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Recensione di Chiara De Luca a “hanno amore” di Gianluca Chierici

GIANLUCA CHIERICI
Hanno amore
Perdisa 2010
ISBN: 978 88 8372 498 5
124, € 10

“Labirinto di simboli il nostro amore”

di Chiara De Luca

Da qualche anno seguo e apprezzo il lavoro che Gianluca Chierici, poeta, scrittore e regista, fa sulla scrittura e sull’immagine, sia essa di parola sia essa di figure, sorprendendo il lettore di opera in opera, spiazzandolo, anche, scuotendolo, con il suo costante situarsi al centro del labile confine tra la realtà empirica e l’universo onirico, popolato di angeli rilkianamente profani e forze propulsive e incontenibili del profondo. Gianluca Chierici si addentra nei territori più oscuri delle nostre coscienze, scava nei segreti più riposti dell’animo umano, smuove paure e ossessioni, rovescia in incubi i sogni, strappa il velo di quel che credevamo certo e quotidiano per rivelare quanto di conturbante dietro vi si celi, costringendoci ad abbassare lo sguardo nel pozzo senza fondo di un mistero che possiamo soltanto sfiorare, quello della nostra più fertile terra interiore, dove scavano e sprofondano le radici dell’amore, trascinandoci con sé. In questo suo nuovo romanzo, hanno amore, Gianluca Chierici ci prepara fin dal frontespizio a un viaggio che non sarà diritto e luminoso, a una traiettoria che non si dipanerà regolare davanti ai nostri occhi, “chiamando” apertamente in esergo Gérard de Nerval e Guy de Maupassant, e, implicitamente, il Théophile Gautier del “giorno diurno” di Arria Marcella. I personaggi di hanno amore si ritrovano infatti spesso avvolti nel manto di una “notte chiara” (p. 57, 72), in cui “il cielo sembrava la carne di un angelo”, si muovono cioè nel territorio del paradosso, sul filo di un inestricabile labirinto che serpeggia tra il sonno e la veglia, tra il buio e la luce, e li confonde, alterna, sovrappone, senza soluzione di continuità, perché il sogno non ha tempo e luogo, né conosce ritmi circadiani, cronologie, regolari avvicendamenti, stagioni. E Gianluca Chierici illude soltanto il lettore di muoversi all’interno di un territorio ben definito dai confini della cornice narrativa, in cui la trama onirica pare inserirsi in modo concentrico, nettamente demarcata dall’utilizzo del corsivo. In realtà hanno amore è un gioco di scatole cinesi, che dobbiamo aprire l’una dopo l’altra per raggiungere il nucleo della narrazione, il suo disvelamento.

I personaggi principali sono soltanto all’apparenza due. Potrebbero infatti essere ognuno di noi, a prescindere dal sesso, perché “In fondo all’uomo c’è una donna, e in fondo alla donna c’è un uomo. Amandosi completano il significato della vita, che è amore nel senso profondo e oscuro del termine.” I personaggi di hanno amore, e noi con loro, si muovono sul grande teatro della notte, dove la ragione è un afono suggeritore e la memoria tace dietro le quinte di un sipario aperto. Mentre nel proscenio ogni cosa diviene possibile e insondabile, i profili e le sagome consuete si trasformano, le connessioni di ricordi si frangono, gli oggetti immobili si animano sullo sfondo dell’enorme notte accesa. Dove non esiste scansione temporale né netta separazione alla disgiunzione tra ciò che i personaggi sono, sono stati e si riscopriranno essere. Passato, presente e futuro arrivano a convergere nel bosco in cui il protagonista si cerca seguendo le tracce consunte di un passato che ha dimenticato. Memoria, percezione reale, sogno, immaginazione si mescolano, avvicendano, confondono, in un intersecarsi di piani di esperienza che dà vita alla poesia fluviale dell’inconscio, inonda e ricolma la parola del rimosso, dandole carne e sangue di vita. Presente.

“Labirinto di simboli il nostro amore”, scrive Gianluca Chierici, “ come la poesia o un sogno, non ha nessun luogo in cui andare a morire, può solo vagare nei riflessi, libero da ogni pregiudizio, crescere come cresce il lato oscuro dell’anima, perché in profondità, per far luce, la speranza assomiglia a quella fede che abbiamo abbandonato.” Ed è proprio in questo labirinto di simboli all’apparenza oscuri, illuminati dal fioco riverbero di una luna innaturale, che si muovono i protagonisti di hanno amore, cercando di frantumare le censure della memoria, di infrangere lo specchio deformante della ragione, per riflettersi nella limpidezza dell’acqua, sottraendo il cuore alla carneficina dei demoni, immergendosi fino agli abissi per raschiare sul fondo i grani di una speranza invano rinunciata.

