Poesia italiana contemporanea

Roberto Agostini, onde del ritorno, Kolibris 2012

   

 

 

COLLANA INTER/AZIONI

ROBERTO AGOSTINI, onde del ritorno

Foto di Batsceba Hardy

Prefazione di Chiara De Luca

ISBN 978-88-96263-61-7

pp. 88, € 12,00

 

 

onde del ritorno è un canto alto, scaturito da una compassione bruciante per il mondo, da un desiderio di soffrirlo sulla pelle, d’imprimerlo nella retina per restituirlo inalterato, per ritornarsi, in onde e frangenti.

Della poesia di Agostini non è possibile parlare in astratto, prescindendo dalla costante aderenza del poeta a un linguaggio che si piega e plasma e rimodella per aderire alle cose fino a incarnarle, stagliarle – spesso impietosamente – sul foglio, renderle presenti a tutti i sensi, attestando con parole di pietra, grevi, scabre ed essenziali, la propria presenza in un mondo cui la poesia dona il proprio assenso, prestandogli la propria voce più autentica, nel bene e nel male sincera fino al dolore.

“il dolore è secco. / Aprendo la botte e fino in fondo mescendo.” Scrive Roberto Agostini nel suo “Epigramma della foresta”. Sintetizzando il miracolo alchemico della creazione poetica, che esplode soltanto se ci caliamo a occhi chiusi negli abissi del dolore, per berlo fino in fondo, fino al greto del fiume, dove il sangue secca e raffredda, ma l’esperienza non cessa di pulsare, di ferire e al contempo resuscitare. L’io poetico si fa voce nuda del proprio vissuto, personificandolo in ogni gesto e in ogni parola, si fa tuffatore degli abissi e si fa profondità, greve peso e gravità che risolleva, nell’estrema libertà solare di bruciare fino a farsi identità di cenere azzurra, Terra: “Tu sei cratere e io un mare / improvvisamente refluito / e dell’abisso lassù la cenere azzurra / chiamata Terra / noi distanti prosciugati dalla / libertà solare / come due abissi / e tutto il cosmo”. Nella poesia di Agostini l’Altro è voragine che contiene, che si lascia colmare e livellare, del soggetto che diviene uno nella ricerca del senso del proprio esserci in funzione dell’esserci dell’alterità, del diverso, spesso ostile e distante, altre volte miracolosamente accogliente.

 

dalla prefazione di Chiara De Luca

 

Fogli per stagni

 

Prima dovrai te stesso

dire e riempita la penuria

proclamando l’oscurità bandita.

 

 

E forse rivoltarti sul fondo annaspando

fango e costola,

e una nube di capelli che violano

gravità e scendono

come il timore

 

 

 

 

Milano

 

Milano sapeva in quell’ora

di cominciare a sparire

– ricordi i pomeriggi

quegli antri piovosi del lago

nella caverna della lettura

con il tuo lume acceso

per essere dimenticato –

Neppure la filosofia sa

che crollerà nel vento

questa città indifendibile

nei semi magnetici.

 

 

 

Soggetti

 

Questo è anche il lato di cassetti,

vicario

vertigine

venerazione.

Consolati, non più di un segreto apre «ali».

Lo stesso andare «silenzio»

è andare pipistrello e andare radar.

Pietas, l’anfora che si riempie,

finché il suono del corpo, tutto il nervo.

 

 

 

 

 

 

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