Poesia italiana contemporanea

Alessandro Assiri su “Poco prima della guerra” di Stefania Crozzoletti

crozzoletti_coverCOLLANA CHIARA – Poesia italiana contemporanea
STEFANIA CROZZOLETTI, poco prima della guerra 
Prefazione di Alessandra Pigliaru
ISBN 978-88-96263-81-5
pp. 70, € 12,00

Ma davvero la parola ci spezza? Ma non doveva essere il momento della riconciliazione, l’attimo in cui la frattura si ricompone, la magia dell’istante in cui il segno diventa calligrafia?

“la parola è sempre corpo che non si apre” hai ragione Stefania, perchè è nell’uso che si fa della bocca che sta tutta la fatica, nel rantolo della pronuncia, nella sfinente ricerca del vocabolo. Ci sono libri che non sono scritti sulla carta, ma sulla pelle, nello stesso modo in cui ci sono parole che restano nelle dita e non sanno colare sui fogli. In questa strada tra la pelle e le dita passa l’ultimo lavoro di Stefania Crozzoletti “poco prima della guerra”per Kolibris edizioni.Ed è in questa strada dove avviene la lotta, la guerra col bianco, perchè bianco è sempre tutto quel che non si riesce a dire, bianco è sempre il colore del gelo che nessun calore fa uscire. Stefania è consapevole che comunque sia in quella guerra bisogna starci, perchè è la guerra delle fragilità di chi conosce “la provenienza, ma non l’origine” come possiamo leggere in uno dei tanti versi riusciti, una guerra che non è solo metafora di vita che sarebbe troppo facile, ma battaglia con la parola non trovata quando sarebbe servita, o rimasta inascoltata, perchè assorbiti dalla vita non l’abbiamo udita . Nel libro le mancanze sono tutte incerte, mai perdita, ma sempre smarrimento, come fosse darsi la possibilità di ritrovare la cifra del lavoro, ritrovare non per rimediare, ma per continuare ad accadere. Forse cercare di ritrovare racchiude sempre l’ansia del tributo da pagare, del conto da saldare con gli sbagli, ma mi piace pensare che nella raccolta di Stefania non ci sia nulla di questo conteggio e questo testo infatti non è una lista della spesa emotiva, ma un libro che fa male quel male vero che diventa ragione di lettura.

Alessandro Assiri

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