Collana Goldfinch - Poesia gallese contemporanea

John Barnie

COLLANA GOLDFINCH
Poesia gallese contemporanea
JOHN BARNIE, Tumulto in cielo
ISBN 978-88-96263-06-8
pp. 182, € 12,00

Come tutti i libri potenti e necessari, questa raccolta di John Barnie non porta scompiglio soltanto in cielo, bensì anche nelle nostre coscienze, spesso assopite per difesa, o per eccesso di stimoli. Ci troviamo qui di fronte a un mix esplosivo di grande sapienza ritmica e maestria formale, profonda conoscenza delle Sacre Scritture, delle teorie darwiniane e delle tappe geologiche segnate dal nostro pianeta nella sua evoluzione. Il tutto rafforzato da un amore sconfinato per il mondo naturale in ogni suo minimo dettaglio, osservato, colto e restituito al lettore. E agli occhi del lettore che, come chi scrive, sia abituato a scenari urbani – dove la potenza creatrice della natura è domata, tenuta a freno, recintata, dove gli unici uccelli superstiti sono passeri e colombi –  la moltitudine e varietà di farfalle, volatili, insetti (attuali e preistorici) descritta, ascoltata, compresa dal poeta, schiude, o meglio, riapre un intero universo soltanto intuito.
Ma Tumulto in cielo è anche altissimo e coraggioso grido di protesta contro  le guerre, gli orrori, le ingiustizie dell’Umano, contro le dinamiche perverse del potere e le spaventose atrocità che costellano la nostra Storia e le nostre storie, adombrate, alluse o messe esplicitamente a nudo.
Ed è un dubbio che s’insinua, rimestando le carte, ridistribuendole, scardinando con ironia intelligente o acuto scetticismo i principi fondanti del cristianesimo. Il “Vecchio Furbone” di Barnie è un Dio fragile, che ricorda  le divinità pagane così simili a noi, per difetti, debolezze, fragilità e invidie, così fallibili e vulnerabili. È un Dio assente, per nulla onnipotente, che sbaglia a priori, nel disegnare l’abbozzo della prima cellula. È un Dio che alza le mani, mentre il Figlio invoca un’aspirina e lo Spirito Santo singhiozza. Un Dio che non può salvarci dal Male, perché non è in grado neppure di salvare se stesso. E anche i suoi angeli sono creature fragili, dalle ali sporche e spezzate, minacciati, offesi, caduti, non per  colpa né disobbedienza, bensì perché terreni, come agnelli sulla paglia di un fienile.
Ma quel che emerge dal tumulto è la fede del poeta in una, seppur remota e nascosta, possibilità che il “partito della bellezza” vinca alle elezioni  della nostra anima. La poesia diviene qui  la principale artefice della “campagna elettorale”, con una voce priva di promesse e mistificazioni, di retorica e commiserazioni, bensì votata – in ogni sua vibrazione, in ogni suo sussulto, slancio o cedimento – alla ricerca della verità che possiamo carpire, alla celebrazione della realtà che ci è concesso afferrare. Nella mistica del possibile e dell’Umano.

 

Chiara De Luca

 


OCEANOGRAFO

Oltre la diga foranea
lo straccio grigio del mare; non potrebbe
mai padroneggiare il linguaggio,
bocconi di ciottoli e sabbia
scagliati sulla spiaggia, alghe
e chele di granchio; anche nei giardini
del mare le parole non guizzano
mai in banco, mai sono azzannate
da cernie o squali; nel folto
del giardino del buio perpetuo
le parole non cadono in pioggia leggera,
come strati di plancton, velati di spuma
nei guizzi di una lampada
di pesce predatore; solo noi, sembra,
siamo smarriti senza di loro,
con gli occhi accecati dallo scintillìo
sulla superficie dell’acqua.


OCEANOGRAPHER

Across the sea wall
the grey lumpen sea; it could
never master language,
mouthfuls of pebbles and sand
tossed on the beach, weed
and crab claws; in the sea-
gardens too, words never dart
in a shoal, are never snapped up
by a grouper or shark; deep
in the garden of perpetual darkness
words don’t fall in a drizzle,
like husks of plankton, blurred
in the fizz of a hunting fish’s
lamp; only we, it seems,
are at a loss without them,
eyes blinded by glitter
on the water’s surface.


Collana Goldfinch – Poesia gallese contemporanea
JOHN BARNIE, Ghiaccio
ISBN 978-88-96263-14-3
pp. 342, € 15,00

