Guillemot

Thomas A. Clark, I centomila luoghi

Nella collana di poesia scozzese contemporanea Guillemot è uscito I centomila luoghi, di Thomas A. Clark. Traduzione di Chiara De Luca, prefazione di Umberto Fornasari, con una prosa poetica di Gianluca Chierici. Thomas A. Clark sarà con Maurice Riordan al Festival di San Benedetto del Tronto sabato 19 luglio alle 21:30 alla Palazzina Azzurra. Saranno presenti Luca Guerneri, traduttore di Maurice Riordan, e Chiara De Luca

COLLANA GUILLEMOT
Poesia scozzese contemporanea
THOMAS A. CLARK, I centomila luoghi
Traduzione di Chiara De Luca
Prefazione di Umberto Fornasari
Con una prosa poetica di Gianluca Chierici
ISBN 978-88-96263-30-3
pp. 196, €15,00

Tomas A. Clark converte nel testo le immagini invulnerabili di un pellegrinaggio laico. Illumina a tratti il rapimento, le ferite delle rocce, le nuvole che si specchiano nel palpito terreno. L’origine della pagina è non ascendere. La scelta di restare– nel panorama, nell’orizzonte, di mettersi comodamente assorti contro il declivio. Il poeta fiorisce nel viaggio, in una redenzione lucidissima. In un’altalena di chiaroscuri aderisce ai prodigi della gravità, disegnando come un incanto, la dolcezza terribile della prima volta. C’è uno strepito di piccoli segreti nel vento che attraversa I centomila luoghi, uno stillare di rivelazioni che trascina le sorgenti fino alle valli nascoste, cogliendo le pronunce dei gorghi, celando l’ansia indolente della complessità. Immerso nel sentire, lo spirito vibra nei ronzii del torrente, procede invisibile in queste forme, varcando armonie, contraendosi nei dettagli. Impaziente di perdersi nei solchi e nei colori, danza nelle mezze luci. I nomi non ci sono, non ci siamo noi nel silenzio che si accende tra le spine e il capriccio, tra le costole e l’abbandono. Un idioma attraversa il cerchio dell’esistenza, uno slittamento delicato dal cuore agli occhi. Una melodia di colori che si ripete intrecciando il corpo alle prime voci. Non c’è sogno in questo immergersi del sole dietro la vetta del monte, in questo sfinimento di salite che arriva alla calma, scavando la solitudine. L’ombra è quieta. Si deforma, discende dai pini, spostandosi come un gesto lieve nella serenità dei trifogli, trovando l’infinito nel tramonto, rivestendo il muschio di cenere. La direzione è data, nell’attesa, dalle lusinghe che si nascondono dietro ogni sentiero, adescati a proseguire la stagione polverosa, la neve cauta, il temporale. La pagina stessa s’inchina all’eterno presente. Non è più tempo di sdoppiarsi nella memoria, d’incontrare il futuro nell’immaginazione. Tutto è sospeso nella costanza dei sentimenti, in una profondità riconducibile alla terra e alle sue mutevoli fragranze. Ma è la superficie a dettare il percorso, a indirizzare la falcata presso la solennità dei laghi, dove lo splendore si perde in un riflesso del destino. Pochi passi divengono battiti d’ala, fino al respiro del bosco, fino al riparo incustodito che copre il tempo con il tremore delle fronde. Si estende l’orma dei versi, nei grovigli, nelle lingue di sabbia, in una nebbia che dissolve la vertigine, restituendo al cuore il dondolio di una barca, ricamata tra il cielo e il mare.

Gianluca Chierici

I centomila luoghi e la gestazione del mondo

di Umberto Fornasari

Topos del nostro contemporaneo convivere è il nonluogo, spazio funzionale, di nessuna condensazione di senso e di solo transito, cifra antropologica di uno stare senza incidere nel tempo, ma lasciandolo semplicemente scorrere. Eppure dalla storia era giunto a noi, consegnato in eredità, il luogo, spazio indentitario, dell’incontro, nel quale il tempo invece segna un’esperienza di vita e quest’ultima dà senso al tempo.

Nonostante sia anch’egli inserito in questa postmoderna forma d’esistenza, fatta di stazioni di pura sosta, centri commerciali, non piazze, anonimi piazzali di attraversamento, Thomas A. Clark intitola con forza questo suo sentiero poetico I Centomila luoghi e tali infatti sono, nella pelle e nella profondità della loro carne, gli squarci di paesaggio visceralmente naturali, ma conformati in buon gioco d’eco esistenziale, offertici in stretto e analitico taglio di sguardo. E mentre seguiamo il cammino dei suoi luoghi poetici e passiamo, sostando in grumi di paesaggio naturale corrugati in parola, in versi di spessa materia, di lieve movimento, di panorama statico e di brezza di profumi e luci ombrate dalla complessità che smentisce ogni ipotesi di piatta prevedibilità dell’organismo del mondo, avvertiamo tale naturalità concretizzarsi come su una tela in dipinto.

