Anteprime

Abdellatif Laâbi, A ricomporre il colore dei suoi occhi

Schermata 2015-03-19 a 10.25.04COLLANA SWALLOW – Poesia della migrazione
Abdellatif Laâbi, A ricomporre il colore dei suoi occhi.
Poesie e altri testi scelti, 1966-2014
Testi scelti dall’autore
Introduzione e traduzione di Chiara De Luca
978-88-99274-08-5
pp. 688, € 16

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“Le più belle poesie / si scrivono sopra le pietre” scrive Alda Merini, “coi ginocchi piagati / e le mani aguzzate dal mistero.” E Abdellatif Laâbi le sue poesie più belle le ha scritte in una cella di prigione in Marocco, dove è stato confinato in ragione delle sue idee e della sua attività letteraria, dove ha subito le più atroci torture e spietate umiliazioni. Le poesie più necessarie e urgenti, quelle più potenti Laâbi le scrive ogni volta che torna in quella cella, nella solitudine e nel silenzio, nel dolore e nell’assenza di risposte che fanno levare e riecheggiare la sua voce con forza contro l’ingiustizia, contro ogni genere di prepotenza e sopraffazione. Di fronte al male il poeta non chiude mai gli occhi, neppure quando se ne trova sommerso e all’apparenza sopraffatto e schiacciato. Perché il poeta è per Laâbi colui che ha il compito di sobbarcarsi il male, il proprio e quello del mondo, di viverlo interamente, fino in fondo, per restituirci la parvenza di un senso. Il poeta non può in alcun modo sottrarsi al proprio compito, al dovere morale di guardare in volto il nemico, di sbugiardarlo, spogliando – con la sola forza delle parole e l’ardore del grido – i suoi carnefici, abbruttiti e disumanizzati fino al ridicolo, fino al grottesco. Anche una volta uscito di prigione, il poeta tornerà spesso con la mente agli anni terribili trascorsi in carcere. E lo farà senza remore, rivisitando i luoghi di un martirio che non ha perché, di una ferocia che non ha ragioni. Anche a distanza di anni dalla sua scarcerazione, dall’esilio francese, vissuto “con il Marocco nel cuore”, Laâbi affronta, ripercorre e rivive tutto il male subito, in prima persona e dai suoi compagni di sventura, e ritrova la lucida rabbia che lo aiutò a sopravvivere all’orrore. La sua poesia si fa protesta, la sua voce si leva in nome di tutti coloro cui la voce è stata sottratta, il suo verso diviene grido collettivo contro la degradazione che l’umano subisce quando va contro l’umano, e dunque contro se stesso, prima ancora che contro qualsiasi dio, o idolo, o simulacro, o proiezione ideologica, prima ancora che contro la legge. Perché non c’è ingiustizia più grande, non c’è sacrilegio più esecrabile, non c’è delitto più turpe che infliggere dolore ai propri simili, consapevolmente, deliberatamente, e senza alcuna ragione oltre l’aberrazione di un simulacro di religione che si fa pretesto e strumento di morte.

 

Dall’introduzione di Chiara De Luca

 

 

 

Personne ne parlera

dans la langue archaïque de l’âme

avec cette musique de cœur qu’on écorche

et ce murmure de larmes fendant la pierre

Avec ces mots taillés dans les racines

et le bec recourbé de l’aigle

Avec le tonnerre qui ricane

le feu qu’on avale et recrache

Avec la panique

et la promesse des sept fléaux

Avec l’étoile qui apparaît

et le délire qui fait sens

Avec la horde en prière

et les tyrans qui meurent

d’un étrange mal de tête

Mais où sont les prophètes d’antan ?

 

 

 

Nessuno parlerà

nella lingua arcaica dell’anima

con questa musica di cuore che si scortica

e quel mormorio di lacrime che fendono la pietra

Con quelle parole intagliate nelle radici

e il becco ricurvo dell’aquila

Con il tuono che sghignazza

col fuoco che s’inghiotte e risputa

Con il panico

e la promessa di sette flagelli

Con la stella che appare

e il delirio che ha senso

Con la folla in preghiera

e i tiranni che muoiono

di uno strano mal di testa

Ma dove sono i profeti di un tempo?

