Collana Chiara - Poesia italiana contemporanea

Stefano Serri, “Diario di un risorto”, Kolibris, luglio 2015

Schermata 2015-07-30 alle 09.50.39COLLANA CHIARA – Poesia italiana contemporanea
STEFANO SERRI, Diario di un risorto
Isbn: 978-88-99274-17-7
pp. 338, € 12

 

Ciò che contraddistingue la voce poetica di Serri e la rende, qui, come e ancor più che nelle opere precedenti, luminosa e cristallina è la musicalità insita nel verso, piegato, anzi, assimilato a un ritmo armonioso e costante, privo di cedimenti, lavorato con pazienza. Assistiamo qui anche a una rinascita della lingua, a una felicità di scrittura, nell’impossessarsi della materia, per ricreare, dicendola, la propria intera esistenza, mettendola in luce, o meglio, dandola alla luce. Per il risorto il buio è alle spalle. Tutto, anche i ricordi, anche il dolore, avvengono nel presente, al cospetto di una nuova consapevolezza che li ammanta di senso. La scoperta e riscoperta di sé sono osservate con l’occhio limpido e avido del bambino, tenuto per mano dall’adulto divenuto consapevole della propria fragilità e debolezza. Le persone care vengono abbracciate con delicatezza, descritte con cura attenta alla loro più intima natura. Anche gli assenti vengono celebrati nella propria essenza, ripercorrendo i loro luoghi, toccando e accarezzando gli oggetti che ne evocano la presenza, esorcizzando il dolore, senza mai cancellarlo. Perché per Serri la memoria è materia altrettanto preziosa, da versare nel calco del ricordo, da osservare alla luce perché perduri.

Dalla prefazione di Chiara De Luca

 

Scuse del poeta

 

Se non sono risorto spingendo

tutta la polvere via dalla porta

se nel campo ho lasciato marcire

la spiga – non volevo colpirla –

se al vento non ho opposto il respiro:

scusate se non sono vissuto

abbastanza curioso sul dopo.

Perdonate a un poeta

il motore truccato

la fine delle ali.

 

Ho smosso qualche sasso: credevo

che un po’ di verde ne sarebbe nato.

Le rotaie non le ho accompagnate

trascurando stazioni – era un viaggio

dietro sbarre continue: ignoravo

che in terra ogni crepa è una rotta.

 

Forse il muro aspettava parole

e in certe pietre era inscritto il nome.

Le pareti della stanza troppo azzurre

e finestre troppo aperte…ma un poeta

se non scrive sulla luce a cosa serve?

 

 

 

 

 

DIRE IL COLORE

 

Dire il colore delle cose insegna

gioia per le sfumature e il mondo

preso anche da lontano – tra sputi

gradini in salto e i baci del saluto.

 

Il trionfo del sorriso

dentro i baffi di gelato

elimina ogni calcolo: la storia

giunge a purezza enciclopedica.

Con rumore di crescita

mi abbracci dentro questa estate scalza.

Rifletti nel tuo occhio il mondo intero

quasi salvo dal battito di ciglia

fragili e chiarissime: allora

so che non è perso il tempo speso a nascere.

 

 

 

 

 

 

 

NEL SOLE

 

Scordalo nel sole di essere

creatura buia: più diventiamo chiari

più la speranza si cura di noi

per resistere al passaggio e non crollare.

Esprimiti nel sole quando declina:

ricopri la finestra con l’azzurro del giorno prima –

e se un raggio dall’incontro scappa

non credere sia inutile coraggio

questo viaggio di luce senza mappa.

 

 

 

 

 

 

SALMO SENZA SUONI

 

Pregherò fino a benedirti senza suoni –

ma Dio perché con me tu

non ragioni ma reagisci

con una combustione che mi fa

ardente un attimo ed estinto

perché tu non ti radichi per sempre

perché non impedisci all’accidente

lo strappo di quel mio dente di fango

che a te s’attacca estirpa tutto il latte

latte d’immensa carità sorretta

da un grande desiderio d’essere…

ma vogo esisto eppure

m’accartoccio: padre: m’hai rotto

il meccanismo interno del perfetto

e ora sperso dentro la tua mano glande

io spargo gemiti d’urgente

 

prendimi come se fossi niente

trattienimi fiato diamante.

 

 

 

 

 

 

SGUARDO STASI E STANZA

 

1.

il soffitto è la mia prospettiva

visione obbligata – unica natura –

in un angolo di stanza: primavera

nel secondo: la sera e in un altro: il nero

l’intonaco mi cattura

il soffitto s’innamora del mio sguardo

prigioniero che ritrova il suo sentiero

vive due vite chi non si è arreso

 

2.

lo so che dovrai togliermi pian piano

la forza in ogni muscolo del corpo

così che non potrò più contrastare

le foglie che mi cadono davanti

le fughe della neve giù dal cielo

né battere le mie due mani insieme

quando gli attori escono di scena:

ti prego solamente di lasciarmi

i muscoli per l’ultimo sorriso

 

3.

ostìnati: poètati: trova rima

anche nello schermo vuoto di parole

tu musica anche il non ancóra suono

e il fragore informe del presente gorgo

fatto di tubi di chiasmo di laccio:

tu sopra il male prova a librarti

scóvati ritmi e rime nelle vene

dalle nostre frasi quotidiane:

ognuna avrà una propria scusa

per accoppiarsi nel poema chiesa

del matrimonio tra parole e cose

che celebriamo nelle nostre case

 

4.

cosa so dello splendore che ci attende?

solo un presentimento brucia intorno

di luce ancóra forte dopo il fuoco…

tocco le cartilagini del buio

la stanza è una fossa di vita

bianco aguzzo – angolo smusso

una marea di sguardi che svanisce:

il corpo io me lo tocco anche da fermo

rimesso a letto nel suo vestito:

finite le scosse le frane i sussulti

dopo stragi di polso e respiri conato

ho capito la fine: sale il mio fiato

 

5.

è venuta la morte a rasarti

toglie il ruvido il brusco lo spigolo

e negli occhi si accoccola il corpo

(è il vicino di casa è il paese)

sopra il letto su sedia o divano

ogni giorno qualcuno s’estingue

io mi addormento ma torno

perché il tempo una volta innestato

poi ti esplode nel cuore che ami

(anche al buio sorridi: mi vivi)

 

 

6.

 

da te che amo capisco che è duro

per il creatore partorire gioia

duro come dare colpi a un petto

come scorza adesa al tronco:

si fa cava ama la linfa

spinge in alto con carezza

lui che è eterno e sa che crea

chi ha fine già dentro il genoma:

è duro amare noi sparsi granelli

duro restarsene dritti nel vento

flettere vertebre giù fino al fango –

ma tutto questo è la sola armatura

che sfiora dentro e che senza paura

in ogni ora intuisce la gioia

se non stringi l’oggi è già domani:

i pugni non sono la casa delle mani

 

7.

non ho fretta: ricomincio ancóra

a interpretare il flusso dei tuoi occhi

li chiudi un attimo tra sogno e memoria:

ricomincio: leggo la tua storia

di corpo immobile: è una mancanza

che scalza intorno il sangue

il corpo pareva quasi scoria

ora è cosa cara in mano nuova

 

fermo: eppure scendo ancóra:

ascesa apnea la gioia

 

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