

Fiore? Ma perché fiore?

E. Granados – Andaluza

– Romantica

E. Satie – Sesta Gnossienne

3. Sulla sesta gnossienne proprio per lei.

Lontano dalla città

S’era perduto il chiarore della notte.

La Strada polverosa nel buio

Conduceva verso una collina nera

Che dolcemente declinava al fiume:

se ne sentiva lo scroscio.

Una cascata di speranza

Nell’incertezza del passo…

Andò quasi a battere su un alberello

Addormentato.

Un gracidare di rane

Nell’erba bagnata.

S’accese il ricordo

Come una luna sbiadita

E la voce con un soffio di vento

Penetrò nei brividi del sentire.

Ti ricordi di me?

Non so chi tu sia. Perché vieni?

Un frusciare scomposto

Agitò improvvisamente

Forse un cespuglio

E un saltellare galoppante

S’allontanò e scomparve.

Poi il silenzio

E di nuovo l’emergere

Dello scroscio del fiume.

Stellina si, stellina no,

fra una nuvola e l’altra.

Stellina si, stellina no.

Chi sei? Che sei venuto a fare?

Il dorso nero del colle

Ammonì alla prudenza.

Il secco spaccarsi di un tronco

E il tonfo sul prato

Rintoccò nell’ora…

E il vento ripercorse lo spazio

Tutt’ intorno.

Stellina si.

Guardando in alto la vedi.

Stellina.

Anche il cuore la vede.

I. Albeniz – Asturias

E. Satie – Quinta Gnossienne

4. Sulla sesta gnossienne per la quinta

“Vado in macchina”

Carte Napoletane

Plastica

“Vado a fare la spesa”

Una pizza?

La frutta

“chiama l’idraulico

….e l’elettrauto!”

“Vado a fare benzina e torno”

“Dov’è il portiere?”

“prendi l’ascensore?”

“No. Vado a piedi.”

“Hai acceso la radio?”

“…fuori in giardino”

“metti le scarpe!”

“Vai al mercato?”

“No. Vado a scuola”

Università, televisione, telefono.

Matrimonio? Quando?

Due foglie d’insalata.

“Vado a prendere il latte…”

Una cucina nuova,

il salotto nuovo,

una macchina nuova.

Cinema, video, rock, pop e disco music.

Dance.

Parcheggio e box.

Quasi quasi cambio la batteria.

Intimo.

Sofferto.

Frittata e gelato.

Uova, pasta, carne, pane e formaggio.

Burro.

Dolce, caffè, mandorle, olio.

Olio di cocco.

Pantaloni, sottoveste, occhi e mani.

Crema.

Al volante, sedia, poltrona.

Capelli lunghi, capelli rossi.

Sei stata dal parrucchiere?

Mi serve la fattura.

E lo scontrino.

Tu le paghi le tasse?

Perché paghi le tasse?!

I soldi, la banca, la tosse.

Affitto una villa con giardino…

….il mutuo.

Direttore!

Professore?!

Montagna, mare, campagna:

amore, amare.

Pulizie.

Calze.

Lo slip.

….di plastica. Una busta di plastica.

Mi sono dimenticata lo zucchero!

Sale, abbronzatura, vacanza, lavoro e denaro.

A casa.

Lo stipendio.

Pianoforte.

Elastico.

Bambini e vecchi.

“Ti telefono dopo”

Il meccanico.

Un bottone.

Ago e filo.

Cameriere?!?!

Autobus, treno, metropolitana.

“Vado a piedi”.

Miele, marmellata, biscotti.

Cameriere?!?!

Mi fa’ il conto?

E. Satie – Quarta Gnossienne

5. ORIENTALE

Capisci quel che dico? Di dove sei?

Quel mattino Peter bussò alla porta di Anna.

C’era nebbia. Poca luce fra i rami.

Un chiarore alla finestra del villino di fronte.

Picchiò una seconda volta,

ma naturalmente nessuno rispose.

