Collana Snáthaid Mhór - Poesia irlandese contemporanea

Gerard Smyth, La pienezza del tempo, Kolibris 2012

G_Smyth

Collana Snáthaid Mhór – Poesia irlandese contemporanea,

GERARD SMYTH, La pienezza del tempo

Traduzione di Chiara De Luca

Prefazione di Thomas McCarthy

pp. 418, €15,00

ISBN: 978-88-96263-68-6

 

 

 

Perfino nell’arco dell’amore i compagni di lettere editi sono posti a solcare il firmamento in un confortante arcobaleno. E questo è l’aspetto dell’opera di Gerard Smyth che non dovremmo perdere di vista – qui c’è un poeta letterario, non un memorialista della vita della città interiore, non solo uno scrittore autobiografico che si scaglia ferocemente, istintivamente, contro le ironie del modernismo e il caustico minimalismo dei giovani Hartnett o Michael Smith, o la poesia ancestrale di Beckett, Coffey o anche Ethna MacCarthy, così amato da Con Leventhal. Qui c’è una creatura letteraria, un lettore, un editore, un esploratore delle poesie altrui. C’è più in questo poeta che nel Treasury di Palgrave o nei residui di inni e liturgie. Qui c’è un poeta che ha cercato compagnia e istruzione, che ha preso quotidiane decisioni sul mondo stesso e negoziato in un territorio disseminato di volumi editi e libri in attesa di recensione.

Molte delle poesie del presente volume piantano bandierine di riconoscimento nella geografia di una vita di letture: “‘“Così è questa la poesia”, dissi durante il mio viaggio con il Viandante notturno.” Nella libreria di Eblana, dove senz’altro si rifugiava in pausa pranzo per sottrarsi alle tastiere roventi della redazione del giornale, il poeta invoca Kinsella, Mandelstam, Machado e Neruda. In poesie successive visitiamo la Saginaw Valley di Roethke, col suo figlio perduto partito in cerca di fortuna, e Heinrich Böll ad Achill:

 

in cerca di risposte in un villaggio deserto,

nei venti umidi che battevano il tuo santuario,

 

il cottage riscaldato sulla collina.

 

Qui s’invoca un’intera turba di fratelli maggiori, icone di stile e dedizione. Viaggiamo verso il New England di Frost e la Amsterdam di Anna Frank, le Drumcliff e Lissadel di Yeats, e assistiamo alll’arrivo di Hopkins, non tanto in un paese, bensì in un pezzo musicale di Purcell. Il poeta si è risolutamente classificato tra i gigli del campo, il campo quasi familiare e filiale dei poeti internazionali. Come ogni autentico modernista, Smyth ripone fiducia nella consueta umanità degli stranieri, una fede nella redenzione degli incontri fugaci. Egli ricava sollievo dalla certezza dell’aver ricevuto saggezza da poeti che sarebbero potuti apparire indifferentemente distanti dagli acciottolati della Dublino interna.

 

dalla prefazione di Thomas McCarthy

 

 

 

 

Oggi non basta

 

 

Oggi non basta a ricordare

per sempre quest’estate,

passeggiando la sera tra i prati deserti

e il giardino in rovina.

 

Com’è sinistra l’erba ferma

e il solitario cespuglio di more.

La stalla odora un poco di caldo letame

in questo pomeriggio senza voce.

 

Wilkinstown, Agosto 1969

 

 

 

Today is Not Enough

 

 

Today is not enough

to remember forever this summer,

strolling late across emptied meadows

and the tumbledown yard.

 

How sinister the motionless grass

and the single bush of blackberries.

The cowshed smelling vaguely of warm dung

on this voiceless afternoon.

 

Wilkinstown, August 1969

 

 

 

Ultima stella che si consumava

 

 

Era una di quelle albe

alla fine di aprile,

su una strada dove le vecchie fattorie svanivano

sotto asfalto e cemento.

Sui cavi dell’alta tensione

c’erano perle d’umidità dopo la pioggia.

Una prima freschezza nell’aria dilavata.

 

Rincasavo al sobborgo sulla collina:

terra di pascoli dove nuove famiglie

si erano insediate l’una dopo l’altra.

Attraverso le pareti potevi sentire

il primo colpo di tosse del mattino

nella strada senza uscita; poi la balbuzie

dei motori, un uomo che usciva a guadagnarsi il pane.

 

Dai luoghi dove trascorrevano la notte

passeri prendevano il volo–

minuscoli e rapidissimi.

Rincasavo a santuario e fortezza.

Latte sulla soglia,

l’ultima stella che si consumava.

Last Star Smouldering

 

 

It was one of those dawns

at the end of April,

on a road where old farms disappeared

under concrete and cement.

On the high-tension cables

there were pearls of wetness after rain.

An early freshness in the rinsed-out air.

 

I was coming home to the suburb on the hill:

Pasture-land where new families

settled back to back.

The first cough of the morning

could be heard through walls

in the cul-de-sac; then the stutter

of engine noise, a man off to earn his bread.

 

From the places where they spent

the night, sparrows flew—

diminutive and transient.

I was coming home to sanctuary and fortress.

Milk on the doorstep,

the last star smouldering.

 

 

 

Riscaldamento

 

 

Per fortuna rimediammo una noce di carbone

e sale: doppio talismano a custodire

le nostre mura e il focolare

nella luce dispensata dall’interruttore tutto questo

era tuo, era mio, era tutto quel che avevamo.

 

Fino alle caviglie nei calcinacci,

inquilini di una dimora spogliata,

piantando chiodi e spazzando la polvere

per rendere l’attorno più simile a una casa.

 

Legno nudo schioccava come nocche

se percorrevamo i pavimenti

o le scale fino al nostro posto, fianco

a fianco nell’ultima scaglia di tramonto,

i primi raggi del sole.

 

 

 

Housewarming

 

 

For luck we brought a nugget of coal

and salt: the double talisman

to protect our four walls and fire-hearth

The on-off switch bestowed electric light

that was all yours, all mine, all we had.

 

We were ankle-deep in builder’s rubble,

dwellers of a bare house,

hammering nails and sweeping the dust,

making the space around us feel like home.

|

Bare wood cracked like knuckle-bone

when we crossed the floors

or climbed the stairs to take our places

side by side in the last sliver of dusk,

the first rays of the sun.

 

 

 

 

Gerard Smyth è nato nel 1951 a Dublino, dove attualmente vive e lavora come capo redattore dell’«Irish Times». La sua poesia è stata pubblicata su numerose riviste letterarie in Irlanda, Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ed è stata ampiamente tradotta a partire dalla fine degli anni Sessanta. È autore di numerose raccolte di poesia, tra cui Daytime Skleeper (2002), A New Tenancy (2004) e The Mirror Tent (2007), tutte pubblicate da Dedalus Press.

È membro di Aosdána.

 

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