L’amore “stella di carne e fuoco, profonda come un pozzo e lucente come il cristallo”, attira il protagonista come un magnete, lo riporta verso se stesso, allontanandolo da un presente sterile, distogliendolo dal consueto attorno, per restituirgli infine la moltiplicazione prismatica del proprio sentire, che si riconosce nell’alterità della somiglianza.

È nella notte, ovvero nel giorno diurno che annotta la sorveglianza della ragione e spalanca gli occhi dello spirito, che il protagonista sogna a occhi aperti, o vive a occhi chiusi, finché “la luna, come una botola aperta sull’infinito attirava verso di sé l’attenzione di tutte le stelle”, facendo convergere la luce della memoria nel crepuscolo della verità rimossa, per poi divergere a irraggiare il presente eterno dell’amore, dove la memoria è inganno e l’aria albeggia una vita aperta in cui tuffarsi armati della pelle di una residua speranza. Specchiandosi nel proprio riflesso. Non per morirvi, come Narciso, bensì per esistere, per la prima volta, davvero.

“Avere una seconda vita nella quale cercare le risposte che la prima non dava”, scrive Gianluca Chierici, “questo era sognare, portare via alla morte quelle cose che mi erano care (…)” In hanno amore, il sogno non si pone dunque in distruttiva contrapposizione nei confronti della vita vigile. Ne diviene piuttosto potenziamento, moltiplicazione che rafforza l’io nel proprio esistere. La vita onirica non avviene sopra un piano d’opposizione al reale, bensì lungo una dimensione parallela su cui è possibile scivolare per vedere l’altra metà di sé dallo slargo illuminato della riva opposta.

Per quasi tutti i personaggi di hanno amore, vivere diviene rinuncia, adattamento. Diviene farsi corpo subìto, mente domata, anima rinunciata. Ma il protagonista non si piega a questa assuefazione, non cede la propria anima nel patto con il reale. Preferisce gettarla nell’oscurità iridescente del pozzo della luna, negarla agli occhi delle stelle, finché la notte lo chiamerà a ritornarsi, a ripristinare l’unione dalla duplicità del proprio Sé: “La mia anima si era afflosciata ed era caduta nei ricordi e ora si scioglieva nel corpo, la sentivo scorrere nel sangue e dare gli ultimi segni di agonia, chiedeva aiuto, voleva che la trovassi, che mi unissi a lei perché mi apparteneva”.

Hanno amore è un libro da osservare, soffermandosi sul rosso del titolo, che richiama la spirale in cui è avvolto il protagonista, la precisione della freccia che non gli piega i ginocchi. Per poi aprirlo, indugiando sul risvolto nero e fino alle frasi in esergo. Che c’invitano a chiuderlo finché non si avrà davanti qualche ora libera, al di fuori dallo spazio e dal tempo della routine. Perché una volta cominciata la lettura, non la si potrà interrompere, bisognerà lasciarsi trascinare dal fluire delle parole pagina per pagina, orbita dopo orbita, per raggiungerne il centro che irradia. Mentre la realtà attorno si frantuma sotto il peso incandescente delle parole restituite di hanno amore, bisognerà credere a occhi aperti e vigili al sogno. Sospendere la percezione prepotente e miope del reale.

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2 replies »

  1. Bella recensione, ad un libro di narrativa che ha molto di poesia. E dato che ne è autore Gianluca Chierici, oltre che scrittore poeta, non poteva che essere così.
    Non ho letto il libro, ma, da come ne parla Chiara De Luca, con il suo linguaggio in molti tratti anch’esso poetico , mi viene il desiderio di leggerlo, e penso che venga a molti altri.
    Perché nelle sue parole è descritto come un cammino interiore, come una vicenda e una narrazione, una ricerca, che pervengono fino alle radici misteriose dell’amore e del sogno, cioè fino alle radici più profonde dell’uomo, dell’esistenza di ciascuno di noi.

  2. Anch’io saluto con favore la prova narrativa dell’assai poliedrico Gianluca! Chiara, sempre bravissima!
    Un abbraccio a Gianluca e uno a Chiara.
    Gianfranco

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