Mais il faudra

une immense écoute

des yeux, de la langue

de la matrice

des sexes incandescents

Que les enfants se réveillent

de leur naïve hibernation

Que les femmes reviennent

de leur double exil

Que les mâles se mettent enfin

en quête de leur identité

Il faudra qu’une soif inconnue

nous tenaille

Il nous faudra une nudité

que même la peau ne pourrait travestir

 

 

 

Ma ci vorrà

un immenso ascolto

degli occhi, della lingua

della matrice

dei sessi incandescenti

Che i bambini si sveglino

dalla loro ingenua ibernazione

Che le donne ritornino

dal loro duplice esilio

Che i maschi si mettano infine

in cerca della propria identità

Ci vorrà che una sete sconosciuta

ci attanagli

Ci vorrà una nudità

che neppure la pelle potrebbe travestire

 

 

 

La fenêtre cédera un jour

lorsque les hommes n’y pourront rien

et qu’ils n’auront en guise de mains

que des moignons pourris

peu habiles à compter l’argent

Lorsqu’ils perdront la vue

à force d’éviter le regard de leurs semblables

Lorsque la bête les aura rongés

jusqu’à la corde de leur graisse d’orgueil

Lorsque la puanteur de leurs idées

fera fuir même les dieux

qu’ils ont calomniés d’existence

 

 

 

La finestra cederà un giorno

quando gli uomini non potranno farci niente

e non avranno per mani

che putrefatti monconi

poco atti a contare il denaro

Quando perderanno la vista

a forza di evitare lo sguardo dei loro simili

Quando la bestia li avrà rosicchiati

fino alla feccia del loro grasso d’orgoglio

Quando il tanfo delle loro idee

metterà in fuga anche gli dei

che hanno calunniato d’esistere

 

 

 

Les rêves viennent mourir sur la page

Un à un

les rêves viennent mourir sur la page

Ils se sont donné le mot

ils viennent de partout

pour mourir sur la page

comme les éléphants dans leur cimetière

J’assiste à leurs convulsions

ne peux tendre un verre d’eau

Je les regarde pour la première fois

pour la dernière fois

avant de les envelopper dans le suaire de mes mots

et les déposer sur la barque menue

qui fut jadis leur berceau

Le courant les emporte

et bien vite me les ramène

comme si le large n’était pas là-bas

mais ici sur la page

 

 

 

I sogni vengono a morire sulla pagina

L’uno dopo l’altro

i sogni vengono a morire sulla pagina

si sono dati la morte

vengono da ogni dove

per morire sulla pagina

come elefanti nel loro cimitero

assisto alle loro convulsioni

non posso porger loro un bicchier d’acqua

li guardo per la prima volta

per l’ultima volta

prima di avvolgerli nel sudario delle mie parole

e depositarli sulla minuscola barca

che un tempo fu la loro culla

La corrente se li porta via

e ben presto me li riporta

come se il largo non fosse laggiù

ma qui sulla pagina

 

 

 

Ton rire

franc

mais plus franc

que ce que la belle expression

laisse entrevoir

C’est toute une composition

une cantate

avec les récitatifs des lèvres

le chœur à l’unisson des dents

l’air entraînant

qui secoue la partition du visage

fait vibrer la poitrine

renverser la tête

et fermer à moitié les yeux

pour que des escarbilles de malice

y crépitent allégrement

Ton rire

ma bouée de sauvetage

l’hymne de ma joie

ma juste rétribution

quand je me mets en frais

d’intelligence

 

 

 

La tua risata

franca

ma più franca

di quanto la bella espressione

lasci intravedere

È tutta una composizione

una cantata

coi recitativi delle labbra

il coro intonato dei denti

l’aria travolgente

che scuote la partitura del viso

fa vibrare il petto

rovesciare la testa

e socchiudere gli occhi

affinché la carbonella di malizia

vi crepiti allegramente

La tua risata

mio salvagente

l’inno della mia gioia

la mia giusta retribuzione

quando non bado a spese

d’intelligenza

 

 

 

Le problème que j’ai avec la société

et jusqu’à mon entourage

c’est que je prends tout mon temps

et élève au rang d’art la distraction

J’abandonne volontiers la course

aux gagneurs

aux accumulateurs et autres tueurs

À la voie royale

des apprentis dominateurs

je préfère le sentier, la lisière

là où les oiseaux ne chantent pas encore

en service commandé

et l’herbe intelligente pousse à vue d’œil

là où l’errant a une chance

de rencontrer son frère

et qui sait son peuple

là où l’on sent son cœur battre

et que les questions essentielles affleurent

 

Saura-t-on un jour

que le vrai centre

se situe dans la marge ?

 

 

 

Il problema che ho con la società

e perfino il mio entourage

è che mi prendo tutto il tempo necessario

ed elevo al rango d’arte la distrazione

Abbandono volentieri la corsa

ai vincitori

alle batterie e agli altri assassini

Alla via reale

degli apprendisti dominatori

preferisco il sentiero, il margine

là dove gli uccelli non cantano ancora

su ordinazione

e l’erba intelligente spunta a vista d’occhio

là dove l’errante ha una probabilità

d’incontrare suo fratello

e forse il suo popolo

là dove sente il cuore battere

e che le questioni essenziali riaffiorano

Si scoprirà un giorno

che il vero centro

si trova al margine?

