Italian Poetry

Silvia Albertazzi, da “La casa di via Azzurra”, inedito

 

La casa di Via Azzurra 

Lo vedi, esistono sul serio i pettirossi

non ti aveva fregato la maestra

che ti parlava in terza elementare.

E gli alberi mettono foglie a primavera

e fiori nascono così, da un giorno all’altro.

E’ proprio vero: gli uccelli hanno un nido

e ci tornano alla fine della corsa.

Ci son voluti vent’anni e un po’ d’amore

perché vedessi dal vivo la lezione.

E a tuo figlio quanti anni ci vorranno

per dare un senso alla primavera

che mai vedrà dalla casa di via Azzurra

(casa da servi, con l’entrata sul retro

senza posto neppur per una culla)?

(Aprile 1976)

 

 

Capita di svegliarsi la mattina

Ed è nebbia

E parlare invisibile di uccelli.

Mi si è impigliata la tua mano tra le dita

Ad occhi chiusi tenti una carezza.

Di te io amo le cose che non dici

E il primo sguardo che parla al posto tuo.

Capita di passare il pomeriggio

Come estranei

Su stracarichi tramvai che si allontanano.

Io vagabondo alla fine della corsa

Per ogni strada segnata sulla carta.

Di te io amo il passo che ti porta

A vedere con me morire il giorno.

Capita di passare, poi, la sera

Con gli amici

In un’osteria di fumo.

“L’amore, l’amicizia, l’arte, la rivoluzione”:

Ma già è svanita l’ora per andare.

Di te io amo la mano che mi sfiora

Raccontandomi la notte che verrà.

(Novembre 1975)


 

 

 Precariato, I

(Qu’est-ce-qu’il y a , qu’est-ce-qu’il y a, maintenant,

Entre les tours de Bruges et Gand?)

Invecchiamo un poco alla volta – senza soldi

ma con un sax che ci piange nel pugno.

C’era il sole sulle torri del mattino,

ora è nebbia a coprirle nella sera.

Si accumulano gli inviti sul mio tavolo

e gli impegni scribacchiati sul taccuino:

è una vita di parole da altri dette,

scritti altrui mi bruciano le mani.

Al crepuscolo ci troviamo nel silenzio,

blu il tuo viso nella luce che scompare.

Non mi dire che ci stiamo sprecando:

sempre una porta difende i nostri sogni.

Ci sono state giornate sui canali

–         l’acqua, un miracolo, per chi vive sulla piana –

lunghe serate al confine dell’autunno.

Lo sapevamo che un treno ci aspettava

e tuttavia vivevamo del presente:

neanche una lacrima il giorno del ritorno

tanto la fine era già prevista.

Forse non serve andare e ritornare

E ancora andare senza mai fuggire,

quando si parte aprendo una parentesi

che tornando si chiude riprendendo

un discorso da ani trascinato.

(Est-ce-qu’il pleut, est-ce-qu’il pleut, maintenant,

Entre les tours de Bruges et Gand?)

A Gand pioveva, c’è il sole a Bologna,

noi ci bagnammo tra i merli del castello

e poi scendemmo a bere un te bollente.

Era un salone di merletto antico,

paste alla crema e argenteria abbrunita.

A Bruges il sole, pioverà a Bologna,

noi sui canali, turisti sul battello.

Era l’autunno a indorare l’acqua,

mentre cantava il sole sui selciati

benedicendo domeniche fiamminghe.

Pigrizia assente, pomeriggio di febbraio

Giorno di festa che muore in un teatro.

Dopo, gli amici verranno a salutarci,

magari andremo noi a ritrovarli.

E parleremo di ieri e di domani

con sguardo assente e senza sbottonarci.

Ci offriranno caffè e pasticcini

forse un liquore prima della cena,

e le parole crepiteranno piano

spegnendo in cenere la rivoluzione.

Sull’ultim’ora ci sorrideremo

augurandoci stanchi buonanotte.

E penseremo, ma proprio piano piano

che  ogni estremo di beni annuncia un male.

 

 

 Meditazione sulle pareti di Via Azzurra

Carlo,

i manifesti ingialliscono sui muri

e mi domando che sarà di Brecht

quando entreremo nella casa grande.

La barba azzurra e lo sguardo bonario

guardi dall’alto e già ridi del mito

che ci immagina allegri in altro luogo.

Non ti spaventa Amleto col pugnale

né la pena che uccide il carnevale

o del pastore la noia vagabonda.

Guardi dall’alto, ammicchi a Malatesta

e ti rallegri ché non devi scendere.

E’ dato a noi vivere sulle piazze

nostre precarie avventure quotidiane:

è dato a noi morire per le strade

mentre il tuo nome si spegne sulle labbra.

A te non resta che accoglierci la sera

–         la barba azzurra sempre più arruffata –

per una buona notte frettolosa,

dove nei sogni nessuno mai reprima

mitra alla mano la voglia di danzare.

(17 maggio 1977)

 

 

Notizie da via Cartoleria

Vuoi notizie di qui

di questo ottobre

rosso sui muri medievali,

dorato tra le foglie

lungo i viali.

E’ autunno tiepido,

come forse ne ricordi;

com’era l’anno scorso,

ai giorni di Montauk,

e l’anno ancora prima,

quello dei grandi incontri –

– Kureishi, Rushdie:

lettere per il mondo –

e prima, prima ancora

tra postmoderne splendide sconfitte.

Bologna ci regala questi autunni

Quando è bello inseguire a mezzogiorno

la luce gialla dalla tenda grezza.

Vuoi sapere che n’è di tutti noi:

non molto che tu non possa immaginare.

Ancora misuriamo a lunghi passi

corridoi che tu hai calpestato –

tanti volti oramai sono scomparsi

dalle file di chi attende una parola.

Bisognerà ricominciare tutto,

anche quest’anno, ancora un’altra volta.

Tante frasi dovranno essere dette;

tante altre dovranno essere scritte.

E tanti sogni lasciati ad ammuffire

perché questo non è tempo da fiabe.

Cambian figure, simboli, colori

si prendon le distanze dal passato.

Così lo so che resterò da sola

a inseguire storie già vissute

a cercare con muta testardaggine

di mutare lo spirito del tempo.

Ma nessuno quest’anno saprà più

porgere orecchio ai miei costanti dubbi;

ché malgrado il tempo sia propizio

e la luna risplenda alta nel cielo

non andremo, sappiamo, mai più insieme

vagabondi fino a tardi nella notte.

                                  (ottobre 1990)

 

 

 

Domenica

Che ci faccio, stamane, in una chiesa?

Fuori, neve color caffelatte   

rare automobili schizzano

passanti incappucciati.

Vorrei essere, a volte, quella che ero:

sulla strada di casa

verso sera

parlando di miracoli e porte strette.

Poi l’amore fu l’unico miracolo

e il sesso infranse un’altra

porta stretta.

Ma anche allora

alla luce dei lampioni

cercavo neve bianca

senza orme.

                          (10/2/1991)

 

 

Advertisements

1 reply »

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s