Si avviò verso il pozzo: tirò su un secchio d’acqua.

Lo poggiò sul bordo.

Ma tu capisci quel che dico?

Peter sedette sulla staccionata: stava aspettando il lattaio.

Una bicicletta comparve al fondo della strada.

Passò davanti alla casa senza fermarsi.

L’acqua servì ad innaffiare una grande pietra tondeggiante

Che stava alla destra della porta d’ingresso (guardandola).

Ma riesci a vederle queste cose?

Il cinguettìo sparuto di un uccellastro

interruppe la tranquillità dell’ora.

Che sei venuto a fare? – pensò stancamente Peter.

Girò intorno, passando per il giardino,

ma le finestre erano tutte spente.

Una ventata improvvisa gli fece volare il cappello:

si andò a poggiare alla base del grande sasso tondo.

Chiamò delicatamente: “Anna!”

Il giornale del mattino rimbalzò sui gradini

davanti alla porta.

Peter raccolse il cappello e se lo rimise in testa.

Ma come posso spiegarmi? Da dove vieni?

Il villino al di là della strada si accese in ogni finestra

e si sentì un rumore di piatti e di pentole.

Il camino cominciò a fumare.

Peter si abbottonò la giacca, alzò il bavero ed ebbe un brivido.

Guardò al fondo della strada:

il Sole stava imboccandola proprio da lì (la strada).

A. Skrjabin – Op. 8 n.12

E. Satie – Terza Gnossienne

6. Caro Francesco Maria Valerio,

ti sto parlando come se fossi qui e so che mi senti.

L’altro giorno quello che hai detto a Teresa è stato un vero toccasana.

Non aveva ancora capito che tu l’ hai sempre amata, ma che le circostanze hanno creato tutte le divisioni possibili.

Pensava ancora che il tempo potesse cancellare la realtà.

Le avevo detto di avere fiducia nelle tue parole: ché neanche la morte tocca minimamente la concretezza dei rapporti umani, e specie se c’è l’amore.

Mi dimentico spesso che tu preferisci esserci quando ti parlo, ma devi capire che qualche volta ho urgenza di comunicarti la mia amicizia.

Solo: quando mi capita di voler confidare qualcosa a qualcuno, mi verrebbe di spingere il muro per muoverlo a compassione.

Teresa è una bella persona che ha riempito la tua vita, pur stando in disparte. Come mai non l’ hai mai cercata in questi anni? Volevi lasciarla in pace!

E’ veramente un modo strano di amare il tuo.

Cosa vi impediva di stare insieme?

O siete sempre stati insieme senza che alcuno vi vedesse?

Perché non tocchi anche il mio cuore e lo spedisci ai confini dell’universo!

E’ terribile essere invisibili a tutti tranne che a Lei.

Forse me lo stavi dicendo da tempo ed io non avevo capito o avevo paura di crederti: chissà cos’è che ci separa dalla comprensione?

Bastava ascoltare le tue parole.

E le sue.

Certo Teresa è veramente una bella persona: ha rischiarato i sentimenti di tanta gente senza farsi notare.

Era così anche da piccola con quegli occhioni luminosi.

Caro Francesco hai fatto proprio bene a dire tutto: bisogna finalmente decidersi a parlare.

Bravo!

Avrai certamente capito dalle mie parole chi sono.

E. Satie – Seconda Gnossienne

7. Banditi avevano rubato Chopin e Mozart e Bach e pure Prokofiev. Il loro capo era  bandito e ladro come loro, ma venne nominato saggiamente, dal grande usurpatore del regno, poliziotto che indagasse sui misfatti musicali e artistici della cricca bestiale. In più gli fu affidato il fasto della guida del melodramma nordico. Per fortuna di tutti il mondo rinasce ogni momento e rinacque, dopo aver squagliato ogni cosa, in un biscotto saporito e dolce che l’anima musicale di Beethoven intinse nel latte.

