Poesia italiana contemporanea

Roberto Nassi, “69 fiocchi”, Kolibris 2013

nassi

 

Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea

ROBERTO NASSI: 69 FIOCCHI

Prefazione di Chiara De Luca

ISBN 978-88-96263-11-2

pp. 86, € 12,00

 

 

 

Nel fluttuare onirico e sospeso di questi 69 fiocchi, le parole si sgrezzano e spogliano per farsi levigate e lievi, s’incontrano, sfiorano o radunano in volo e piovono sul campo bianco del foglio senza perdersi in esso, bensì segnandovi nette impronte durevoli che il lettore potrà ricalcare. Ogni singolo fiocco nato dall’armonico incontro di vocali e consonanti imita la perfezione cristallina della neve nel moto circolare del suo volo gentile, inscrivendo nel candore greve del silenzio la pienezza di un bianco via via più esteso e aperto, in cui la parola, resa a se stessa, risuona e vibra ricolmata, per poi dissolversi e riverberarsi nel grande cielo di neve della memoria.

“Vibrisse – le ciglia – che captano il bianco” mettono tutti i sensi al servizio dello sguardo, con cui l’io arriva a coincidere fino a farsi paesaggio, per “andare dove non ci sono impronte” e segnarne di nuove, per inaugurare un orizzonte di neve, lungo la cui linea il cielo si china sulla terra e tenta di abbracciarla.

 

Dalla prefazione di Chiara De Luca

 

 

 

Eppure noi così presi a tenere separate le parole e i silenzi dalla vita che ci siamo scordati di essere il paesaggio del loro incontro. Che le parole sono sempre una questione di sguardo e di tatto e di movimento. Che nascono da un corpo, il nostro, dopo averci percorso mille giri. Che sono i nostri passi sulla neve. Che sotto le palpebre di quel bambino nevica ancora. Che la neve è risarcimento del tempo, spazio rituale della nascita. Soccorre un viaggio verticale, verso nord, per rannicchiarsi nel suo grembo come al centro della pagina della nostra vita. La pagina è senza bordi e senza centro.

 

Dalla premessa di Roberto Nassi

 

 

 

Vibrisse – le ciglia – che captano il bianco

e sulle palpebre traslucide la vista

 

 

 

 

 

È bianco immacolato ora che il giorno

ha aperto gli occhi. Uscire a pestare la neve.

Firmare il certificato di esistenza.

 

 

 

 

 

 

 

Nell’aria intirizzita il tepore

dei riverberi. Un’illusione

che ti commuove le guance.

 

 

 

 

 

 

Riverberi riverberi riverberi

negli occhi nei pensieri nel tempo

scheggiato di riverberi.

 

 

 

 

 

 

Vibrando in un leggero stordimento.

Risonanza alla nota

nell’ugola della cincia.

 

 

 

 

Il pomeriggio è azzurro ma non troppo.

Ritmo e solletico.

I piedi scalzi delle nuvole.

 

 

 

 

 

 

Strofinano le dita contro il cielo

le betulle. E quello

se la ride – azzurramente.

 

è alba bianca di dimenticanza.

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