Di John Barnie la casa editrice Kolibris ha di recente pubblicato la raccolta poetica Tumulto in cielo,  che fornisce un alto e fulgido esempio della grandezza di questo poeta gallese dalla cultura immensa, solidamente documentata, e   diversificata, che tuttavia mai  interferisce con la scioltezza e naturalezza di un verso che è espressione di una voce potente, originale, spesso tagliente (eppure comprensiva) nei confronti delle debolezze e delle fragilità della natura umana. Il romanzo in versi Ghiaccio è l’opera più ambiziosa di Barnie, un’opera importante, dal respiro epico. Ghiaccio si colloca in un lontano,  ipotetico futuro, in cui, a seguito delle Guerre di Risorse e di numerose carestie, gli esseri umani si trovano costretti a vivere sottoterra, in città-stato collegate tra loro da lunghe gallerie su più livelli. Perché quella che un tempo era la Terra abitata è ora una immensa, desolata distesa di ghiaccio. Risultato dello sfruttamento incosciente e sconsiderato delle risorse naturali effettuato dagli umani nei secoli e del  surriscaldamento incontrollato dell’atmosfera terrestre.
In questo mondo sotterraneo le città stato di Achille, Nekton, Hox e Banda sono in guerra tra loro per la sopravvivenza e per accaparrarsi le scarne risorse di cui sototerra dispongono.
Gli umani, i nostri posteri, vivono rassegnati  sotto una severa dittatura che ne controlla ogni gesto, né organizza il tempo libero, decidendo di ogni attività e forma espressiva, compresa quella artistica. Il Comando controlla perfino i momenti di svago, organizzando forme di intrattenimento “innocue”, in una pesante atmosfera censoria. Il tutto è visto attraverso gli occhi di un tenente delle truppe d’assalto di Banda, cioè narrato dall’interno. Tutti i personaggi sono “tipi”, eppure non stilizzati, bensì presenti, attuali, reali. E  somigliano a  noi in modo eloquente e inquietante. Sono i membri di una umanità abbandonata a se stessa, gravata dal peso dei propri errori, di cui non sempre ha la piena percezione. Sono uomini che hanno dovuto dimenticare la forma di una foglia, il colore dei fiori, il canto degli uccelli, il calore della luce del sole. Eppure ancora combattono tra loro. Come già in Tumulto in cielo, Dio ha rinunciato a loro, o è da loro stato relegato in distanza. Se ne resta appartato, fuori dal gioco, desolato o  indifferente o forse soltanto assente. E gli esseri umani sono prigionieri della proprio assoluta, incondizionata libertà. Di cui hanno approfittato per distruggere la bellezza, umiliare e circoscrivere ogni forma d’arte, sottrarsi il sole, il verde, il ciclo delle stagioni, odori e sapori, l’alternanza del giorno e della notte. Ma pur essendo accomunati dallo stesso tragico destino, gli umani continuano a odiare, a distruggere, devastare e saccheggiare il poco che sono riusciti a preservare dalla rapida avanzata del ghiaccio, in cielo, nell’anima, sul suolo.

 

Chiara De Luca


50

‘In sogno tutti gli uccelli dei libri di mio padre
volarono fuori dalle pagine bianchi come neve fresca
volarono lungo viali e gallerie
per appollaiarsi sulle impalcature di sostegno del sole nella Summer Square
annidarsi negli alberi rinsecchiti lungo i viali, e nei Memorial Gardens;
piccoli fringuelli e passeri si accalcavano a Hydroponia
mangiando lenticchie e fagioli e fiori e germogli dolci
così gli abitanti di Hydroponia li cacciarono gridando “Andate via, andate via”;
e uccelli da preda del sud inseguivano uccelli canori del nord;
e pavoni si appollaiavano sui bianchi schienali delle sedie davanti ai caffè;
“Andate via, andate via” strillavano gli umani;
c’erano martin pescatori e colibrì e uccelli del paradiso
nelle dimore della Domus, su fiori e acquari,
e aironi dalle zampe nodose muovevano un passo alla volta;
“Andate via, andate via”; e le pagine dei libri erano bianche come neve appena caduta
e in sogno piangevo, “Tornate,
tornate tutti, spettri del dolore di mio padre”
alle pagine che amò, al suolo delle foreste e all’erba di prateria
a colline boschive, a paludi, fiumi e rive dipinti dagli artisti
nei libri che mi lasciò mio padre, per amore,
perché non poteva dirlo a parole, qui nelle gallerie della Cupola Osservatorio,
dove guardavamo fuori alla distesa di ghiaccio e alla notte della tundra;
non poteva dire quanto mi amasse; di come il suo cuore fosse rotto non freddo
“Tornate indietro, tornate indietro” gridavo in sogno agli uccelli,
alle pagine che amò, che voltava per mostrarmeli quando da
bambina gli stavo alle ginocchia.’


50

‘In a dream all the birds in my father’s books
flew off the pages so they were blank as new snow
flew along the avenues and tunnels
perched on the gantry supporting the sun above Summer Square
nested in the stunted trees along the avenues, and in the Memorial Gardens;
little finches and sparrows flocked in Hydroponia
feeding on lentils and beans and flowers and sweet shoots
so the hydropones chased them and screamed “Go away, go away”;
and southern birds of prey hunted down northern warblers;
and peacocks perched on the white backs of chairs outside the cafes;
“Go away, go away” screeched the humans;
there were kingfishers and hummingbirds and birds of paradise
in the Domus dwellings, at the flowers and the fishtanks,
and herons on knuckled legs taking it one step at a time;
“Go away, go away”; and the pages in the books were blank as newly fallen snow
and in the dream I wept, “Come back,
come back all you ghosts from my father’s grief”
to the pages he loved, to the forest floors and prairie grass
the wooded hills, marshes, rivers and shores that the artists painted
in the books my father left me, in love,
because he could not say it in words, here in the
tunnels or in the Observation Dome,
where we looked out on the ice field and the tundra night;
could not say how much he loved me; how his heart was broken not cold
“Come back, come back” I cried in my dream to the birds,
to the pages he loved, that he turned to show me when
I stood as a child at his knee.’