Quella colazione-merenda caratterizzò tutta la sua vita successiva che si svolse nella seconda parte del secolo ventesimo in un paesino desolato del sud d’Italia. Beethoven,

che allora non si chiamava più Beethoven, durante tutta la sua vita non ebbe modo mai di ascoltare la musica da lui composta. Faceva il falegname, senza peraltro particolar successo: piccolo falegname di uno sperduto paese. La moglie, ubriacona di mestiere, cantava sempre lamentazioni disperate che lo facevano andar fuori dai gangheri, malgrado la sua mite indole.

Non ebbe figli, ma un nipote della sorella attirò le sue attenzioni paterne e così ne fece il suo erede prediletto: gli raccontava le favole degli abitanti del legno. Con la raccomandazione di meditarle bene e portarsele con sé tutta la vita per piantarle nel mondo: e seminarle lì e seminarle qui dove si sentiva un soave calore sbuffare dal terreno. Sarebbe da ogni luogo prescelto rinato il mondo:

il mare, con le sue barche, e i marinai che cantano mentre gettano le reti, e i pesci brillano e danzano e raccontano le favole dei coralli;

il Sole che dà senso alle cose;

l’umidità dei boschi che ispira la saggezza dei docenti;

il canto degli uccelli che, in primavera, si posa sugli alberi scheletriti e ne fa’ spuntare

le foglie e i fiori;

le farfalle che staccandosi dagli alberi allietano l’estate;

le note musicali che in autunno rinascono come farfalle dello Spirito e danno senso alle

cose come il Sole.

Il racconto del falegname al figlioccio sembrava non finire più: i secoli passavano, ma la sua musica continuava a dare i perché della vita degli uomini: i mondi non smisero più di nascere.

N. Rimsky-Korsakoff – Il volo del calabrone

E. Satie – Prima Gnossienne

8. Sulla seconda gnossienne per la prima (un po’ comico)

Il ricordo di Voi che siete qui

Accompagnerà come una lampada magica

Le notti del futuro.

Si accenderà nella mente e nell’anima

Il teatro dei Vostri pensieri

E gli antichi eroi

Percorreranno le giornate presenti.

Vi sarà tanta luminosità dentro

Quanta fuori

Non ve n’era mai stata.

E saranno più vivi i ricordi

Che le pietre e gli armadi:

saranno parlanti i pensieri.

Sibilla, profezia dell’interno,

camminerà sopra i piedi degli alberi

e racconterà l’avvenire:

una fontana di neonati

allieterà il giardino qua fuori

e lì dentro.

E Voi camminerete in Voi stessi:

auspicio del giorno interiore.

Vedrete Voi stessi insieme nascere e morire

Come due petali di un fiore

E le lacrime scenderanno

Un po’ salate di gioia.

Seduto che ascolta

C’è qui fra Voi Pinocchio,

e c’è Biancaneve

e c’è Maria.

Giorgia cammina in punta di piedi

E va alla ricerca del Graal:

solo in punta di piedi

leggiadro il vento

entra nell’anima.

Giocoliere della parola

Cristiano avrà partorito il suo sogno

E Giovanna l’amore.

Se tocchi col pensiero i tuoi occhi

E parli al tuo orecchio

Sgorga il miele come dall’alveare

Nella tua frase.

D’amore

Soltanto d’amore

È fatto il tuo scheletro,

ma non averne paura, non ridere.

Solletico alla base del cranio

Non significa,

indica,

allude.

Non è né causa

Né effetto.

S’apre alla vista

Il panorama del Tempo:

e vedi passare Romolo

e tocchi il Buddha.

Seriamente scherzando

Puoi dire che abitano in Voi

Tutti, ma proprio tutti.

Pinocchio dice “no”: bugiardo?

E Maria aspetta in ogni istante

Un “Salve”!

Mentre il cuore alle volte

Arde come legna nel fuoco

E Sophia splende

Nelle notti di cielo pieno

Ed anche Iside è nuova

o….?

Bianco fra le stelle è il tuo cuore.

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