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Vincenzo D’Alessio su “La casa di Via Azzurra”

Silvia Albertazzi, La casa di Via Azzurra, Kolibris Edizioni, 2010

Capita, di rado, che mentre leggi una raccolta poetica ti sembri di ascoltare una musicalità  già sentita, come  fosse già tua.
Mentre leggevo i versi, scritti in anni diversi, della poetessa Albertazzi e raccolti nel volume La casa di Via Azzurra, ho avuto la leggera sensazione, sinceramente amara e dolce al contempo, che stessi leggendo della mia esistenza, che stessi scorrendo il mio diario intimo. Ho dovuto sollevare lo sguardo all’epigrafe montaliana per  distogliermi, e comprendere il vigore che promana dalle stanze, di diversa forma, unite da un costante ritmo di idillio, da un crescendo rossiniano, da una poetica carica di venature, pervase dalla migliore Poesia del Novecento italiano e straniero.
La casa mi ha portato l’analogia della famiglia. La certezza di un riparo dal mondo che ci circonda, non sempre disposto ad ascoltare chi  con certezza scrive:”(…) Io mi vestivo di libri e di poesie,” (pag.17). Nei versi della Nostra ho ritrovato tutte le ragioni politiche che ci spinsero a sognare: “(…) bandiere nel sole / parole di vita / i pugni sempre chiusi / aperti, sempre, gli occhi.” (pag.39) Erano gli anni della rivolta studentesca, dell’occupazione dell’istituto scolastico, degli amori vissuti con tenerezza, della musica rock che ci accompagnava. Gli scaltri pensarono al lavoro e occuparono un posto in banca. Noi, stupidi sognatori, restammo a credere nella Cultura come riscatto: “(…) né lodavi questa mia cultura / che alle volte mi dà ancora un po’ di pane.” (pag.16)
Tutta la raccolta, che accoglie versi scritti dal 1975 al 2010, vibra delle coordinate poetiche che danno all’esistere una vera ragione d’essere. Questi versi sono una forza rigeneratrice che permette ai poeti di scrivere in versi: “(…) Ancora / mi sorprende la vita / mentre progetto / qualcosa d’altro.” (pag.52) e ai lettori attenti di partecipare ripetendo: “(…) in questo mondo che non ci piace / che non pensavamo così / patinato hollywoodiano falso” (pag.38) . Tutta la raccolta è una anabasi nella preziosa entità della memoria collettiva e personale. Un esame semiserio dell’ultimo trentennio del Novecento appena trascorso. Un esempio di maieutica sospinta dalla poetessa verso il lettore, prima che verso se stessa.
La condizione personale è variegata e lucida, nei finestrini di un viaggio intrapreso tra terre vicine e lontane; lande profumate di thé  e di ricordi. Ricordi che seguono un canovaccio sempre disposto a spostare le forze in campo verso un richiamo civile:
“ (…) Ora che procediamo / sovente a palpebre abbassate / è di conforto la saggezza / dei tuoi argentei occhi che non vedono.” (pag.39)   “(…) Cambiano figure, simboli, colori / si prendon  le distanze dal passato. / Così lo so che resterò da sola / a inseguire storie già vissute / a cercare con muta testardaggine / di mutare lo spirito del tempo.” (pag.42) Quanta novità c’è in questa strofa. Quanto forte compare la lezione del grande napoletano Giambattista Vico, se confrontiamo i temi proposti in questi versi con i tempi che stiamo vivendo oggi. Quanta attualità c’è, sempre, nella vera poesia.
Bene ha scritto, nella postfazione, Rita Monticelli: “(…) Così è la poesia, un incontro,  o scontro, che si articola nel linguaggio simbolico, tra esperienza e invenzione, tra riflessione e immediatezza di una immagine che attraversa la fantasia e la quotidianità, simultaneamente. E che, nolente o volente, si mette in sintonia o dissonanza con altri poeti, con altre scritture, e con altre vite vissute o da vivere.” (pag.69)
Oltre al richiamo ai Canti del Leopardi, mi è piaciuto ascoltare la musica che pervade tutta la raccolta di Silvia Albertazzi. Appena finita la lettura delle sue poesie ho riascoltato una canzone del gruppo musicale “The Beatles”, che ho cantato negli anni in cui la tristezza per l’esistenza, presente, era  certo di meno : “The long and winding road”;  una strada che a Bologna è chiamata: “Via Azzurra”.

Montoro, gennaio 2011                           vincenzo d’alessio

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