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GIOVANNI GRANATELLI, Giuramento, Mobydick, Faenza 2009

GIOVANNI GRANATELLI
Giuramento
Mobydick, Faenza 2009
ISBN: 978.88.8178.419.6
pp. 56,  € 9,00

POLVERE SOTTILE

Anche l’assenza della neve

trascrive punizioni

sul bordo del diario

sbiadendo gli ideogrammi

– promemoria per l’inverno –

che avevamo ricopiato

su porte e serramenti

ma vi scrivo per ripetere

le formule complete

del nostro giuramento

lustrando gli strumenti

che servono a cercare

nella polvere gelata.

GLI ORANTI

Gli oranti silenziosi

dipinti sul bicchiere

sfiorano inchinandosi

i salmi frantumati

esposti nel tuo libro.

Immersi nella cenere

andata accumulandosi

oltre ogni misura

riportano le antifone

che avevi accantonato;

ad ogni tentativo

inaccessibili – inconciliabili

DERVISCI

Le prove del concerto

nel foro ancora vuoto.

Minuscoli dervisci

roteano al tramonto

tenuti in equilibrio

dagli occhi delle madri.

Ripetimelo adesso:

la luce proietta

questa scena di danza

in un punto del cosmo;

adesso e nell’ora

della nostra sgangherata

velocissima sorte.


AMEN

Settembre

– di quale colore?

Restituiamo

i granchi alle maree.

Studiando la pineta

dentro il plenilunio

coniamo nuovi omaggi

e formule di addio.

Nastro di terra

con passi e racconti

da dove sollevi

le labbra alle stelle.

“E’ vuoto o soccorre?”

Ripetiamo a memoria

l’impossibile amen.


Letto 215

E pietà prima del buio

anche per le streghe.

Braccio contro braccio

sopra il letto numerato

studiare la pronuncia

di un inedito alfabeto.

Dare all’infermiera

altri stracci da bruciare.

Togliere la polvere

dagli orli dei bicchieri.

Cieli come vetri

di grandissime finestre

guardano i lenzuoli

e le aste per le flebo.

Quando scade

sotto i neon

l’ora d’oro del plurale

riuscire a ricordare

le forme prodigiose

delle mani degli amici



COMPIETA

Ma le mani violacee

bruciate anche dai farmaci

si ostinano a colpire

l’aria con le nocche

simili a uccelli

estranei a ogni pace

che urlano nel gelo

contro il muso della nebbia.


NELLO SCORPIONE

Registriamo

le virate della luce:

nuove traiettorie

ogni giorno più radenti.

Stiamo attraversando

la curva di novembre:

dove gli alberi impartiscono

lezioni incandescenti

sul tema consueto;

e dove con lo sguardo

comprimo l’orizzonte

– godendo l’imparziale

dorata elargizione

sui primi barcollanti

passi all’aria aperta.

Racconti di come

in questa cruna dell’anno

le parabole diventino

salmi e bestemmie

molto più velocemente



GUGLIE

Gli scarti di lato

dei nomi imparati

e lingue straniere

per dire misure

di questa sfuggente

aleatoria pietà –

come quando dopo il viaggio

sotterraneo dei violini

la spinta casuale

del vento sulle braccia

scompagina i registri

e iscrive anche voi

nella lista degli ospiti

sbucate in superficie

nella notte in costruzione

qui sotto le guglie

consumate di domande.


CAPODANNO

Nuovi talismani

decorano le stanze

e al centro della festa

candele galleggianti:

preghiere sottaciute

di cui non puoi disfarti

che seguono le scie

tracciate dentro l’aria

dai gesti delle mani,

che attraggono le voci

dolenti e intraducibili

spedite da lontano

su dorsi di falene.


PAUSA

Mentre questa

è la pausa nel dolore:

la quiete dei farmaci

– vuota e benedetta.

Molecole pragmatiche

aspergono veloci

odore di neve,

dosata compassione

trascritta contro i vetri

ma devi spostarti

per scavare metafore:

qui muscoli e nervi

sono appena al principio

delle loro domande.


PADIGLIONE A

Nella sala d’attesa

del pronto soccorso pediatrico

nudi più di vermi

sotto i calcoli dei neon

qui dove l’universo

atomo dopo atomo

viene giudicato

– squadrato nelle sillabe

che formano i responsi,

qui curvi ad accudire,

sfiorando il pavimento

con le ciglia

comparse per via crucis

che ispezionano il linoleum

sognando di scovare

frammenti di piume.

NOSTRA SIGNORA

Nostra signora

delle preghiere inascoltate

e di quelle inesaudite

manto azzurro di cielo

sopra il filo spinato

sudario minuscolo

– inverosimile

moneta inghiottita

e colpo alla nuca

nostro cane di ghiaccio

sempre pronto a servire

ho voltato la voce

dalla parte del muro

ma un’eco affamata

continua a braccarti.

Nota bio-bibliografica.

Giovanni Granatelli è nato a Catania nel 1965, ma fin dall’infanzia vive a Milano. Ha pubblicato i volumi di poesia Strategie di resistenza, Mobydick, 2002 (selezione Premio Valeri) e Giuramento, Mobydick, 2009 (Premio Città di Marineo). Sue poesie sono comparse anche in antologie (Il porto clandestino ai baci– antologia del Premio Dario Bellezza, Empiria, 2000)  e riviste (“ClanDestino”, “Tratti”, “Il Filorosso”).

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