Italian Poetry

Federica Galetto, Scorrono le cose controvento

LietoColle – Collana Erato

ISBN: 978-88-7848-580-8

Anno: 2010

Prezzo: € 10,00

In copertina: Ragazza con lo specchio, Edmund Charles Tarbell

… le poesie che formano Scorrono le cose controvento pongono problemi e domande a chi legge. Nel mondo in cui ci muoviamo da lettori, la geometria cui siamo abituati non regge, […] Certo, leggere poesia è aspettare che faccia luce, non ci si muove, è pericoloso, finché il sentiero non compare o una linea ideale sulla parete, appigli e appoggi evidenziati dal sole basso.

I versi dell’autrice pulsano in un loro buio uterino – vene, viscere, sangue e battiti circondano il lettore stordendolo a volte, a volte guidandolo verso un’uscita, ma in un’inquietudine cui non si sfugge […] Non ci sono in questa raccolta poesie d’occasione, genere denso di pericoli ma quasi irresistibile per molti. Ci sono invece versi che sono implacabilmente al posto giusto, e il cuore sobbalza nel leggerli.

dalla prefazione di Stefano Colletti


SCORRONO LE COSE CONTROVENTO

Scorrono le cose controvento

Abbarbicate alle strade s’arruffano

Gemente un albero le afferra

Diminuite le ali sui fianchi

errando con gole protese

cessano le verità

Nell’urlo estirpato dei nodi soli

viaggia la memoria alle calde

distese erbose

Rinomina un solco la terra

Neve a venire

Gocce distinte d’olio freddo

sulle anime che perse non sanno

tornare

Rimarrei a pregare nel letto

d’inverno

A trovare parole benedette per

scansare gli aggrotti

di sopracciglia votate al perdono

Nel tendersi del mattino

sperpero ancora baci

Di quelli lasciati una notte

sugli occhi

E sento fuggire le orme

dei giganti

appesi alle finestre chiuse

Chissà se mi ricordi nei sorrisi

Chissà se ancora sai

quanto buona è la mia stoffa

Non ci sono modi per cambiarmi

ma rimango travisata

dai tuoi pugni chiusi

Nella stanza accanto resto sola

Le mani aperte ai tuoi chiodi


NON SO DIRE QUANTO ANCORA

Non so dire quanto ancora

s’invade la soglia di sole

o le ombre – scagliate da fuori

Le gesta paiono appena più miti

fra gorgogliare di suoni mai pesi

Ridotte corde infilate fra sassi

e speranze risorte di vuoti mai pieni

Aspetto che cambi la sera

Per quanto si dica, mai appare serena

né il giorno si sfrangia distratto

fra cenci e schermaglie

Le ore non sono che storie

Arsure di vita e fratte bagnate

Sempre rileggo un copione consunto

né posso stracciarne le trame o gettarle

Sono me, le rime le pause

i punti e i gobbi nascosti

Rileggo e rileggo che poi

mi addormento

Da sola

Il cuore contento

NULLA MI PIANGE DI PIÙ

Ma lente s’intersecano le opposizioni

gli istanti brutali d’agonia

le mosse a spezzare dignità complesse

Ritorni di fuoco ormai arsi

da disprezzo fossile

Non è la verità e lo so bene

che mi distrugge il solo verbo

lanciato come boomerang fra

costole e cuore

L’estate sorride

e al mio bene più caro solo abbracci

e baci sottili di rondini e sole

Se madre nell’ennesima potenza

dell’essere si spezza come vetro

di spergiuri vestiti di nero e rimasugli

sbordanti le ferite, conto

i luccicori delle mie viscere

in ogni giorno che mi abbandona

Nulla è più forte di questa

mano stretta

Nulla mi piange di più

se non l’attentato al parto fecondo

di un giovane seme attaccato alla mia gonna

un uomo in fasce che mi rischiara il sangue

Se anche dovessi morirne


LE PARODIE DEL DISGELO

Non mi giungono inoffensive

le parodie del disgelo

Avverto i singolari movimenti dell’oltre

nei secchi viatici

Rotonde le paure accartocciano un imprevisto

e della vita non mi cruccio

se non quando la sera ghiaccio

tra i fornelli e il buio di fuori

le nebbie dei vuoti e le tende bianche

Assecondarmi per non metterti alla porta

Da lontano l’esigenza chiede perdono

che a vivere si fa fatica

e non mi domando perché ci sono arrivata

a questa ruota ferma che mi distrae i sogni

Mettendo un solo accento sui vizi

raccolgo infinitesimali briciole di luce

mentre sto come la notte sui pendii

nell’accartoccio di semine malate

mai riuscite come la polvere dopo la pioggia

Ho paura a tenerti che non so stringerti

vorrei diluirmi e consolidarmi

Anche senza passato

LE ORE NON SONO AL POSTO GIUSTO

Le ore non sono al posto giusto

né i minuti straziano di meno

al lume d’un mozzicone di cera

che non si vede e non respira