Opere d’arte pittorica in pennello verbale sono i suoi componimenti: cosmi ripresi in piani ravvicinati, poche pennellate poetiche ma dense e brevi, nella condensazione tradizionale degli haiku, a cercare la descrizione profonda di particolari, che mentre danno forma al mondo della natura, evocano quello esistenziale dell’uomo. I suoi versi compongono mondi circoscritti eppure, al contempo, una storia grande quanto il mondo.

Non incontriamo però in essa alcuna costruzione forgiata da braccio umano e alcun artificio derivato dalla sua dotazione tecnica, solo qualche capanno intermedio fra i due mondi e immobili barche, quasi apparati ramificati del vegetale; nessun uomo: “una barca verde / presso un capanno / sotto gli ontani / guarda fuori.”

Se c’è una sacralità nella quale specchiarsi per comprendersi, se esiste un libro sacro, libro della vita, per il poeta questo è la natura; essa è la parola, nella quale l’uomo può interpretarsi e conoscersi: “una ripida valle / procedi e procedi / (…) non sei dove / sei ma laggiù / davanti al dato / in costante rivelazione”.

La natura si fa libro tutte le volte che nel suo spontaneo, istintivo consistere s’eleva un atteggiarsi che interpella e specchia l’uomo: “mentre ti sporgi per guardare / le forme delle colline / avverti la tua strada / sopra le forme delle colline / i tuoi occhi camminano /sopra i pendii”.

Dalla prefazione di Umberto Fornasari

a sea mist closing

every distance

cliffs falling away

from the edge of a world

only half accomplished

listen

feel your way out

into what might

wave or rock

take form

una bruma marina chiude

ogni distanza

rocce rotolano giù

dalla cresta di un mondo

solo per metà compiuto

ascolta

avverti la via d’uscita

in quel che potrebbe

ondeggiare o dondolare

prendere forma

a wide stretch of sand

you walk out

into space

as to

an appointment

with so much

space around you

intention

drops from you

here is where

forward momentum

runs out in

pure extension

un’ampia lingua di sabbia

esci entrando

nello spazio

come per

un appuntamento

con così tanto

spazio attorno a te

l’intenzione

goccia da te

qui è dove

lo slancio in avanti

sfinisce in

pura estensione

eight hundred

acres of heather

for the step

and the stride

on bright days

the world is brittle

the solid rock

is insubstantial

as you tread the deep

accumulations

a snipe cuts

a curve in space

ottocento

acri di erica

per il passo

e la falcata

in giorni luminosi

il mondo è fragile

la solida roccia

inconsistente

mentre calchi le profonde

accumulazioni

un beccaccino taglia

una curva nello spazio

along back roads

to far dwellings

single track

with pausing places

by vetch and clover

behind a straggle

of honeysuckle

the distances

laid on open

dog rose petals

through mud and manure

to hill farms

dark with neglect

a depth of fragrance

stored in the barn

lungo strade secondarie

verso alloggi distanti

singola pista

con luoghi di sosta

presso veccia e trifoglio

dietro un groviglio

di caprifoglio

distanze

portano ad aperti

petali di rosa canina

per fango e concime

a fattorie di collina

buie d’abbandono

un abisso di profumo

serbato nel granaio

strong hill shapes

presiding over

pastoral slopes

sheep grazing

salmon in pools

ot clear water

runnels of water

freshets of water

many voices

grey lichens

resting on branches

as if they had dropped

from the air

forme robuste di colline

a presidio al di sopra

di pastorali pendii

pecore al pascolo

salmone in polle

d’acqua limpida

ruscelli piccoli

torrenti d’acqua

tante le voci

grigi licheni

posati sui rami

come gocciati

dall’aria

as you turn a corner

of the forest path

the face of the mountain

looms up before you

it knocks you back

for a moment

the force of it

straddling the path

you must gather

your wits and go

forward in a new

imposition of scale

mentre giri un angolo

del sentiero della foresta

il viso della montagna

ti giganteggia davanti

ti respinge

per un istante

la sua possenza

a cavalcioni sul sentiero

devi raccogliere

lo spirito e andare

avanti in una nuova

imposizione scalare

there is a faculty

that takes to the moor

and another that brings

you down to the shore

a part of you sheltered

by a gable wall

a part of you open

to the elements

a part of you substantial

and weathered as rock

a part of you mist

dusk and smoke

c’è una facoltà

che ti porta alla brughiera

e un’altra che ti porta

giù lungo la riva

una parte di te al riparo

presso un frontone

una parte di te aperta

agli elementi

una parte di te sostanziale

e temprata come roccia

una parte di te nebbia

crepuscolo e fumo

it has taken half a lifetime

to learn to sit in the sun

among primroses and violets

beside a dried adder skin

your back to a broken wall

c’è voluta metà di una vita

per imparare a star seduti

al sole tra primule e viole

accanto alla pelle secca di una serpe

il dorso contro un muro cadente

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