Italian Poetry

Francesco Iannone, da “Prima del tempo”, inedito


Ch’io torni all’argilla porosa, al grande orecchio del forno

materno, alle mani di sabbia,

ad un giorno che valga la vita.

( Alfonso Gatto, Poesie d’amore )

da Un segreto dentro

*

Cadrà una pioggia

prima del tempo

a bagnarti ogni cosa

ancora saprò

il fumo che ti accerchia

sullo slargo delle mani

sopra i fianchi

tu che svapori in ombra

poi ti guardi assente.

Daremo fanali alla notte

prima del tempo

case ancora finestre

da cui spargere silenzi

bisbigliare il senso a voce dura.

È questo il mondo

che parla e dice cose, sempre.

Non lasciarti navigare a fronte bassa

da battelli in superficie: smuovi sassi

coi piedi a punta riga le piastrelle

a durare oltre la risacca

che bacia i moli e fa brandelli.

*

Stremata sulle nuche ventila la notte

ventagli di stelle a schiarare tra i portoni

dove le vecchie stanno sui gradini a vegliare.

È nostro lo spazio, le luci

sono spruzzi di fuoco a Natale

chilometri di fiamme verso dove…

Ma ora

che la piazza si allaccia ai polsi come spago

appoggio bene l’orecchio ai muri

ingoio l’aria che sbuca dai fori

con la lingua cerco il vento

l’ansia dei colori sui balconi.

È bello − sai − girare il passo

dove tu cammini nella luce

che sventola come fiocco

come battere di tacco sull’asfalto

mentre corro i desideri a petto duro.

Sono conche di fiato queste braccia

dove ti respiro a gola aperta

e dentro tu

che ci butti il sole…

*

Spunta largo il canto

dal duro dell’osso

sotto mucchi di sabbia

dalla roccia ruvida che raschia

la schiena al tempo…

C’è sempre un segreto dentro

il non detto dei viali

quando la sera cade dai tralicci

sulle gote sgualcite dal vento.

Resta qui

ho tante scatole con dentro i miei pensieri

la vita come un ceppo

su cui basta una scintilla.

L’estate − sai − è la speranza

che hanno le foglie a primavera.

*

Il nostro custodire passi non è vano

abbiamo suole rotte di cammino

dove entrano pure sassi a piagare i talloni.

Non è inutile fare girotondi di parole

quando porti spettinata come mai

fermagli di note tra i capelli

a cantarmi la vita

che neppure per un lembo si tiene

con un unghia non si strappa

che s’incerchia nuvola intorno al sole.

*

Si è bruciato addosso lo spasmo

credendoti cenere sono disceso

a segnarmi la fronte, ovunque.

Murata all’anca una lastra di calce

dove premo perché sgrondi

un alito almeno di vento.

Ma non c’è vista più grave di te

che rastrelli la sabbia grano

a grano, ne fai mucchi

prima che il piede grosso di un’onda

ne disfi i contorni.

E sono ombre davvero

( oppure lampi? )

a dirci cose che s’aprono

come castagne dai ricci

gambi su cui si ergono corolle

praterie di desideri…

da Per filamenti di spazio

*

Una luce poca ci impaglia

come all’angolo la sedia scordata

spingi ormai da secoli

oltre la porta i silenzi

mentre il gesto varia agiti correnti

che fanno mulinare ogni cosa.

Se porto al viso le mani

è timore di tramonto sulle cime

un riaverti addosso senza tempo

dove dirci vita

è amore che si allarga sotto i piedi.

*

Basta stare per filamenti di spazio

nel bisbiglìo dei fari che premono la notte

sull’orlo del cratere, intuirlo almeno il precipizio.

Sì, basta − certo −

stritolare nel pugno la fiamma

a denti forti masticarla spicchio spicchio

svitare dalla faccia le mascelle

rimescolarsi al vento.

*

Ho aspettato qui seduto sulla sabbia

il corpo che scavava la mia ombra

le braccia lunghe orientate verso il porto.

Ricordo i nostri arrivi in spiaggia

giocavamo con le labbra agganciate alla scogliera.

Ma la vita si ripete scaglia

a scaglia − dice − o tu che attendi

il tempo divenire come un fiore

il fulmine che rompe il ghiaccio

sulle bocche spalancate al vento…

da Il nostro battesimo urgente

*

Ti sfiocca grano dalle dita

semini terre a migliaia

t’ho camminato cucendo veli

a porti tenere tibie.

T’avrei fatta durare eternamente

ridata al canestro dell’onda

ai nidi che fai se passeggi

naso dritto sui lampioni.

Dell’infinito − dici − mi piace il trotto

dei visi che spaziano l’aria, coi fiati

che rattoppano muri

maglie dove tu rannicchi

piccola e fedele.

*

Sono rimasto con in bocca un ago

ora giro i pollici a sfilarti il mattino dal grembo

puoi riconoscermi al volo, se vuoi,

nella luce che becca le tapparelle

o forse neanche

mi spierai dal buco sulla porta

tu che mi guardi sparire rotolando

nei canali che scavo a fil di denti, per te.

Ora io questo soltanto dico:

ciò che svola e non si perde

si raccoglie.

*

Mi hai fatto dirupi dentro

e frane e macerie ovunque

m’hai scavato arterie come solchi

a costringermi negli argini che fai

se mi discosto e non ti prendo.

Il mattino si lancia dalle case

fuma sole pure dai comignoli

noi

nel bavaglio che tiene ferme le lanterne

ci avvolgiamo come uccelli

portiamo acqua verso il secchio dei fianchi

crediamo il cielo un grande scoglio

da sistemarci bene sopra mentre un vento

ci mordicchia appena le caviglie.

Senti che tormento di libeccio sopra i moli

( ti prego, senti! )

che soffio ingrossa il bucato alle ringhiere…

*

Darsi le ragioni di tutto

quello che accade è uno sparo

di lampadina sui muri

un segnarsi con la lama

il braccio

come per andare e venire

per oscure oscillazioni di spazio

aggiungere anelli

al dito secco del cuore

la fuga di un segreto sul petto

uno sputo d’aria alle ringhiere.

Francesco Iannone


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