dietro i tendoni spessi d’apparenza

Restano a guardare le attese

Mai senza un calice pieno a brindare

ché l’effetto finale si contorce

in un marchio che pare mai ripulirsi

I segni seguitano a incidere

Le ore non sono al posto giusto

né i ritardi ottusi comandano i battiti

dei polsi, le vene aperte

Le conclusioni, le inadeguatezze

Non c’è una sola quiete

che bruci in questa stanza

HO PRESO A CREARTI SFONDI

Ho preso a crearti sfondi di remore

e cattivi consigli da impartire

Ho preso un lembo di spazio cruciale

e l’ho ricucito sui dubbi

Eppure mi restano ancora le piaghe

del martirio, ingrate le lodi al dissenso

Le piccole assenze nel mare d’inchiostro

affrontato

Legàmi attendono

le orme imprecisate delle foglie,

sul cielo di nubi bianche sono le cento colombe

sfilate di volo in volo sui possibili venti

Detraendo ai semi dell’estate un inverno

calcificato, si desta in me la rabbia

di un’assoluta mancanza dell’Altro

In me niente sembra essere catturato

e distrutto

Può essere anche che un falco radente

il suolo si spezzi il collo, oppure risalga

la china e buchi la luce come un dardo

Scandendo un grido potrebbe salvarsi

come me

In tarda mattina – qui – ad accendere lumi

sul dorso del sole


IL MIO CORPO CURVA SUL TUO PENSIERO

Il mio corpo curva sul tuo pensiero

raccoglie un respiro lungo

Terreni si spaccano, sono le mie gambe

quando appassisce la foglia verde

(E non ci sono idee che io possa toccare)

Una goccia corre lenta, un cerchio

che pulsa, la voce è una strada

senza nemici da incontrare

Chiudo la curva e tengo stretti i giunti

Questo è il mio miracolo del giorno

urtando contro la tua bocca

Che ruolo di margine ha il mio volto

nella tua vita. È così che io siedo

nel buco di una speranza

dimenticando le parole cieche

che noi riconosciamo

le lettere di carne che sono nostre

(I fiori non comprendono il mio caos)

Apri la testa

fammi entrare

Ti darò stomaco e cuore

(una viola brucia sul muro)


RITENGO A LUNGO

Ritengo a lungo

nell’imbuto distorto

offese e ritegno

Detesto le moìne addestrate e

le corse all’indietro

Se mai un fiore appassisse nei campi

e lo sguardo cadesse a sfinire il giorno

avrei pensieri di lieve sollievo

e ancora battiti ruggenti da dare

Rimango in attesa

del telo il ricamo, del vero il salto, del pensiero la luce

Pretendo ancora occhi e pupille di scavo

nel fondo

Pretendo le vie pulite del mattino d’estate

e il fuoco del corpo a ricoprire i baci

L’amore a brillare le ore che vorrei aprire

al sole, fra similitudini moleste

e verde boscaglia


MALATTIA CHE DORMI

Le immagini ripulite si sfaldano

Le cose prendono gli angoli nel modo

opposto

Vedevo le virate dei falchi sulle pendici

Vedevo le orme degli orsi al lume di luna

Vita senza punti

Vita senza dolori da appendere

Li vendo al mercato del destino i miei cori

sopiti

E urlanti poi

Malattia che dormi

non svegliarti mai

che devo ancora fare

e le stelle mi piacciono più ancora del giorno

Il dono che ho sentito tornare in me

non guarisce ma basta a portarmi in alto

Sui colli dove bacio l’erba e i rami

senza poter correre se non con il cuore

che sta nelle gambe di un tempo

in cui delle pesantezze gioivo

Nell’averti malattia ti ho accolto

In silenzio ti ho udito entrare

E nell’uscire vorrei poterti salutare

come bambina nel cortile

Nel fiato corto di un gioco a prendersi

Senza una sedia ad aspettarmi


Federica Galetto nasce a Torino nel 1964 dove completa i suoi studi ad indirizzo linguistico. Scrive da anni sul web, dove la sua poetica è conosciuta con la firma di Federica Nightingale.

La sua prima opera pubblicata è un racconto per Mondadori (1993) a seguito di un concorso promosso dall’Editore (Chiama quando vuoi – Racconti di passione d’amore). Molte le pubblicazioni di sue poesie e racconti su siti letterari e blog a tema, su antologie edite in Italia e all’estero. Traduttrice, appassionata di lingua inglese e tedesca, scrive su un blog letterario “La stanza di Nightingale” sul quale pubblica testi poetici di autori contemporanei italiani e stranieri, che traduce personalmente.

Attualmente vive in Piemonte, in un piccolo villaggio del Monferrato. Lavora come assistente presso la scuola elementare locale, insegna lingua inglese ai bambini.

Scorrono le cose controvento è la sua opera prima di poesia.

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