 

 

 

La mer s’est recouverte du voile opaque de la nuit. Sa respiration d’amante inassouvie te parvient, portée par une brise hors saison. À peine revenu sur terre, le corps criblé d’étoiles, tu es aux prises avec une autre captation. Assurément, la vie d’ici-bas ne t’a pas quitté, elle qui t’a révélé que l’écoute, le regard et l’odorat sont autant de catégories du désir. De celui-ci d’ailleurs, la vie n’est-elle pas une simple émanation ? Bien avant l’acte de tes géniteurs, tu as donc été désiré. Façon inédite de poser la question des origines.

Ainsi, la mer t’a parlé dans son rêve décousu.

 

 

 

Il mare si è ricoperto del velo opaco della notte. Il suo respiro d’amante insoddisfatta ti giunge, portato da una brezza fuori stagione. Appena tornato a terra, col corpo crivellato dalle stelle, sei alle prese con un’altra captazione. Certo, la vita di quaggiù non ti ha lasciato, lei che ti ha rivelato che l’udito, lo sguardo e l’odorato sono altrettante categorie del desiderio. Del resto, la vita non ne è forse una semplice emanazione? Dunque è molto prima dell’atto dei tuoi genitori che sei stato desiderato. Modo inedito di porre la domanda delle origini.

Così, il mare ti ha parlato nel suo sogno sconclusionato.

 

 

 

Quelque part au pays de l’intime. La cahute se transforme en une vraie maison avec des escaliers lumineux qui débouchent sur une terrasse donnant sur la mer. Un luxe, à l’évidence. Pourtant, tu te sens toujours démuni, ou du moins prêt à renoncer sans hésitation à ce que l’on assimile de près ou de loin au confort. L’âme de moine que tu as contractée dans ta cellule s’est enrichie de l’esprit de dérision. Le renoncement peut s’effectuer dans la joie. « Nudité, ô ma demeure ! » lances-tu en direction des vagues. J’aurai hanté ce promontoire, non pour jouir des merveilleux couchers du soleil et guetter le rayon vert, mais pour m’assurer de mon propre éveil, préméditer ce mouvement de la pensée n’appartenant qu’à l’homme et grâce auquel on parvient à lire derrière les lignes du ciel, soulever la mer afin qu’elle submerge le miroir des étoiles et recueillir dans la paume, ne serait-ce qu’une fraction de seconde, l’infini de soi et de l’univers.

Sans quoi la réconciliation avec la vie, donc la mort, demeure illusoire.

 

 

 

Da qualche parte nel paese dell’interiorità. Il tugurio si trasforma in una vera casa con le scale luminose che sfociano su una terrazza che dà sul mare. Un lusso, all’apparenza. Tuttavia, ti senti sempre sguarnito, o se non altro pronto a rinunciare senza indugio a ciò che, in un modo o nell’altro, assimiliamo alla comodità. L’anima di monaco che hai contratto in cella si è arricchita dello spirito di derisione. La rinuncia si può effettuare nella gioia. “Nudità, oh la mia dimora!” Prorompi rivolto alle onde. Avrò abitato questo promontorio, non per godere dei meravigliosi tramonti del sole e spiare il raggio verde, ma per assicurarmi del mio stesso risveglio, premeditare questo movimento del pensiero che appartiene solamente all’uomo e grazie al quale riesco a leggere dietro le linee del cielo, sollevare il mare affinché sommerga lo specchio delle stelle e raccogliere nel palmo, fosse pure solo per una frazione di secondo, l’infinito del sé e dell’universo.

Diversamente la riconciliazione con la vita, e perciò con la morte, resta illusoria.

 

 

 

laabiAbdellatif Laâbi è nato nel 1942, a Fès. La sua opposizione intellettuale al regime ha fatto sì che fosse arrestato e incarcerato per otto anni. Liberato nel 1980, è andato in esilio volontario in Francia nel 1985. Da allora, vive (con il Marocco nel cuore) nella banlieu parigina. Il suo vissuto è la sorgente primaria di un’opera plurale (poesia, narrativa, teatro, saggistica) posta alla confluenza di culture differenti, radicata in un umanesimo battagliero, intrisa d’ironia e tenerezza. Ha ricevuto il Prix Goncourt de la poésie nel 2009, e il Grand Prix de la francophonie dell’Académie Française nel 2011. Sue opere sono tradotte in varie lingue, tra cui arabo, spagnolo, inglese, tedesco, italiano, olandese, turco. Laâbi stesso ha tradotto dall’arabo molti autori contemporanei (Mahmoud Darwich, Abdelwahab Al-Bayati, Mohammed Al-Maghout, Saâdi Youcef, Abdallah Zrika, Ghassan Kanafani, Qassem Haddad, tra gli altri.)

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