Collana Goldfinch – Poesia gallese contemporanea
JOHN BARNIE, La foresta sotto il mare
Traduzione e introduzione di Chiara De Luca
ISBN 978-88-96263-34-1
pp. 126, € 12,00

Artista camaleontico, con uno spiccato interesse per la fotografia e le arti visive, John Barnie è poeta, narratore, saggista e ha suonato la chitarra in numerose band di blues & poetry. Kolibris ha già pubblicato la sua raccolta poetica Tumulto in cielo, il romanzo in versi Ghiaccio, e sta preparando la pubblicazione dell’antologia di poesie scelte Gigli di mare. E presenta ora La sua più recente raccolta La foresta sotto il mare. Già soltanto i titoli di queste opere sintetizzano il movimento della poesia di John Barnie, il suo  ampio, ambizioso raggio d’azione: dal cielo in tumulto, in cui attraverso una serie di incidenti, spesso minimi, reali o immaginari, storici o biblici, il poeta ritraccia l’intero percorso del genere umano, con tutte le ansie e le contraddizioni, le energie e le pulsioni che ne  hanno determinano l’evoluzione, o involuzione; al ghiaccio che ricopre la Terra in un ipotetico futuro non lontano, seguito allo scioglimento dei ghiacci determinato dallo sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali da parte dell’essere umano, condannato a vivere sotto terra, in tribù ridotte a  lottare le une contro le altre in virtù di una stentata sopravvivenza. Nella Foresta sotto il mare John Barnie è di nuovo sulle tracce delle radici dell’umano, e Dio, assente in Ghiaccio, “Vecchio Burlone” pavido in Trouble in Heaven, torna, altrettanto improbabile ed evanescente, a osservare in disparte, nascosto o soltanto vagamente immaginato in lieve speranza. E il poeta continua la sua ricerca, stavolta armato di lente d’ingrandimento, tra le meraviglie in sordina del mondo naturale, tra le laboriose vite degli insetti e il travaglio dell’umano che barcolla tra le miserie del quotidiano e la minaccia della morte, tra la ben misera vittoria della sopraffazione sulla natura e le sue creature più indifese e l’inerme abbandono al proprio auto inflitto destino. Il poeta segue le tracce della vita, accoglie il rimbalzo dello sguardo sullo specchio fragile di una bellezza sempre minacciata. Coglie ciò che dell’integrità dell’origine riaffiora, come quei resti di radici e di tronchi, quegli anelli di corteccia testimoni di un mondo concentrico e complementare che altrove ancora respira: la foresta sotto il mare. La natura sommersa, assieme all’ipotesi di una città che in essa viveva e prosperava, svanita, così come gli abitanti di Banda in Ghiaccio. Alla poesia Barnie sembra perciò chiedere molto, ovvero di colmare come può il vuoto, la separazione tra l’uomo e sé stesso, tra l’uomo e la propria origine, (s)radicata in ciò che resta di un territorio vergine, sussurrata dal calice schiuso dei fiori, allusa nel ronzìo sommesso degli insetti, sfiorata nel canto fluttuante degli uccelli, che paiono sempre farsi tramite tra l’uomo e il proprio remoto desiderio d’infinito, tra la gravità dell’essere e l’ansia mai sopita del volo. L’immersione nel piccolo, nel minuscolo, nel nascosto è dunque riavvicinamento al buio dell’origine, è svanimento dell’umano in funzione di una nuova nascita, è riappropriazione e radicamento nella terra, sia essa cosparsa d’erba alta o di fango, sia essa trampolino di fuga o banchina d’approdo. È il corpo che “si sveglia” e invita il cervello: “Facciamoci un drink, mio tormentato amico.”

 

Chiara De Luca

 

Il gioco dell’amore

Ti senti forse inibito dall’amore
che scopre tranquillo le sue carte
sul tappeto; fante di quadri, fante di
quadri, una carta dura da giocare; il
croupier osserva, pronto col rastrello,
c’è un silenzio nella stanza e
luci soffuse; qualcuno chiama
il capo; se ne esci con le mani vuote
c’è sempre l’alba o una chiesa
avvilita che annuncia le proprie funzioni,
la baracca del tè accesa di luci
e pane all’uovo; perfino il mare
c’è ancora, scuote i ciottoli e li sveglia
nella sua culla inquieta.


The Game of Love

Do you feel inhibited by love
setting its cards out quietly
on the baize; jack of diamonds, jack of
diamonds, a hard card to play; the
croupier watches, ready with his rake,
there’s a hush in the room and the
lights are dimmed; someone calls the
manager; if you walk out with empty
hands, there’s always the dawn or a crest-
fallen church announcing its services,
the tea shack starting up with lights
and egg baps; even the sea is
still there, rattling the pebbles awake
in its restless cradle.

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