Collana Africana

Conceição Lima, La dolorosa radice del micondó

COVER_CONCEICAOCollana Africana Conceição Lima, La dolorosa radice del micondó
Introduzione e traduzione di Chiara De Luca
ISBN: 9978-88-99274-03-0
pp. 138, € 12

Conceição Lima si addentra nel vetre della terra, scava a fondo nella storia del suo paese, disseppellendo scheletri, rievocando errori, sferzando con ripulsa e lucido sarcasmo l’ingiustizia e la tirannide, che hanno ovunque nel mondo il medesimo volto beffardo. Il deserto di cui vuole parlarci non è quello delle cartoline e delle foto di mestiere, non è quello della meraviglia che dura il tempo di una visione, ma l’altro deserto, quello dei “coaguli che minano / la fibra del paesaggio / della tomba nei pilastri della Città / e delle parole morte, assassinate / che incessantemente rinascono comunque.”

Altre poesie ci portano invece in quell’“utero della casa” che è anche tema centrale del libro d’esordio della poetessa (O Útero da Casa, 2005). In questo movimento concentrico, permangono l’utilizzo dell’inversione sintattica e una certa solennità del dettato, ma il ritmo martellante sfuma spesso nell’andamento cullante di una nenia o nella musicalità avvolgente della preghiera sussurrata.

VERSIONE DI DESERTO

Trascinato da non so che appello, urgenza

Sei venuto a impugnare l’istante che mi accerchia.

Resta — conclami — la chiara voce nella mia bocca.

Ti chiedo comunque di ravvederti:

non agonizzano dune in questi campi.

Qui non giacciono ossa di sconosciuti

né marciscono spettri di

carovane perdute.

Nessun sentiero fu abbandonato

e non ho rinnegato

No, non ho rinnegato

il nome del padre di mio padre.

Il mio deserto è il seme verticale di una barca

l’arenile (il suo lucore di nulla e di lago)

non è che la metafora di un orto

forse proiezione di cisterna.

Questa chiarità negli occhi del griot cieco

questo riflesso che oscura la luce del giorno

non emana da un cielo pietrificato –

la mia fame non è la maledizione

del vecchio dio impietoso.

Eppure mi divora la cicatrice della penultima battaglia

e ho per stigma

la memoria di un annoso fratricidio.

Ma sono qui

sotto questo sole che abbaglia

la savana a mezzogiorno.

Qui, sotto questo lacero tendone

dove indosso la sete delle mie ossa

e perduro senza pioggia né giardino

senza flauti né tamburi

senza specchi,

compagna del tempo che mi lega

le vene all’ombelico del pozzo.

No, nessun sentiero fu dimenticato

e venero il profano nome del padre di mio padre.

Lenta la vertigine va scolpendo

i mormorii di un fiume incerto –

pianto paletti

attorno alla veglia dei miei morti.

Non annuncio.

Indugio e non preannuncio regno o abisso.

Non sono messaggera di vani sacrifici,

epiche sconfitte, nuovi cammini.

Qui dove l’inferno avviene

in questo luogo dove mi riverso e resto

inauguro la vigilia della mia casa.

Il mio silenzio sgombera

la soglia di qualunque cosa.

 

 

 

VERSÃO DE DESERTO

Trazido não sei par que apelos, urgências

Vieste impugnar o momento que me cerca.

Demora — conclamas — a clara voz em minha boca.

Peço-te porém que repares:

não agonizam dunas nestes campos.

Aqui não jazem ossadas sem registo

nem apodrecem espectros de

perdidas caravanas.

Nenhum trilho foi abandonado

e não reneguei

Não, não reneguei

o nome do pai do meu pai.

O meu deserto é a vertical semente de um barco.

o areal (seu brilho de nada e de lago)

não é senão a metáfora de uma horta

talvez uma projectada cisterna.

Esta claridade nos olhos do griot cego

este reflexo que obscurece a luz do dia

não irradia de um céu empedernido —

a minha fome não é a maldição

do velho deus inclemente.

E todavia devora-me a cicatriz da penúltima batalha

e tenho por estigma

a memória de um longo fratricídio.

Mas estou aqui

sob este sol que alucina

a savana ao meio-dia.

Aqui, sob este toldo rasgado

onde envergo a sede dos meus ossos

e perduro sem jardim nem chuva

sem tambores nem flauta

sem espelhos,

companheira do tempo que amarra

as minhas veias ao umbigo do poço.

Não, nenhum trilho foi esquecido

e venero o profano nome do pai do meu pai.

Lenta a vertigem vai esculpindo

os murmúrios de um rio incerto —

planto estacas

em redor da vigília dos meus mortos.

Não anuncio.

Tardo e não prenuncio reino ou abismo.

Não sou mensageira de vãos sacrificios,

épicas derrotas, novos caminhos.

Aqui onde o inferno acontece

neste lugar onde me derramo e permaneço

inauguro a véspera da minha casa.

O meu silêncio franqueia

o umbral de qualquer coisa.

conceicao

Nata a Santana, isola di São Tomé, São Tomé e Príncipe, l’8 dicembre 1960, Conceição Lima è cresciuta nel suo paese, dove ha svolto gli studi primari e secondari. In seguito ha studiato giornalismo in Portogallo. Nel 1993 ha fondato il settimanale – oggi estinto – «O País Hoje», di cui è stata direttrice. Si è diplomata in Studi Africani, portoghesi e Brasiliani al King’s College di Londra e ha ottenuto un Master in Studi Africani, con specializzazione in Governo e Politica in Africa, presso la Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra (SOAS). È stata per diversi anni giornalista e produttrice dei servizi in lingua portoghese della BBC a Londra. Tornata nel suo paese, ha diretto la TVS, Televisão São-Tomense. Attualmente lavora come giornalista free-lance e collabora con diversi periodici. Per la casa editrice Caminho di Lisbona ha pubblicato, nel 2004, O Útero da Casa, nel 2006 A Dolorosa Raiz do Micondó e nel 2011 O País de Akendenguê. Suoi testi sono stati tradotti in spagnolo, inglese, francese, italiano, serbo-croato, turco e arabo. Sue poesie sono sparse in giornali, riviste e antologie di vari paesi.

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